Silvio BerlusconiIl Cavaliere è ancora in sella! E sì, perché grazie a soli tre voti di scarto l’ha spuntata ancora una volta. Proprio così, 3 voti tengono a galla il Governo Berlusconi durante la prova più dura, quella di ottenere il voto di fiducia alla Camera dei deputati dopo aver ottenuto quella più larga al Senato. Canta vittoria il Premier, e la canta avendo ragione del fatto che è riuscito nel suo intento, cioè quello di ottenere alcuni voti proprio dalla parte che si era professata dissidente fino ad oggi: il gruppo FLI capeggiato da Gianfranco Fini.

Perché in questa vicenda c’è un rovescio della medaglia: si tratta del dramma che si è consumato all’interno della formazione finiana, in cui si è registrato il “tradimento” da parte di due esponenti che dalla fazione dei “falchi” sono passati a quella delle “colombe”, votando la fiducia a favore del Governo. Il risultato è stato che Berlusconi ha ottenuto una larga maggioranza al Senato e una risicata alla Camera dei deputati. intanto tutti si interrogano su quali saranno gli scenari futuri attraverso i quali questo Governo si muoverà.

Sembra che ormai sia scoccata l’ultima ora per il Cavaliere. Sembra che abbia i giorni contati e il fatto che debba dimettersi è solo una formalità, una certezza acquisita. Sembra.

Perché Silvio Berlusconi ci ha insegnato che c’è sempre il gran finale quando sulla scena recita lui, e che si può sempre risorgere, politicamente parlando. Si può andare al tappeto anche quindici volte, ma l’importante è vedere che l’avversario non si alza più, che rimane a terra.

È un uomo con l’ultima cartuccia eternamente in canna, uno straordinario trapezista, che incanta da un parte e dell’altra, ma rimane sulla fune.

Gianfranco Fini questa volta, però, è stato chiaro: non si può andare avanti così, ci vogliono le tue dimissioni, Caro Silvio. Bisogna tagliare delle teste, a volte, per cambiare – è la vita, Silvio -. Dobbiamo farcene una ragione, succede. Questa volta sarà la tua testa a cadere, può sembrarti strano, ma è così: mettiamola su un piatto d’argento e non ne parliamo più. Servitela, poi, su quel piatto, perché quello dove ho mangiato per anni comincia ad essere sporco e comunque credo di non avere molta fame.

Gentile signor Antonio Di Pietro,

lei, oggi stesso, in tarda mattinata, ha affermato che “di fronte ad uno sfregio così evidente alla democrazia, serpeggiano l’ipocrisia e il falso perbenismo di coloro che sostengono che la colpa sia solo di chi ha commesso questo fatto grave, lasciando fuori le responsabilità di chi doveva fare il controllore”.
Lei forse non lo sa – vuoi per ignoranza congenita, vuoi per falsa ignoranza a buon pretesto – ma accusa proprio lei stesso: vede, signor Di Pietro, che il dovere di vigilare sulla maggioranza, sulla sua attività legislativa è riconosciuto anche e innanzitutto all’opposizione.
Altrimenti dovrebbe spiegarci quali sono le funzioni che riconosce all’opposizione nella sua visione di politica. Altrimenti dovrebbe spiegare ai suoi elettori cosa l’hanno votata a fare. Ma mi rendo conto, per quest’ultimo caso, che non sono fatti miei.

26 febbraio 2010. Il Tg1 di Augusto Minzolini mente spudoratamente, divulgando la falsa notizia dell’assoluzione dell’avvocato David Mills. Il Tg1 che falsa le notizie a favore di Berlusconi, non ci potevo credere. Questo non dovrebbe accadere in uno Stato democratico. Ah no, falso allarme: siamo in Italia.

Il primo Tg nazionale si inventa le notizie. Perché loro si e io no?

Arrestato Silvio Berlusconi per maltrattamento di animali. Il premier è stato colto in flagranza di reato, mentre, con violenza e senza vaselina, abusava di un pony. Le indagini, effettuate dalla procura di Brescia, proseguivano ormai da mesi tramite intercettazioni telefoniche.
“Sarò costretto ad apporre il segreto di Stato al mio cazzo”, ha balbettato un agitatissimo Berlusconi mentre eiaculava da tutti i pori.

In un’epoca di contraddizioni, falsità ed ipocrisia, dove il relativismo ha assunto ormai un ruolo fondamentale, mentre il nichilismo e la morale cinica hanno raggiunto dimensioni globali, una semplice quanto controversa domanda prende forma nelle viscere più profonde del mio essere e si apre violentemente la strada attraverso la gola:Antonio, ma che cazzo fai?
La domanda, all’apparenza insensata, trova ragione nel contesto che vede il leader dell’Italia dei Valori appoggiare un condannato in primo grado, alias Vincenzo De Luca, alla presidenza della regione Campania.

Questo articolo è falso. Leggi qui

Il governo Berlusconi intende approvare – nel corso della prossima settimana – un nuovo decreto per regolamentare e limitare l’informazione su internet, in particolare per quanto riguarda i social network come Facebook.
Sono state numerose – soprattutto negli ultimi tempi – le iniziative proposte dalla maggioranza (e in misura minore anche dall’opposizione) su questo argomento, tutte sistematicamente fallite: alcune rimaste nel cassetto, altre semplicemente ritirate. Dopo il caso Tartaglia, ad esempio, quando il premier fu vittima di un aggressione al termine di un suo comizio, l’esecutivo aveva minacciato un giro di vite sulla rete, subito smentito a distanza di qualche giorno.

Questa volta, al contrario, il ministro Roberto Maroni assicura che non ci sarà “nessun rinvio e nessun ripensamento”, in quanto – a suo dire – “questo vuoto legislativo non può più essere ignorato dal legislatore. Le leggi in materia esistono già e dovranno essere applicate meglio in futuro, ma non sono sufficienti a regolamentare il fenomeno costituito dalla rete nella sua complessità” (come dichiarato in un’intervista della scorsa settimana a La Repubblica). Si va così a riaprire il cassetto per pescare un progetto già valutato negli scorsi mesi.

 

È qualche giorno ormai che ho in testa un pensiero irrazionale e (forse) folle. Domenica sera il nostro Presidente del Consiglio è stato colpito al volto in piazza del Duomo a Milano. Non so se sono rimasto più scioccato dal gesto dello squilibrato o dall’immane cordoglio che ha circondato il nostro premier (sicuramente meglio di quanto lo circondavano gli uomini del servizio di sicurezza) subito dopo l’accaduto. Mi ha dato da pensare.

 

Un ritorno al passato. È quello a cui hanno assistito le persone presenti ieri in piazza del Duomo a Milano e i milioni di telespettatori davanti alle tv. Sì, perchè di questo si tratta, di un ritorno ad un passato di violenza troppe volte evocato, e che rimanda alla memoria un periodo buio dello Stato italiano, quello del duro confronto politico che ha abbracciato l’Italia per più di un decennio, durante gli anni ’60 -’70. Parliamo dell’aggressione che ha coinvolto il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ieri sera a Milano al termine di un suo comizio.

Ma come si è arrivati a questo spiacevole episodio?

Alla fine del comizio in piazza del Duomo, il premier Silvio Berlusconi è rimasto vittima di un’aggressione: un oggetto contundente (probabilmente una statuina di ferro) lo ha colpito in volto, con conseguente sanguinamento. Visto che in questo momento i principali media stanno già trattando più che sufficientemente la cronaca dell’episodio, vorrei porre l’attenzione su alcune riflessioni (tre) fornite dal caso in questione.

Ancora una volta siamo costretti ad assistere alla stessa pellicola vista e rivista. Ormai in Italia c’è questo strano vizio: non si riesce mai a dire “ho sbagliato”. Sarà che siamo abituati ad essere dei vincenti. No, questo non è possibile: storicamente l’Italia è una nazione perdente. Forse è perché da noi non ci si può aspettare che il meglio. No, nemmeno questo è totalmente corretto, dato che il più delle volte tendiamo a fare le cose a metà. È più probabile che sia perché ormai fa parte della nostra cultura moderna. Sì, credo sia così.

In effetti, qualcuno di voi ricorda un politico degli ultimi quindici anni che abbia detto “ho sbagliato e me ne prendo le responsabilità”? Io non me ne ricordo. Al limite ho sentito dire “sì, va bene, abbiamo sbagliato, ma può capitare a tutti. Ci riprenderemo, dateci fiducia, non lo faremo più”.

E poi, matematicamente, rimanevano lì dove erano sempre stati a fare le cose che avevano sempre fatto.

Da qualche ora è stato dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale il lodo Alfano, ovvero l’immunità per le prime quattro cariche dello Stato. I processi del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, possono così ripartire.

I primi commenti del mondo politico sono quanto di più scomposto e pericoloso ci si poteva aspettare. Il leader della Lega Nord – nonché Ministro della Repubblica -, Umberto Bossi, tuona: “pronti alla guerra!”. Il solito Antonio Di Pietro (Italia dei Valori) non si fa mancare occasione per attaccare il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, reo di aver firmato il lodo, e chiede le dimissioni di Berlusconi.

È vero che il lodo Alfano è illegittimo, ma Berlusconi fino a condanna definitiva è innocente: quindi, perché si dovrebbe dimettere?