Intervista a Mirko Pagliai
Scritto da Stefano Di Bucchianico Lunedì 26 Ottobre 2009 19:38
Mirko Pagliai è uno dei fondatori di Die Brücke e dall'ottobre 2008 svolge il ruolo di direttore all'interno della redazione. Stefano Di Bucchianico lo ha intervistato per il primo compleanno del progetto.
Caro Mirko, non ho volutamente menzionato cosa sia Die Brücke, perché vorrei che iniziassi tu a descrivere questo progetto che state portando avanti. Di cosa si tratta?
"Il progetto è nato lo scorso ottobre. Quella estate, tra alcuni degli attuali redattori, si pose il problema di trovare uno strumento di espressione che fosse all'altezza delle nostre esigenze: a disposizione di tutti, rispettoso della pluralità di pensiero, senza requisiti di partecipazione, indipendente, facilmente accessibile. Poiché la ricerca si rivelò infruttifera, decidemmo di procedere con la creazione in proprio di quello strumento, ispirandoci appunto alle nostre esigenze. Possiamo dire - in questo senso - che il progetto è nato inizialmente nell'interesse di coloro che, nel corso di quest'anno, hanno avuto la possibilità e l'interesse di scriverci.
Poi, proprio perché il progetto è sempre stato aperto a tutti, potendo così invertire costantemente le posizioni del redattore e del lettore, si è delineato anche l'interesse che riguarda il lettore: disporre di un'informazione alternativa a quella canonica. «Alternativa» non come «sostituiva», ma «aggiuntiva».
Volendo arrivare a una sintesi, penso a Die Brücke come ad un esercizio libero dell'articolo 21 della Costituzione, nonché un valore aggiunto al panorama informativo italiano".
Hai parlato della ricerca di uno strumento compatibile con i vostri progetti, ma cosa vi ha portati a lanciare questo progetto? Passione per il giornalismo, semplice voglia di un hobby, o cos’altro?
"Si parlava appunto di uno strumento di espressione e non è possibile tracciare un limite a questa «espressione» di cui parliamo, perché è il progetto stesso a non averne. Ogni redattore partecipa a partire da un proprio interesse, un interesse che necessita di uno strumento simile per vedersi realizzato.
Per quel che mi riguarda personalmente, si tratta innanzitutto di una mia passione - quella per l'informazione in genere e precisamente per il giornalismo -, oltre che di un esercizio, visto che è in questo settore che vorrei realizzare la mia carriera professionale".
Anche se è presto per tracciare bilanci ben definiti, un anno è una meta sicuramente importante e significativa. Cosa pensi a proposito del lavoro svolto e di ciò che è stato fatto in questo primo periodo?
"Un anno di vita è certamente insufficiente per un progetto come il nostro, che vuol porsi degli obiettivi molto ambiziosi e - soprattutto - da realizzare a lungo termine. È però sufficiente per una prima stima circa non tanto il progetto nella sua complessità, ma piuttosto la bontà della precisa strada intrapresa.
E sotto questo punto di vista il giudizio non può che essere positivo, se consideriamo l'apprezzamento ricevuto dal pubblico, la nostra soddisfazione per il lavoro svolto e da svolgere, i continui riconoscimenti che ci vengono indirizzati.
La questione principale da valutare in questo contesto riguarda le numerose potenzialità che il progetto offre e che verranno attualizzate prossimamente: avremo ancora modo di migliorarci e riusciremo ad offrire ancora di più. Questo è stato solo un inizio".
Fino ad ora come avete portato avanti questo esercizio dell'articolo 21 di cui parli? Di cosa cioè vi occupate principalmente ed in che modo?
"Il diritto di «manifestare liberamente il proprio pensiero» - proprio come recita l'articolo 21 - è un pre-requisito da soddisfare se il Paese vuol davvero definirsi civile e libero. Certamente i diritti fondamentali sono tanti e tanti altri, ma bisognerebbe capire come ognuno di essi trovi la proprio legittimazione solo nell'insieme complessivo dei diritti. Ogni diritto, insomma, è indispensabile e premessa degli altri diritti. Noi - da parte nostra - ci occupiamo precisamente dell'articolo 21 della Costituzione.
L'intero mondo occidentale (Italia compresa) può vantarsi di aver raggiunto un ottimo risultato durante lo scorso secolo: oggi questo diritto è ovunque egualmente riconosciuto e tutelato. Tuttavia questa condizione non è ancora sufficiente, il riconoscimento e la tutela di un diritto fondamentale rappresentano sì un traguardo importante, ma trovano un senso solo ad esse seguono delle misure tali da permettere al cittadino la piena possibilità di esercitare il proprio diritto, rimuovendo di volta in volta le eventuali limitazioni che si dovessero creare. Riconoscimento e tutela dovranno essere a prescindere, le condizioni per l'esercizio dovranno venire a posteriori, nel mezzo l'essere umano forte del suo diritto.
Questa è la relazione tra Die Brücke e l'articolo 21: il primo è un mezzo, uno tra tanti; l'esercizio del secondo è il fine. Offrendo uno spazio libero e liberamente accessibile a tutti, si offre innanzitutto la possibilità di esercitare quel diritto".
A proposito delle potenzialità che hai intravisto in questo primo anno di vita, come pensi che Die Brücke possa andare avanti e svilupparsi? E soprattutto, attraverso quali vie e quali nuovi progetti, se ne avete?
"L'obiettivo principale - che poi è quello per il quale il progetto è nato - è la riduzione della distanza (fisica, ma anche e soprattutto avvertita a livello mentale) che intercorre tra redattore e lettore, arrivando col tempo ad annullarla e a vedere coincidere queste due realtà. Significa mettere l'uno nella possibilità di assumere la condizione del secondo, e viceversa. Questo si chiama giornalismo partecipativo.
Tra i tanti, altri obiettivi secondari, due in particolare - a mio modo di vedere - sono essenziali per il senso del progetto: estendere la proprietà materiale del progetto all'intera comunità del web e privilegiare l'approfondimento tecnico alla narrazione della cronaca - per quanto riguarda la stesura degli articoli.
Certo, poi c'è l'interesse ad estendere la redazione, ad aumentare il numero delle pubblicazioni quotidiane, all'offrire nuovi servizi di interazione con il pubblico, ma questo è scontato. Chi ci segue avrà già avuto modo di vedere dei miglioramenti in questo senso".
In generale, credi alla rivoluzione del modo di informare che siti come Die Brücke cavalcano? Ossia pensi che questo, oltre al già ottimo proposito di portare valore aggiunto nella vita delle persone, possa realmente cambiare la società in cui viviamo, o quantomeno migliorarla in qualche modo?
"Io vorrei prendere le distanze da molti di questi fenomeni. Die Brücke è un'altra cosa, sia per il metodo, sia per le ambizioni. L'informazione che realizziamo non ha finalità di parte, né vuole averne: semplicemente, è spassionata. Abbiamo poco in comune da questo punto di vista.
Molto spesso, nella maggior parte dei casi, si tratta solo di populismo e di demagogia, nulla di più. Questo - chiaramente - non è il valore aggiunto di cui parlavo prima. Reputo questi fenomeni assolutamente inutili, se non persino nocivi per il Paese, nonostante dietro ci siano impegno e risorse di molti che meritano comunque un apprezzamento non indifferente. Tra l'altro, noi non cavalchiamo nulla, semplicemente facciamo ricorso alle enormi potenzialità offerte dalla rete.
Comunque non è possibile generalizzare, nel complesso bisogna dire che il futuro dell'informazione sarà tutto su internet. Questo è quello in cui credo, l'informazione delle rete non potrà che giovare alla vita della comunità".
Per concludere, ti lascio un commento, un pensiero o un proposito su Die Brücke per i lettori.
"Vorrei solo cogliere l'occasione per ringraziare le lettrici e i lettori. È vero che abbiamo messo del nostro nel progetto, ma sarebbe stato inutile senza il loro interesse, che viene prima di tutto. È merito loro se esiste questo progetto e se ho avuto occasione di poterlo dirigere. Per cui, a loro vanno i miei più sinceri ringraziamenti.
Per quanto riguarda i colleghi redattori, invece, vorrei esprimere un apprezzamento circa l'esperienza condivisa: è stato piacevole lavorare al loro fianco, di questo sono loro grato".


