Beppe GrilloUna buona parte degli italiani lo definisce un qualunquista dal linguaggio violento; un’altra buona parte vede in lui il più importante blogger italiano, l’unico (o almeno il principale) oppositore del sistema; un po’ meno persone invece lo credono legato alla massoneria internazionale. Beppe Grillo è – bene o male – un personaggio che fa sempre parlare di sé.

Partiamo da alcuni presupposti: primo, tutti hanno il diritto di esprimere le loro opinioni, e tacciare una persona di qualunquismo è spesso una pratica atta a screditare l’avversario di turno, quindi non ritengo possa qualificarsi come una vera critica; secondo, ci sono molte cose positive e condivisibili in ciò che fa Beppe Grillo (oggi imperano i blog, ma lui è stato uno dei primi in Italia a scegliere questo mezzo di comunicazione; ha iniziato a parlare contro gli sprechi della politica prima che scoppiasse la crisi, oggi questo argomento fa parte della propaganda di alcuni importanti partiti; ha creato sul suo blog un’interessante e utilissima mappa del potere, facile da consultare), che non possono essere affrontate qui.

Roberto SavianoÈ sempre interessante vedere cosa succede ad una persona nel momento in cui passa da uno stato di quasi anonimato ad una improvvisa fama.
Roberto Saviano
, ad esempio, ha subito una forte mutazione, in parte dovuta a lui, in parte all’idea che l’opinione pubblica si è fatta di lui: ma di certo entrambe le cose hanno contribuito a formare il suo personaggio.

Tale personaggio corrisponde all’ideale di un eroe della lotta alla camorra e alle mafie in generale, difensore della Costituzione e della legalità, intellettuale e baluardo della sinistra moderata di oggi.

Mattia CaliseMattia Calise è un ragazzo di vent’anni, classe 1990. Viene da Segrate e studia scienze politiche all’Università statale di Milano. Suona la batteria, pratica il karate, è un attivista politico. È sceso in campo questo gennaio come candidato sindaco per le prossime elezioni amministrative di Milano, in competizione diretta con Letizia Moratti e Giuliano Pisapia.
Sono riuscita, tra un impegno e l’altro, ad incontrarlo presso i giardini Montanelli e a porgli qualche domanda sulla sua esperienza politica nel movimento di Grillo, sulla sua candidatura alle elezioni, sul suo programma politico. È incredibilmente determinato.

Forse sono troppo pessimista (o ottimista), e vedo negli eventi di questi giorni più di una normalissima scaramuccia tra amanti focosi, però sembra proprio che il governo Berlusconi sia giunto ai suoi ultimi respiri. All’orizzonte già si intravedono le balene che vogliono inghiottirlo (Fli, è giusto ricordarlo, è molto più giovane del Pd, eppure ha già preso il suo posto a capo dell’opposizione, almeno virtualmente). Presto l’Italia sarà libera dal giogo berlusconiano, dalla sua corruzione e dalla sua maleducazione.

O forse no.

Spulciando tra la storia della Prima Repubblica, gli episodi di corruzione e maleducazione politica non mancano (senza scomodare Andreotti e amici mafiosi/golpisti, nessuno ricorda Tangentopoli e il caro vecchio Bettino Craxi, padre putativo di Silvio Berlusconi?). Quindi, fatico un po’ a capire da cosa esattamente dovremmo liberarci.

Sembra che ormai sia scoccata l’ultima ora per il Cavaliere. Sembra che abbia i giorni contati e il fatto che debba dimettersi è solo una formalità, una certezza acquisita. Sembra.

Perché Silvio Berlusconi ci ha insegnato che c’è sempre il gran finale quando sulla scena recita lui, e che si può sempre risorgere, politicamente parlando. Si può andare al tappeto anche quindici volte, ma l’importante è vedere che l’avversario non si alza più, che rimane a terra.

È un uomo con l’ultima cartuccia eternamente in canna, uno straordinario trapezista, che incanta da un parte e dell’altra, ma rimane sulla fune.

Gianfranco Fini questa volta, però, è stato chiaro: non si può andare avanti così, ci vogliono le tue dimissioni, Caro Silvio. Bisogna tagliare delle teste, a volte, per cambiare – è la vita, Silvio -. Dobbiamo farcene una ragione, succede. Questa volta sarà la tua testa a cadere, può sembrarti strano, ma è così: mettiamola su un piatto d’argento e non ne parliamo più. Servitela, poi, su quel piatto, perché quello dove ho mangiato per anni comincia ad essere sporco e comunque credo di non avere molta fame.

GheddafiIeri sera a darne la notizia è stato il direttore del Tg4, Emilio Fede, contattato telefonicamente dal Ministro degli esteri, Franco Frattini.
I recenti incontri di Tripoli dunque, oltre a festeggiare i 60 anni di governo di Gheddafi, sono serviti anche per concludere importanti accordi d’intesa reciproca tra i due paesi del Mediterraneo, riguardanti lo sviluppo economico e sociale delle due nazioni.
Mentre sui cieli della capitale libica erano tutti col naso all’insù al passaggio delle frecce tricolori, negli uffici del Ministero degli esteri, Frattini e il suo pari ruolo Abdel-Rahman Shalgam hanno ultimato le trattative.
Gli accordi prevedono il passaggio del controllo dell’isola di Lampedusa e delle acque circostanti all’autorità libica, che ne farà dunque un enclave nel territorio, o meglio, nelle acque italiane.

Repubblica, 09:31: in mattinata Silvio Berlusconi è stato colpito da un improvviso malore durante una riunione a Roma con il ministro Roberto Maroni. È stato ricoverato d’urgenza presso il Gemelli intorno alle 9. Le condizioni sembrano essere gravi.

Ansa, 09:39: il legale del premier, Niccolò Ghedini, ha appena dichiarato: “sono tutte menzogne, ho parlato con Silvio cinque minuti fa, precisamente alle 9:35. È in Sardegna da ieri, sta lavorando per gli italiani e sta benissimo”.

Ansa, 09:41: Sandro Bondi: “la sinistra dovrebbe vergognarsi. È l’ennesima calunnia di Repubblica e del suo gruppo editoriale. Inventano notizie di sana pianta per screditare la figura del nostro Premier agli occhi degli italiani. Ma questo comportamento torna indietro come un boomerang. Comunisti eravate e comunisti restate”.

Repubblica, 09:45: una nota del Gemelli riferisce che il premier Silvio Berlusconi è stato trasportato al pronto soccorso alle 09:02 e ricoverato d’urgenza. Confermata la precedente notizia. Le condizioni sono gravissime, il primario che l’ha preso in cura afferma che “potrebbe non farcela”.

Un mese fa avevo scritto una lettera a Beppe Grillo, tutt’ora rimasta senza risposta. È forse lecito, quindi, pensare che non abbia trovato nessun interesse nella proposta avanzata, se non proprio nell’argomento che ne stava alla base? Anche se potrebbe sembrare assurdo arrivare a trarre una conclusione dalla mancata replica, vorrei comunque cogliere l’occasione per spendere due parole a proposito di questo personaggio.

In ogni caso, e nonostante questo silenzio, continueremo indifferentemente a perseguire il progetto: da una parte, nella seconda metà di settembre redattori e lettori si costituiranno in un’associazione che rileverà la proprietà di Die Brücke, comprese attività e servizi. Tra questi, primo su tutti, d’altra parte si procederà con la realizzazione del circuito di siti d’informazione libera di cui si parlava nella lettera a Grillo – con o senza la sua partecipazione, s’intende.

Caro Beppe Grillo,

ti leggo costantemente, sebbene – voglio essere sincero – non sempre riesca a condividere le tue posizioni e il metodo del tuo attivismo. Nonostante questo, e per quanto concerne solo la sostanza, ci troviamo d’accordo sull’idea di informazione,  che condividiamo, ovvero su quali caratteristiche dovrebbe assumere un’informazione autentica e su problematiche dovrebbe superare la nostra informazione.
Precisamente, l’argomento si può articolare in tre questioni principali che ne sono alla base:

  • l’informazione canonica (televisiva, radiofonica e soprattutto cartacea) presto scadrà nell’anacronismo, rivelandosi obsoleta per il tempo in cui viviamo. Non è strettamente un discorso circa la sua qualità, ma un’inevitabile conseguenza dell’espansione di internet, che in questi ultimi anni è riuscito a riformulare esigenze, obiettivi e canali dell’informazione;
  • tutta l’informazione mondiale soffre di una pericolosa limitazione dettata dall’ingerenza di questi o di quei poteri forti, alcuni più conosciuti (governi e partiti, Chiesa e religione, ecc.), altri meno (pubblicità e lobby, ad esempio). Addentrandosi nello specifico, l’informazione italiana ha tutti i presupposti per classificarsi, sotto questo punto di vista e per queste precise cause, come la più limitata tra le singole realtà prese in oggetto;
  • le idee di informazione e informatore, ovvero di giornalismo e giornalista, sono state snaturate nel corso del tempo. Oggi il giornalista regge il microfono e introduce alla dichiarazione del politico di turno, mentre il giornalismo serve la notizia al cittadino su un piatto freddo, un servizio – poco importa se pubblico o meno – talmente spassionato da sembrare estraneo ad entrambe le parti.


Non amo particolarmente Beppe Grillo, ma in ogni caso le domande che rivolge al Presidente della Repubblica sul lodo Alfano sono più che legittime, e spero mi sarà concesso sintetizzarle ponendo in dubbio l’effettiva utilità di questa legge.

Anche volendo riconoscere la genuinità di quelle necessità politiche che sono state poste a pretesto dell’immunità voluta – ovvero la libertà di poter adempire agli incarichi istituzionali senza dover subire ritardi dovuti a noie giudiziarie -, nel cittadino nasce il dubbio – appunto – nel momento in cui Berlusconi e i suoi consumano un tempo uguale, per non dire maggiore, per criticare e polemizzare contro l’operato della giustizia – il premier non può perdere tempo dentro l’aula di un tribunale, può però perderlo per criticare il tribunale dalla piazza.
Si tratta, dunque, della necessità di risparmiare ore preziose ignorando la giustizia nel suo complesso, o del vantaggio di poter giudicare senza poter essere giudicati?

Con una nota dell’ufficio stampa di palazzo Chigi, il Cavaliere accusa Repubblica di aver portato avanti una “compagna denigratoria” ai suoi danni, dettata dall’odio e dall’invidia. Oggi, sulle pagine dello stesso giornale, il direttore Ezio Mauro risponde a tono con un editoriale illuminante. La posizione e le parole assunte del giornalista – sopratutto alcuni concetti che ha voluto esprimere – restituiscono finalmente un’immagine dignitosa del giornalismo, per alcuni e grazie ad alcuni ancora capace di adempire alla sua funzione essenziale e naturale, il motivo che sottende e giustifica la sua stessa esistenza: maturare nel cittadino i sentimenti della consapevolezza e della partecipazione.

Chiaramente ogni testata è a se stante e il giudizio non è estendibile a tutte, ma un lettore imparziale – e libero da qualsivoglia pregiudizio di matrice politica – potrà riconoscere, almeno nel caso specifico, un’indubbia competenza nell’attività svolta da Repubblica, giornale – sì – in qualche misura di una delle parti, ma che ha sempre dimostrato una squisita professionalità nel portare a termine un incarico che (per la parte antagonista) potrebbe anche sembrare scontati.