Alla fine del comizio in piazza del Duomo, il premier Silvio Berlusconi è rimasto vittima di un’aggressione: un oggetto contundente (probabilmente una statuina di ferro) lo ha colpito in volto, con conseguente sanguinamento. Visto che in questo momento i principali media stanno già trattando più che sufficientemente la cronaca dell’episodio, vorrei porre l’attenzione su alcune riflessioni (tre) fornite dal caso in questione.
Innanzitutto il gesto dell’uomo. Gesto che – ahimè – è già stato miticizzato: su Facebook impazzano le dimostrazioni di stima nei suoi confronti, io stesso ho già ricevuto quattro inviti a altrettanti gruppi o pagine (“Massimo Tartaglia santo subito”, “progetto per futuro sostegno economico al colpitore di Silvio Berlusconi”, “inizia la rivolta” e “Massimo Tartaglia”), tant’è che in queste ore non si parla d’altro.
Passi pure l’ilarità iniziale: è sbagliata, perché originata da un gesto di dubbio gusto e certamente da condannare, ma comunque comprensibile. perché istintiva per chi non riserba molta simpatia nei confronti del Presidente. Il problema – appunto – non sta tanto nell’ilarità, ma nell’esuberante esultanza: cosa ci sarà mai da esultare?
Agli antiberlusconiani non ne torna nulla, non sarà certamente una statuetta di ferro a dismettere un governo o un uomo politico, al massimo sarà impedito per qualche giorno dalle sue funzioni (si parla di venti giorni di prognosi). L’altra faccia della medaglia sbilancia la situazione: il consenso di Berlusconi è direttamente proporzionato al numero di statuette, cazzotti, cavalletti che prende in faccia.
Domani lui si sveglia e – come minimo – si ritrova un bel +5% nei sondaggi.
Sarà lui a festeggiare, altroché, e per di più alla faccia di chi gli vuole male. Parafrasando Nietzsche, quello che non lo uccide lo fortifica – e lui lo sa e l’ha anche ripetuto più volte. Forse, ogni tanto bisognerebbe ascoltarlo.
Questo vale per chiunque, soprattutto per i politici: se colpiti da un oggetto sì contundente, ma comunque che nulla ha a che vedere con la politica (come lo può essere una statuetta di ferro), non possono che diventare più forti.
Per di più, tra i politici vale ancora di più per lui. Forse gli italiani non l’hanno ancora conosciuto a dovere, ma una frase come “ecco cosa mi hanno fatto. Ma io vado avanti lo stesso, nonostante il loro odio” è davvero tanto inverosimile? Credo proprio di no.
Bisognerà poi parlare di informazione. Quanto accaduto è indubbiamente classificabile come “importante”, ci mancherebbe: un capo di governo colpito dopo un normale comizio non potrà essere altrimenti. Basterebbe però informare circa quanto accaduto, anche approfonditamente se si vuole, e poi basta.
Un po’ come – “esattamente”, direi – io ho sintetizzato l’accaduto in questo articolo: “alla fine del comizio in piazza del Duomo, il premier Silvio Berlusconi è rimasto vittima di un’aggressione: un oggetto contundente (probabilmente una statuina di ferro) lo ha colpito in volto, con conseguente sanguinamento”. Ecco, può bastare così.
E invece no. Si guardi a La Repubblica, ad esempio – uno qualsiasi, tanto sono tutti lì: valanghe di articoli e di video (condizione che ottiene l’effetto contrario e indesiderato: diventa difficile seguire lo svolgersi degli eventi), dossier, la biografia dell’assalitore (incesurato – sai che roba), l’intervista a un testimone oculare, le foto, ecc. C’è persino un intero servizio dedicato a “il retropalco dove è avvenuta l’aggressione” e la Tac del Premier.
Un “e chi se ne frega?” ci starebbe tutto.
Il peggio arriva quando ci vengono sbobinate le dichiarazioni dei portavoce e dei politici di turno: il giornale in questione le serve tutte, senza applicare nessun filtro. Nessuna rilevanza, nessuna logica, nessuna credibilità. Qualunque cosa sia stata pronunciata, è a noi disponibile.
La stragrande maggioranza, ovviamente, altro non è che un gran mare di stronzate (perdonatemi il termine, ma calza a dovere): da “è un atto di terrorismo” di Umberto Bossi, a “sinistra culla di aspiranti terroristi” di Mara Carfagna.
Certo, certo: come è giusto conoscere il nome dell’assalitore (eh?!), è altrettanto giusto conoscere gli autori di queste dichiarazioni, non parliamo mica di censura, al contrario. Ma darle tutta questa importanza, è altrettanto giusto?
Non finisce mica qui: cosa ci servirà il buon Bruno Vespa nel prossimo Porta a porta? Modellino in scala del piazza del Duomo con annesse figurine per “rivisitare” l’accaduto?
A buon rendere.
L’ultima riguarda il così detto clima d’odio, alla base del gesto. Ora il centro-destra (Sandro Bondi in testa) ne attrubuisce la paternalità al centro-sinistra. Vale per Antonio Di Pietro, vero, ma si guardi anche in casa propria: quando definisci tutti i dipendenti statali come fannulloni (Brunetta), tutti gli artisti come approfittatori (lo stesso Bondi), tutti i magistrati come comunisti mangia-bambini (lo stesso Berlusconi) o tutti gli insegnati come “sfigati” (Gelmini) è poi probabile beccarsi una statuina in faccia. Meglio se evitabile – per carità. Ma si soppesino accuratamente anche le proprie responsabilità.
Mi si spieghi altrimenti come le precedenti frasi di Bossi e della Carfagna possano contribuire a placare questo clima. Mah! Riconosciamo il problema e perseveriamo? Complimenti.
Mirko Pagliai
