Nicola: Davide, Die Brücke oggi compie un anno. Un giorno qualunque la mia vita ha incrociato casualmente questo progetto: è curioso come a volte sia sufficiente una coincidenza per far nascere qualcosa di importante. Com'è stato il tuo incontro con questa realtà?


Davide: è stato decisamente casuale. Mi sono imbattuto sulla rete in un articolo interessante di Alessandro Natale, sono finito su diebrucke.it e ho cominciato a leggere gli articoli che venivano pubblicati. Poi, non ricordo bene perché, ho deciso di scriverci anch'io ed eccomi qua, cercando di dare il mio contributo a questo progetto che reputo estremamente interessante.

Nicola, qual è la tua idea di Die Brücke?


Nicola: considero Die Brücke una delle realtà più interessanti di tutta la rete. È decisamente innovativa l'idea di pensare a un web journal "fatto" da giovani giornalisti (o aspiranti tali), ed è ancora più stimolante l'idea di essere svincolati da ogni contesto di linea editoriale. Di questi tempi è molto raro riuscire a leggere tra le righe di un qualsiasi articolo la libertà di pensiero.

Credo che la rete sia una delle poche, reali, grandi risorse che la nostra coscienza ha a disposizione, e sono molto fiducioso nel progetto. Certo che è una realtà - quella di Die Brücke - che mi auguro che cresca col tempo e che diventi sempre più uno strumento valido di reale informazione: gli scenari futuri sono alquanto promettenti, non trovi?


Davide: sì, Die Brücke ha indubbiamente ottime potenzialità di crescita, ma secondo me corre due rischi gravi: da un lato quello di diventare (o restare) schierati politicamente e culturalmente, dall'altro quello di trasformarsi in una nuvola senza direzione.

Mi spiego meglio: la maggior parte degli articoli di Die Brücke finisce quasi inevitabilmente per cadere nelle categorie limitate che la politica italiana impone al dibattito pubblico. Anche senza schierarsi apertamente nel campo antiberlusconiano, è quella l'atmosfera che troppe volte - a mio parere - si respira.

D'altra parte, la sacrosanta libertà di pensiero - che è uno dei fondamenti del progetto ed è irrinunciabile - non dovrebbe portare la redazione a polemizzare più all'interno che all'esterno: un progetto come il nostro farebbe più breccia se fossero stabiliti obiettivi comuni e anche dicendo dei "no", non solo un vuoto e retorico "sì" a chiunque voglia esprimere ciò che gli passa o non gli passa per la testa. L'impatto di una lancia è più forte di quello di una rete.

O sbaglio?


Nicola: assolutamente d'accordo sull'atmosfera che si respira in alcuni articoli, tant'è vero che sarei molto contento se scrivessero sul giornale anche redattori di diverse idee politiche (già noi siamo abbastanza "variegati"): la polemica, quella costruttiva ovviamente, a mio parere può venire sia dall'esterno che dall'interno, anche se ovviamente dovrebbe essere meglio indirizzata.

È ovvio che si deve migliorare e il miglioramento - a parer mio - è una prospettiva abbastanza scontata: la volontà di far breccia come fa breccia una lancia credo sia prerogativa di ognuno di noi. Credo che dopo un solo anno di attività le cose siano migliorate, come penso che il tempo darà a tutti noi una giusta dimensione per riuscire a collocare e a indirizzare il progetto verso un grande e autentico serbatoio pluralista, informato, e soprattutto libero. Die Brücke credo sia un'ottima breccia, va solo ben sfruttata. Molti di noi redattori hanno idee differenti, ma un intento comune: riuscire a dare all'informazione una dignità - ahimè  - ormai perduta da tempo.

Tra un anno potremmo essere qui a festeggiare qualcosa di veramente importante, ancora più importante di quello che oggi stiamo vedendo e commentando. O almeno me lo auguro.


Davide: è la speranza di tutti, e sono sicuro che abbiamo ottime possibilità di realizzarla.

Nicola, cosa c'è dopo Berlusconi?


Nicola: sicuramente non molto, a mio parere. Purtroppo va cambiato molto, da un punto di vista culturale. Sai bene che sono abbastanza scettico e piuttosto decadente. Il degrado della politica, con coscienza politica annessa, è evidente. Tutto sta assumendo le sembianze di un grande show televisivo, con l'unico effetto di tenere l'elettorato piuttosto lontano dai problemi reali di questo Paese.

È per questo che il web deve fornire una valida risorsa informativa, una specie di collante teso a rinsaldare le crepe esistenti tra il gioco di forze politico e la gente comune. O almeno provarci.


Davide: la mia parentesi, infatti, non era casuale. A schiacciarci sulla stupida, vecchia e insignificante contrapposizione di cui tutti siamo vittime da quindici anni tra berlusconiani e antiberlusconiani si corre il rischio, o meglio si ha la certezza di rimanere vuoti, senza originalità, senza sbocchi futuri.

Cosa c'è dopo Berlusconi? Niente, se non usciamo dalle gabbie in cui amiamo tanto rinchiuderci. Tutto, se siamo capaci già da oggi di porci al di fuori della guerra civile politica e soprattutto culturale in cui siamo caduti.

Die Brücke deve essere il nostro ponte verso il futuro e la stessa immagine del ponte, cui il titolo del nostro progetto fa riferimento, rende benissimo l'idea: un ponte verso il futuro, sui pilastri dell'innovazione, del coraggio, della rottura con le forme tradizionali.


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