Fini candidato alla segreteria del Pd
Scritto da Loris Lazzaro e Nicola Mente Giovedì 27 Agosto 2009 16:00
La notizia aleggiava nell'etere già dalle prime ore dell'alba, e le voci cominciavano a diffondersi tra gruppi di volontari e di spazzini comunali che stavano allestendo l'area riservata al democratic party del capoluogo ligure. Unico rappresentante invitato dell'attuale governo, quello di Gianfranco Fini doveva essere un incontro di cortesia. Invece l'attuale Presidente della Camera è stato artefice dell'evento che cambierà radicalmente la storia del giovane partito del centro-sinistra, e probabilmente dell'intero Paese.
Durante l'intervento di Fini, tutto il pubblico riformista sembrava quasi rapito e ossequiosamente assorto. Il candidato del Pd non si è risparmiato nello spiegare i motivi del suo clamoroso cambio di rotta: "con il tempo mi sono reso conto che gli ideali abbracciati lungo questo trentennio di vita politica stavano venendo meno. È emersa una mia assoluta incongruenza, non solo con gli alleati del centro-destra, ma con i miei stessi compagni di partito. Inoltre, mi sono accorto che una coalizione così non può andare lontano, influenzata com'è dalle ingerenze di un uomo che vuol fare di un polo liberal-democratico la sua azienda personale".
L'intervento sul palco, durato quasi un'ora, ha visto spaziare il neo candidato dal tema dell'immigrazione ("dico no alle politiche razziste di Lega e Pdl"), a quello del bio-testamento ("dall'altra parte - ha aggiunto l'ormai ex Presidente della Camera - in questi mesi, durante i quali ho maturato la mia scelta, ho notato come manchi in questo Paese una valida controparte alla coalizione di centro-destra, un polo realmente riformista che si discosti sia dai valori rinsecchiti del comunismo, sia dalla pericolosa ingerenza cattolica. Rimango comunque un uomo di Chiesa, ma ritengo necessaria una scissione definita tra Vaticano e politica"), fino ad arrivare a quello delle gabbie salariali, tanto odiate dai salariati del dimenticato sud.
Il tutto condito dal trasparente entusiasmo della platea e il visibile sgomento dei leader presenti sul palco. Alla fine, Fini è stato salutato da uno scrosciante applauso da tutta la platea unita, illuminato dai flash dei fotografi e circondato da decine di giornalisti.
Le reazioni dell'arco parlamentare non si lasciano attendere. Pierferdinando Casini, leader UdC, afferma: "con la possibile vittoria di Gianfranco Fini, si aprono nuovi scenari per la politica e un'alleanza col centro-sinistra potrà divenire possibile. Bisogna però chiarire e verificare le sue parole riguardo ai rapporti con la Chiesa".
Massimo Donadi dell'IdV commenta: "finalmente il Pd ha trovato quel leader forte che attendeva dalla nascita. Con Gianfranco Fini ci sono forti segnali d'intesa che potrebbero portarci a dare il nostro appoggio, sia in Camera che in Senato, alle proposte del Pd".
Umberto Bossi, intervistato a Varese, si dichiara "pronto a bastonare anche Fini" che - a detta sua - "ha scelto il cavallo malaticcio e perdente. A questo punto gli consiglio un buon analista".
Il capogruppo al Senato del PdL, Maurizio Gasparri, è invece molto duro e aggressivo: "Fini ci ha ingannato, ha sottoscritto impegni che non ha mantenuto, ha mentito e ostacolato l'azione di governo fin dal suo insediamento. Chiederemo un indagine parlamentare a riguardo".
Claudio Fava di Sinistra e Libertà si dimostra cautamente entusiasta: "con Fini candidato al Pd potrebbero aprirsi nuovi scenari. Sicuramente è un uomo politico di grande esperienza ed è il leader carismatico che tutti si aspettavano. Certo, in pochi avrebbero creduto che ce lo saremmo dovuti andare a pescare dall'altra parte. Sinistra e Libertà ora valuterà una possibile alleanza, certamente però non a priori e neanche a scatola chiusa".
Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, sorride a metà: "il passato di Fini non si cancella con un colpo di spugna, noi continueremo a correre da soli, limitandoci ad appoggiare il Pd solo localmente".
Massimo D'Alema, che inspiegabilmente ha mancato il suo intervento, raggiunto dai giornalisti non ha voluto rilasciare dichiarazioni, ma un suo assistente ha lasciato trapelare che non è affatto entusiasta dell'exploit finiano.
Dario Franceschini spiega: "ora potrò tranquillamente farmi da parte, non ho più nulla da dare alla causa del Pd. Questo è un giorno molto importante per il partito, spero solo che non emergano le solite, stupide questioni destabilizzanti".
Niccolò Ghedini, raggiunto telefonicamente dal Tg4, parla a nome del Premier: "Fini si è dimostrato un corruttibile, si è lasciato ingannare dalle oscure trame delle sinistre. Avvieremo azioni legali nei suoi confronti e nei confronti di quanti lo seguiranno in questo esodo".
Ora gli scenari sono radicalmente cambiati e il Paese aspetta il grande scontro delle prossime regionali e, ancor prima, il movimento dei vari schieramenti in seguito a questa clamorosa "rivoluzione trasformista".
Che anche il Premier, un giorno, possa riscoprire la sua anima bolscevica?


