Quattro chiacchiere con Mirko Pagliai
Quattro chiacchiere con Mirko Pagliai, III
Scritto da Mirko Pagliai Domenica 08 Febbraio 2009 07:09
Quattro chiacchiere con Mirko Pagliai, parte III.
Ovvero: 2013, medici poliziotti, Corale e Recitativo, violenza sulle donne.
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2013: Silvio Berlusconi è ormai alla fine del suo mandato, ma i sondaggi lo danno come vincitore anche per la prossima legislatura. A partire dalla prossima settimana, se tutto andrà bene, assorbirà anche i poteri del Presidente della Repubblica - un presidenzialismo alla francese, insomma -, mandato di 7 anni e nessun vincolo per una futura ricanditatura. È stata una modifica costituzionale doverosa: non si può tollerare la presenza di più profeti, il profeta è uno solo.
La vittora mi sembra giusta, dopo tutto non abbiamo mai raggiunto un simile benessere collettivo.
Ormai abbiamo reality ventiquattro ore su ventiquattro, su tutti i quindici canali della Raiset. Nel tempo libero, insomma, abbiamo solo l'imbarazzo della scelta; la scuola è stata finalmente abolita, non se ne poteva proprio più, ho sempre sperato che i miei figli non dovessero vivere le stesse agonie cui io sono stato sottoposto. A guardare al passato, a quando perdevamo insensatamente tutti quegli anni a discapito del nostro divertimento, sembra di essere appena usciti dal medioevo. Finalmente, un po' di sana civiltà; abbiamo abolito tutte le bigotte procedure di legiferazione e le inutili limitazioni della materia, che rallentavano solo il progresso. Basterà la firma del Presidente per legiferare. Un'equipe scientifica ingaggiata dal governo, inoltre, promette che in pochi anni sarà pronta una macchina capace di trascrivere i pensieri del Cavaliere nello stesso momento in cui vengono concepiti, così da poter avere le leggi in tempo reale. Senza contare che, nei momenti in cui il Sommo non è impegnato nel suo lavoro, con la stessa macchina potremo sapere qualche interessante apprezzamento sulla nuova show-girl di turno. Se poi è proprio necessaria una discussione tra le parti su un nuovo disegno di legge, verrà concessa la delega a Porta a porta; il reato di opposizione è stato ufficialmente approvato. Dopo tutto, vorrei vedere voi come fareste a lavorare se il collega di ufficio ha sempre da ridere su quello che state facendo, sopratutto se quello che state facendo è nell'interesse di tutti. Qualsiasi persona di buon senso lo capirebbe; il libero pensiero, allo stesso modo, è stato riconosciuto come reato penale. Purtroppo c'è sempre qualcuno che pensa male, e non si può tollerare l'irriconoscenza per chi lavora pensando a noi; grazie a Dio, il cristianesimo è diventato religione di Stato. Non si poteva fare diversamente, qualcuno si ostinava a pensare che la vita non appartienga alla Papa (seconda carico dello Stato). Blasfemi. E così, almeno, chi si masturba finirà all'inferno. Era diventata una situazione davvero insostenibile; vogliamo poi parlare di come è stato capace di contenere l'epidemia di peste scoppiata lo scorso anno? Non è stato semplice, un'altra persona non ci sarebbe riuscita, è stato necessario dispiegare un numero ingente di forze armate e dimostrare tanto, tanto coraggio. I comunisti, i froci, i negri, i musulmani, gli atei e gli handicappati non si volevano mica far catturare tanto facilmente, hanno opposto una bella resistenza! Fortunatamente, le buone intenzioni del Nostro, alla fine, hanno prevalso.
Io mi sono convertito qualche anno fa.
Da giovane non capivo niente, non sapevo apprezzare gli sforzi di quell'uomo, criticavo solo per il gusto di farlo. Lui, però, è stato clemente, mi ha capito, ha capito la mia buona fede. E alla fine mi ha concesso la grazia. E il suo personale perdono, proprio al tempio di Arcore.
Ha letteralmente salvato la mia vita, mi ha preso la mano e mi ha riportato sulla strada della verità.
Grazie Silvio, ti sono debitore.
Nel senso economico, ti ho già ripagato per l'Alitalia, spero possa bastare. In senso spirituale, spero di riuscirci tramite la mia fede.
"Lo schiavo non è tanto quello che ha la catena al piede, quanto quello che non è più capace di immaginarsi la libertà".
— Silvano Agosti
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Siamo tutti un po' poliziotti. Anche un po' spie. Da oggi, almeno nella prima categoria, rientreranno anche i medici. L'extracomunitario con problemi di salute si troverà di fronte a un bivio: essere segnalato come irregolare, oppure tenersi il problema (indipendentemente dalla gravità). La prima opzione comporta una sanzione amministrativa tra i cinquemila e i diecimila euro - equivale a dire: questo è il costo di una prestazione medica per gli extracomunitari, se proprio la vogliono -, la seconda comporta tutte le conseguenze dovute all'aver trascurato un problema di salute - equivale a dire: anche la morte.
Si potrebbe parlare di incostituzionalità o contrasto con altre leggi di carattere internazionale (ndr, diritti dell'uomo, nello specifico), visto che la sanità pubblica diverebbe, a tutti gli effetti, inaccessibile per gli immigrati. Oppure si potrebbe parlare del dilemma etico-morale riguardante sia la suddetta inaccessibilità, sia l'azione che un medico andrebbe a compiere.
Parliamo, piuttosto, di quelle che sarebbero le conseguenze inevitabili. Il problema verrà così risolto, o continuerà a manifestarsi in altre forme?
Le cure mediche possono essere una necessità fondamentale per la sopravvivenza e quindi, se a livello pubblico e ufficiale diventassero giuridicamente inaccessibili, si darebbe vita a una forma di sanità clandestina, o comunque se ne alimenterebbe il fenomeno qual ora fosse già esistente.
L'esempio di riferimento è sempre lo stesso: le droghe. Le sanzioni aumentano, i controlli anche, eppure il mercato diventa sempre più esteso, sempre più radicato, sempre più forte, risultando ormai incontrollabile per lo Stato. A che pro?
Senza spendere considerazioni a proposito del pericolo di patologie sconosciute nel nostro paese e a cui la nostra sanità non verrebbe informata per tempo. L'hanno già fatto presente tutti i giornali.
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Recitativo e Corale
Di Fabrizio De André, dall'album Tutti morimmo a stento (1968)
Uomini senza fallo, semidei
che vivete in castelli inargentati,
che di gloria toccaste gli apogei:
noi che invochiam pietà siamo i drogati.
Dell'inumano varcando il confine,
conoscemmo anzitempo la carogna
che ad ogni ambito sogno mette fine,
ché la pietà non vi sia di vergogna.
Banchieri, pizzicagnoli, notai,
coi ventri obesi e le mani sudate,
coi cuori a forma di salvadanai:
noi che invochiam pietà fummo traviate.
Navigammo su fragili vascelli
per affrontar del mondo la burrasca.
Ed avevamo gli occhi troppo belli,
ché la pietà non vi rimanga in tasca.
Giudici eletti, uomini di legge:
noi che danziam nei vostri sogni ancora,
siamo l'umano, desolato gregge
di chi morì con il nodo alla gola.
Quanti innocenti all'orrenda agonia
votaste, decidendone la sorte?
E quanto giusta pensate che sia
una sentenza che decreta morte?
Uomini cui pietà non convien sempre,
male accettando il destino comune:
andate, nelle sere di novembre,
a spiar delle stelle al fioco lume,
la morte e il vento. In mezzo ai camposanti,
muover le tombe e metterle vicine,
come fossero tessere giganti
di un domino che non avrà mai fine.
Uomini, poiché all'ultimo minuto
non vi assalga il rimorso, ormai tardivo,
per non aver pietà, giammai avuto,
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia
gioir nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il gran guarda il villano,
finché non sia maturo per la falce.
Più attuale di così, si muore.
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Cominciamo a fare un po' di informazione.
Il mito dello straniero stupratore - mi spiace dirvelo - non esiste. Date un'occhiata al giornale e cominciate a contare: quelli made in Italy non sono da meno. Qui non si tratta di manipolazione dell'informazione, bisogna semplicemente imparare a contare, punto e basta. I giornali riportano entrambe le categorie. Se poi l'occhio vi scivola sempre e automaticamente sulla notizia successiva, oppure se - ma tu guarda che caso! - la nazionalità del criminale è oggetto di discussione solo in uno dei due casi - perché, per quanto riguarda lo stupro di capodanno a Roma, nessuno ha detto almeno "comunque ci sono anche stupratori italiani. Trascuriamo le stime, diciamo che c'è almeno uno"? - è un problema solo vostro.
Poi facciamo anche un po' di controinformatore.
Il mito dello stupratore, qualunque sia la sua nazionalità, - mi spiace dirvi anche questo - non esiste. Sempre per evitare fraintendimenti gratuiti, non dico che il fenomeno non esiste - purtroppo, esiste e come! -, dico che la sua mitizzazione è assurda.
La grande maggioranza delle violenze sulle donne, infatti, si consuma nell'ambiente domestico, a opera del convivente o comunque del proprio compagno. Non sto nemmeno a segnalarvi un sito di riferimento, per quanto il fenomeno sia stato ampiamente documentato da numerose fonti autorevoli (basta fare una ricerca su Google).
Il problema è che molte di queste violenze non vengono denunciate - e tralasciamo i motivi, che potete immaginare -. Quando poi sono note, non vengono considerate perché non interessanti per l'fruitore dell'informazione. La nostra cultura, bacata e bigotta, non è capace di mettere in discussione la potestà maschile. La notizia non è di interesse pubblico - notizia dell'ultim'ora: "marito schiaffeggia la moglie per minestra insipida!" -, non fa audience, quindi viene scartata.
Intanto questa mitizzazione, sopratutto la seconda, potrebbe avere conseguenze drammatiche: è stata legalizzata la vendita (possiamo dire incondizionata) degli spray al peperoncino.
Qualcuno potrebbe dirmi: "sì, va be', ma già prima si poteva usare una qualche vernice con gli stessi risultati, la loro vendita è sempre stata libera". Il punto è che non è una questione di soddisfare una necessità reale, quanto più fingere di aver trovato una soluzione a un problema inesistente. La paura indotta, poi, farà il resto.
Se siete in una città a sentimento di rischio indotto - perché nessuna delle nostre lo è realmente -, se è notte e se vi trovate precisamente in una zona poco illuminata, non avvicinatevi alla ragazza che aspetta davanti alla fermata dell'autobus, per chiederle se il notturno passa da lì.
Potreste passare da potenziale criminale a effettiva vittima.


