È recente la proposta del viceministro alle finanze Adolfo Urso di inserire all’interno della scuola italiana l’insegnamento della religione islamica, una proposta che ha ricevuto un ampio accoglimento sia da parte della maggioranza che dell’opposizione. Una proposta, questa, che è stata avanzata con lo scopo di favorire l’integrazione dei cittadini extracomunitari di credo islamico.

Immediate sono state le reazioni in entrambi gli schieramenti: in particolare sono da registrare il secco no della Lega Nord, dell’UdC e di una parte dello stesso Popolo delle Libertà. Ma anche all’interno del Pd si sono registrate delle spaccature.

L’accoglimento bi-partisan si è invece avuto da parte del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, e da parte di Massimo D’Alema. Ma qual è stato, realmente, il motivo scatenante la polemica?

Il problema è dato, aldilà delle solite polemiche sterili alle quali si sono abbandonati gli esponenti leghisti, da un discorso di natura tecnica. Ci sarebbero infatti forti dubbi su chi dovrebbe insegnare la religione islamica all’interno della scuola pubblica. Si temono infatti infiltrazioni di matrice terroristica all’interno delle strutture scolastiche.

Come sappiamo, nelle scuole italiane viene insegnata quella che è la religione cattolica, e in misura minore altre religioni quali l’ebraismo e quella valdese, ma nel caso dell’ebraismo sono direttamente le comunità ebraiche a pagare i professori, avendo firmato con il governo un accordo in merito.

Nel caso di un eventuale insegnamento della religione islamica, non si saprebbe a chi far firmare un analogo accordo. La cosa potrebbe lasciare un po’ perplessi, visto che in Italia è presente l’Ucoi, che è l’unione delle comunità islamiche e che potrebbe essere il soggetto adatto alla stipula dell’accordo.

Alle polemiche per il no si è unita la Chiesa per voce della Cei, dichiarando che l’insegnamento della religione islamica non favorirebbe l’integrazione dei cittadini extracomunitari, ma che al contrario contribuirebbe ad aumentare la divisione che c’è tra italiani e non. Infatti – secondo la Chiesa – non si favorirebbe la conoscenza di quelle che sono cultura e tradizione del nostro Paese.

Qui – mi permetterete una critica – ritengo che la cultura sia quella data dalla letteratura e dalle scienze, non dalla religione, che è ben altra cosa rispetto alle precedenti citate materie. Non vedo nulla di male nel garantire l’insegnamento della religione islamica (chiaramente sotto un preciso controllo da parte del Ministero dell’istruzione), dato che è cosa già praticata con altre religioni.

Questa potrebbe essere un’opportunità irripetibile per rendere questo Paese al passo con una vera e propria integrazione che sia piena e forte.