Si chiama Dream act ed è l’acronimo di Development, relief and education for alien minors. Lo Stato della California il 15 luglio ne ha approvato una parte. Dal 15 luglio, in California, i giovani immigrati privi di cittadinanza americana potranno fare domanda di borse di studio stanziate con fondi privati.
Il Dream act è una proposta di legge che nasce nel 2001, si arena nel 2010 ed è in attesa di approvazione negli Stati Uniti. La proposta è quella di riconoscere la cittadinanza americana a studenti immigrati illegali che hanno conseguito la laurea presso istituti americani. Un bel sogno.
“I have a dream”, diceva Martin Luther King. Ma c’è una realtà che al sogno sfugge, che il sogno-sonno oblia. Si chiama SB 1070 (Support our law enforcement and safe neighborhoods act), risale al giugno del 2010 ed è la discussa proposta di legge dell’Arizona che, oltre a consentire alla polizia federale di fermare chiunque e chiedere i documenti, nega il diritto di cittadinanza ai nati sul suolo americano da immigrati illegali.
Questi nati in terra americana li chiamano anchor baby perché sono un’ancora di salvezza per chi viene dopo di loro e una promessa di riscatto per chi li ha messi al mondo in un paese che non li ha voluti accogliere. Da che parte va l’America?



L’uccisione di Osama Bin Laden è senza ombra di dubbio l’evento fondamentale di quest’ultimo decennio, la chiusura di un cerchio che si era aperto con il primo, storico attacco al cuore degli Stati Uniti, gli attentati dell’11 settembre 2001, e che era sfociato nelle guerre in Afghanistan e in Iraq.
Il globale sputtanamento della diplomazia americana cui stiamo assistendo in queste ore non è una simpatica “operazione trasparenza” guidata da una squadra di nobili paladini della democrazia, ma un attacco frontale agli Stati Uniti d’America e al loro ruolo nel mondo.
Barack Obama ha centrato il primo grande obiettivo della sua presidenza: la riforma del sistema sanitario americano è legge e d’ora in avanti la copertura sanitaria sarà garantita alla quasi totalità dei cittadini americani. Quella approvata dal Congresso è a tutti gli effetti la più grande riforma sociale dagli anni ’60. Dopo sessantacinque anni di tentativi e un anno di autentica guerra politica, il Presidente del cambiamento ha vinto la battaglia su cui aveva scommesso buona parte del suo consenso e del suo propellente riformista.
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Lunedì 7 dicembre 2009 si aprirà a Copenhagen il summit mondiale sul clima: la posta in gioco è altissima, riguarda da un lato le possibilità di sopravvivenza dell’attuale ordine internazionale, dall’altro il futuro stesso del nostro pianeta.
Barack Obama ha di recente annunciato, durante il suo discorso all’accademia militare di West Point, la nuova strategia Usa per la guerra in Afghanistan: trentamila soldati americani in aggiunta nella regione. La nuova rotta militare proposta dall’ultimo Nobel per la pace porterebbe a poter ritirare le truppe entro diciotto mesi, per l’estate 2011.