La comune umanità in autobus“Ogni posto di questo aereo è dotato di una cintura di sicurezza che deve essere indossata mentre l’apposito indicatore è acceso. Osservate come agganciare, regolare e sganciare le cinture di sicurezza. Per la vostra sicurezza, vi invitiamo a tenere le cinture allacciate per tutto il tempo in cui siete seduti”.
Francesca non vede l’ora, tra meno di dodici ore sarà a New York City. “Signorì, si segga, mi faccia un favore, mi racconti qualcosa durante il viaggio”.

Rosalba presume che sarà a Roma tra meno di dodici ore a meno che… l’autista dalle forti braccia interrompe i miei pensieri espressi ad alta voce: “a meno che non ci sia traffico”.
Perché viaggiare in autobus? Perché? Una madre vorrebbe, dovrebbe saperlo.
Perché è bello ritrovarsi improvvisamente al buio, vedersi interrompere il collegamento a causa delle gallerie, mentre una madre continua a chiedere “perché?” dall’altra parte del telefono.

Paolo BorsellinoIl 19 luglio di 19 anni fa moriva Paolo Borsellino. Un semplice magistrato finché era in vita, un eroe da quando è morto, come se quella strage avesse dato valore a tutto il suo lavoro: se la mafia ti ha ucciso, allora forse stavi facendo la cosa giusta.

E invece no, non è così. Paolo Borsellino era un eroe già prima di morire, tanto quanto Giovanni Falcone e tutti gli altri magistrati di Palermo. Tanto quanto chi questo lavoro lo fa adesso, tanto quanto chi lo farà.
Anzi no, non è neanche così, perché chiamarli eroi è solo una giustificazione alla nostra piccolezza. Le persone trovano un alibi per la loro omertà, per il loro silenzio, dicendo che chi non sta zitto, chi combatte è un eroe e con questa scusa continuano la loro esistenza senza alzare mai la testa, perché loro non sono eroi e gli fa comodo.

AbramoGuardo la nonna. “Il seno di Abramo”. Il seno, ripeto. “Il luogo della comunione con Dio, al di là della morte, il luogo della consolazione, il seno di Abramo, scandisco, accoglie tutte le anime dei figli”.

“Si sono impossessati del seno, nonna”.

Abramo, il primo patriarca che affittò al faraone, a tempo indeterminato, sua moglie Sara. In cambio del favore, il patriarca ricevette “greggi e armenti e asini, schiavi e schiave, asini e cammelli” e divenne un ricco mercante. Sara, lei che diede alla luce il sorriso di Dio (Isacco), il suo unico figlio. Improvvisamente mi vedo sventolarmi un indice in faccia, quello del patriarca.

Grattacieli e soleUltimamente vanno di moda le lettere aperte, quelle sincere, col cuore in mano, con i pensieri migliori e profondi che vengono spinti fuori dalla forza del volerli esprimere. Ci provo anch’io.

Sin da quando ero piccolo ho sempre apprezzato gli insegnamenti, i modi di fare e lo stile di vita dei miei nonni, lavoratori modesti ma di grande dignità, che mi hanno permesso, anche con la collaborazione e la continuazione dei loro sforzi da parte dei miei genitori, di vivere una vita che definisco sempre al di sopra dei miei reali bisogni, anzi di quelli che ritengo i bisogni “normali” di una persona: avere diverse televisioni, pc, macchina, poter studiare senza borse di studio e sostegni vari fuori dalla mia regione. Uno straordinario regalo che nulla ha a che vedere col mio merito personale.

burattiniDifficile recitare il tuo copione in una rappresentazione senza sceneggiatura. Arduo, molto arduo, incarnare il futuro in un periodo che al futuro non affida alcuna speranza.

Faccio parte di una generazione che ha visto solo caroselli informi, colorati e accecanti avvicendarsi anno dopo anno, lustro dopo lustro, decennio dopo decennio. Faccio parte di una generazione cresciuta a pane e disillusione, ovattata nell’infanzia da garofani rossi e soli nascenti, manipolata in una prima adolescenza sismica, che ha visto sgretolare certezze e granitiche istituzioni cinquantenarie.

Una generazione nata al tramonto e vissuta a notte fonda; una generazione che ha imparato e metabolizzato il folle brancolare nel buio dovuto alla cosiddetta flessibilità di mercato; una generazione triturata sotto l’inarrestabile marcia del liberismo sfrenato che ha prodotto la disgregazione di coinvolgimenti e passioni, che ha ristretto l’identità del singolo in una massificazione di individui presuntuosi e terribilmente uniformati verso l’effimero.

Amicizia tra donne

Dopo una lunga giornata trascorsa fuori casa, due ragazze, probabilmente sorelle, si ritrovano in camera loro; sono distese ognuna sul proprio letto. Dopo attimi intervallati da sospiri e sbadigli si voltano l’una verso l’altra, si guardano in viso e ridono, prima piano, poi sempre più forte fino a ridere a crepapelle.

Le due sorelle non ridono per qualcosa di concreto, il loro riso non ha oggetto, il fatto di esserci provoca gioia: l’essere che gioisce perché “è”.

Questo è l’incipit del “manifesto della gioia”, scritto da Annie Leclerc, una filosofa e militante femminista francese. La jouissance, che è dolce, onnipresente e continua. Per la donna, tutto è un piacere: anche mangiare, bere, orinare, defecare, toccare, udire, o semplicemente esserci.

Vivere significa farsi sentire, far valere le proprie motivazioni, manifestare, rivendicare un’autentica libertà.

L’ho detto, scritto e ripetuto decine di volte. Se c’è una costante nella storia culturale e politica della Repubblica italiana è l’illusione, arrogante e patetica, che esista una “Italia migliore“, purtroppo minoritaria, oppressa e calpestata da un’Italia maggioritaria implicitamente (a volte nemmeno tanto implicitamente) definita “peggiore”. La sinistra italiana campa di questo.
Nichi Vendola è solo l’ultimo comunista a girare il paese predicando il verbo dell’Italia migliore. Il Vangelo secondo Lenin declamato dal presidente della Puglia è un disco rotto di metafore senza capo né coda, di cattolicesimo conservatore e moralista unito a una dottrina sociale da fine Ottocento in cui il “focolare” e la “filastrocca“, nostalgia di un passato mai vissuto, sono i totem della mancanza di idee, di novità, di capacità. Vendola, profeta in patria, va sulla terza rete della tv di regime e declama, davanti al come sempre servilissimo Fabio Fazio, quanto la sua “Italia migliore” sia davvero migliore dell’Italia peggiore.

Bandiera PdCaro Partito Democratico,

per alcuni, come per me che ti scrivo, la tua nascita significava novità, cambiamento, o per lo meno un vago sentore di un partito nuovo, piuttosto che di un nuovo partito, che voleva cambiare, e non trascinarsi dietro vecchie e pesanti eredità. Un partito che doveva sentirsi nuovo. Novità e cambiamento erano le due parole chiave.

Questo potevi essere, nelle intenzioni: questo dovevi essere. Ma questo sei stato?

capodanno 2011Bene ci siamo, preparate spumante e lenticchie, cotechino e zampone e gettatevi nel nuovo anno. Prima però proviamo a fare un breve riassunto dell’anno appena finito, proviamo insomma a riassumere in poche righe ciò che il 2010 lascerà agli annali.

Il 2010 è l’anno del terremoto di Haiti, della crisi umanitaria dell’isola, della fuoriuscita del mare nero di petrolio dall’oceano messicano, dell’Europa paralizzata a causa dell’Eylreig… Eyjaikasf… Eyjafjallajokull!

WikileaksLo scandalo che circonda il sito web Wikileaks è una provocazione alla libertà di stampa e alla democrazia. È naturale che ci stupisca il tipo di informazioni che alcuni politici ricevono da altri. Ad un altro livello, è più che interessante scoprire dai documenti segreti rivelati sul sito come alcuni paesi arabi si aspettano che Gli Stati Uniti e Israele fermino il programma nucleare iraniano e come la Cina habbia tolto la mano protettrice dalla Corea del Nord, permettendo l’approccio tra i due paesi della penisola coreana.

  

 

Di solito presto poca attenzione alle pubblicità. Sbaglio, lo so. Questa però non mi è sfuggita e sinceramente non sono riuscita a mandarla giù.

Adesso, facciamo finta di non riconoscere nessun volto noto. Si vede un uomo con la tuta: un allenatore, forse, nell’intento di spiegare ai propri giocatori un probabile schema di gioco. Su uno schermo appare un uomo che sta baciando sulla guancia una donna. Che c’entra con lo schema?

«Nell’uno contro uno – esordisce il mister – vi voglio decisi». Un ragazzo in primo piano annuisce.

«Evitate entrate ruvide per non rovinare la prestazione», continua. Ma la battuta più squallida arriva da uno dei giocatori: «Ho capito mister: l’importante è buttarla dentro». Di quale gioco stanno parlando?

Il fatto che noi riconosciamo il volto di Clarence Seedorf, giocatore di calcio del Milan, ci trae in inganno perchè non diamo il giusto peso alla pubblicità. Molte persone infatti ridono guardando la pubblicità. È un non sense.