Tutti per Die Brücke, Die Brücke per tutti
Scritto da Rosalba Barbato Di Giuseppe Sabato 31 Ottobre 2009 23:39
"Rò, dimmi, qual è il tuo sogno?", mi domanda mio fratello. Lo fa spesso. Mi ci vuole sempre un po' per rispondere, è come quando ti chiedono a cosa pensi. E proprio in quel momento fiumi di pensieri scorrono nella mente, senza freno: una persona normale di solito risponde "niente". E - credetemi - io ci provo, ma poi riverso inevitabilmente il fiume sul fratello o chicchessia di turno; perché, se non parlo, poi sto male. Dopo aver spesso mille desideri, quasi con pudore, sottovoce, temendo di sembrare ridicola: "però, sai, mi piacerebbe scrivere in un giornale, qualsiasi".
Pochi giorni dopo Mirko Pagliai mi contattò, segnalandomi Die Brücke. Mi piacque subito l'idea: approfondire un argomento di attualità, rifletterci su, criticarlo, il tutto scrivendo un articolo, subito, come una vera giornalista. Ma soprattutto, avere la possibilità di poter parlare di tutto quello che si riteneva importante. Come una vera Ros giornalista.
Il mio primo articolo fu su un argomento alquanto trito e ritrito, L'amore ai tempi di internet. Ricordo che quel giorno Mirko era stato tutto il giorno fuori. Io ero preoccupatissima: "come mai non l'hanno pubblicato?" - mi chiedevo ansiosa, facendomi mille pippe mentali. Dopo trecento mail, Mirko mi rispose che in serata sarebbe stato pubblicato, ricordandomi che anche lui aveva una vita. Non è stato facile "sa ka cundrastarjm me mua" ("avere a che fare con me" - come si dice dalla mie parti albanesi).
Quante correzioni, quante parole mangiate, quante fonti non citate. Ricordo che espressi al mio migliore amico i miei dubbi - anche quelli più pazzeschi - sul mio impegno, sulle mie capacità.
"A cosa pensi, se ti cito Alessandro Natale, Giuseppe De Matto, Mirko Pagliai, Simone Galimberti (quest'ultimo ha forse scritto solo un articolo)?". "Pensi a dei giornalisti bravi, mica Ros".
Chi l'avrebbe detto che un giorno - in ascensore, poi - mi avrebbero chiesto se fossi io la ragazza redattrice di Die Brücke (è accaduto a Salerno, alla scuola Luca Coscioni).
Grazie a Die Brücke sono cresciuta molto, da ogni punto di vista. Sono più aperta e più predisposta al confronto, ho abbandonato la strada facile del "tu la pensi in maniera sbagliata" e ho abbracciato quella più spaziosa del "tu la pensi in maniera diversa".
Se avessi incontrato un Loris Lazzaro o un Nicola Mente fuori, un paio d'anni fa, credo che li avrei snobbati. O mi avrebbero snobbato loro? Chissà.
Mi sento vicina ad ogni collega, perché ognuno di loro mi ha dato una piccola lezione di vita - eppure mi ero ripromessa di non fare discorsi smielati.
Sono legata a loro, perché io sono Die Brücke e - che lo vogliamo o no - Die Brücke siamo noi, nel bene e nel male.
Ricordo quel giorno in cui andai in cucina borbottando, dopo aver letto Die Brücke e la censura dei brigatisti. D'un tratto a tavola sbottai. "Quel Carlo, carofiglio di caramadre". Nessuno capì.
In tre minuti spiegai l'accaduto, la censura dei commenti e la creazione di un gruppo contro Die Brücke. Mio fratello si schierò dalla parte del Caramadre e io arrivai a dire che "il nemico era in casa". Il tutto finì con una risata, ma si respirò per qualche secondo un'aria di scontro.
Ha ben detto il direttore nell'intervista rilasciata al collega Stefano di Bucchianico: Die Brücke è un esempio di giornalismo partecipativo. La volontà di estendere la proprietà materiale del progetto all'intera comunità del web: tutti per Die Brücke, Die Brücke per tutti.
Come ha detto Valerio Moggia, la nostra forza è il nostro pensiero libero, divergente in alcuni punti e convergente in altri. L'importante è restare uniti e coinvolgere più persone possibili per continuare il nostro progetto libero e indipendente, per far sì che il nostro ponte cresca, evolva, cambi, migliori.
Die Brücke ha accolto chiunque. È vero, il pensare è libero, ma il parlare e lo scrivere vogliono prudenza, sebbene questo non significhi che non si possa rischiare. Die Brücke invita a rischiare la propria opinione, metterla in primo piano, confrontarla, difenderla o nel caso cambiarla.
Nell'augurare un buon compleanno al caro Die Brücke, aggiungo i posti a tavola per gli amici-redattori che verranno.
(dedicato al mio caro amico-nonno Giorgio Barbato che ha sempre creduto in me e nella penna della ragazza del collegio)


