Cara Lule,
(nome proprio di persona o di cosa, singolare, ma in realtà tu Lule sei un fiorito universo molteplice femminile arberesh) ti sono venuta incontro tante volte con un sacco di volantini in mano, te ne ho dato uno, ricordi? Forse ci siamo scambiate il numero di telefono, forse abbiamo avuto poco tempo per parlare di persona. Mi hai guardato un pò incuriosita, un pò diffidente, un pò divertita, una volta ho notato che hai accelerato il passo quando mi hai vista, ti ho lasciata scappare,
un’altra volta mi hai salutata di fretta fingendo di avere un appuntamento importante, magari ce l’avevi davvero.

Ho scelto la forma scritta perchè mi riesce bene, perchè è bello come scorrono i tuoi occhi lungo il rigo, perchè forse è più immediata la parola scritta e si dicono più cose in poco tempo, non so forse scrivo per raggiungerti in fretta, sul tuo computer, sulla tua bacheca di facebook. Mi piacerebbe che tu prendessi questa lettera come un inizio di dialogo tra noi, mi piacerebbe che tu, vedendomi in giro, che ne so, da Paolo, il fruttivendolo, mi dicessi: ”Sai, ho letto la tua lettera, penso questo e quest’altro.” Mi piacerebbe discuterla con te, se vorrai.

Ti scrivo per spiegarti, perchè , secondo me, è necessario sorellizzare Piana, perchè credo sia importante creare una rete di relazione tra donne che si dicono sorelle nelle idee e nella conquista concreta di esse. Innanzitutto è bello e salutare sorellizzare, perchè si scopre quanto è importante e arricchente condividere, scambiare le proprie esperienze intellettuali, soprattutto sentimentali, metterle sul tavolo, possiamo anche tenerle sospese in aria, se vuoi, analizzarle in volo, come fa una farfalla, in modo leggero ma non per questo superficiale, sincero ma non per questo buonista, rivalutare senza fretta il mondo che ci circonda, per capirlo in profondità, per viverlo meglio.

E’ straordinario accorgersi che c’è un altro essere che mi è affine, che non ha nessun altro scopo che essermi amica e crescere insieme a me, perchè siamo simili più di quanto l’anagrafe e la scheda elettorale vogliano farci credere. E’ giusto sorellizzare per difenderci l’un l’altra, per evitare queste conversazioni insolenti.

”Allò, che cosa hai detto a Marianna? ripetilo, se hai il coraggio, ti rompo la faccia, brutto figlio di p…”
”Non le ho detto nulla, compà, solo che era carina.”
”Non è vero, le hai detto che sembrava vestita come una ”pulla” (prostituta), stai attento a come parli di mia sorella, delle altre puoi dire ciò che vuoi, ma di lei no, l’ha presa malissimo, quando sono arrivato a casa mi ha fatto na’ testa tanta”

Credo fortemente che non dobbiamo più delegare la nostra sicurezza fisica e affettiva ai nostri fratelli, ai nostri fidanzati. La nonna Rosa mi dice spesso, per scherzo (mica tanto!): ”stai attenta alle tre C: cugini, compari, cognati! ” Quello che mi importa maggiormente è partire dalla solidarietà femminile, mi interessa scoprire a quali persone posso appoggiarmi per trovare la forza di allontarmi da altre, per non rimanere sola. Lule, non mi piacciono le categorie, i ruoli, i luoghi comuni ma ce li affibbiano per forza di cose, siamo l’una o l’altra, siamo le alternative, le fidanzate, le fighe, le single, le sfigate, le secchione, le spice girl, le lady gaga, le madonne, le zitelle, quelle di sinistra, quelle di destra,
quelle di centro, quelle che pensano solo al salotto. A volte per essere identificate si inventano pure le somiglianze con gli animali.

”Cammina come un’oca, ride come una gallina, mangia come una porcellina, è una gatta morta ”

Perchè non ci chiedono mai come sei, come vuoi essere? Perchè pretendono di sapere quello che siamo in base a chi ci accompagniamo, in base a come vestiamo. E tu Lule, te lo chiedi mai chi sei? Io spesso e a volte non mi accontento della risposta.

Dobbiamo unirci, presto, perchè è necessario ritrovare noi stesse, riconquistare degli spazi a Piana, ho pensato alla piazza Vittorio Emanuele, è invasa da circoli maschili. Le panchine sono sempre occupate da esseri umani di sesso maschile di età compresa tra i 60 e gli 80 anni, non che io abbia qualcosa contro di loro, ma io vorrei che questo spazio vitale fosse riconquistato da tutte noi, che ritornasse ad essere luogo di incontro e non solo di passaggio. La piazza è una parola astratta singolare perchè non renderla concreta costituendo un circolo femminile, un universo molteplice di vita arberesh.

Che ne pensi, Lule?