Unione europeaL’Unione Europea è un soggetto di incredibile e crescente rilevanza nella vita pubblica e privata di ciascuno di noi. A dispetto del suo peso e della sua attività, tuttavia, essa continua ad apparire misteriosa e distante ai suoi stessi cittadini. I motivi di un deficit che è al tempo stesso comunicativo e partecipativo sono senz’altro imputabili a un sistema istituzionale complesso e farraginoso, poco familiare e difficilmente comparabile con quello di uno Stato nazionale, ma sono anche il risultato della scarsa e superficiale attenzione ad essa dedicata dai media, dai partiti e dagli uomini politici.

In Europa i media tradizionali – televisione, radio, giornali e riviste – restano generalmente nazionali. L’interesse per l’Unione Europea si accende a fiammate, soprattutto in occasione dei grandi appuntamenti istituzionali, quali possono essere ratifiche e riforme dei trattati oppure le elezioni del Parlamento europeo; talvolta anche a fronte di gravi crisi internazionali. Anche in queste occasioni, tuttavia, l’attenzione mediatica si caratterizza per una lettura che resta eminentemente nazionale, episodica e improvvisata. Un esempio è offerto dalle modalità tramite le quali i media leggono e comunicano le elezioni europee, presentate come un semplice episodio della vicenda politica nazionale, della lotta tra partiti domestici piuttosto che come la selezione democratica dei “rappresentanti dei cittadini dell’Unione”1 o un momento di confronto tra le famiglie politiche europee.

Continua da Il governo del fare e il ministro del voler fare, parte I.

Michela Vittoria Brambilla però non si scoraggia, neanche quando a Palermo (luglio 2007) la sala dell’Astoria Palace hotel straripa di gente per il suo arrivo in un impalpabile abito di seta verde pastello; viene snobbata da parte dei vertici – Angelino Alfano, Renato Schifani, Marcello Dell’Utri –, che preferiscono fare rotta su Catania per un incontro di partito.

A rincuorarla è il presidente Miccichè che promuove l’attività dei circoli della libertà, perché «hanno la capacità di intercettare i problemi locali. Dobbiamo ripartire da qui». E li importa anche in Puglia, grazie all’imprenditore Leo Mastrogiacomo, noto rampollo della famiglia proprietaria del Divinae follie, una delle più note discoteche del Sud, che suona la carica per la sua ex collega dei giovani imprenditori di Confcommercio per attivare i circoli pugliesi.

Le riesce un po’ meno a Sestri Levante (Genova, settembre 2007), lamentando di essere stata “oscurata” dal sindaco Andrea Lavarello e dalla giunta comunale alla richiesta della Tv della Libertà di organizzare un collegamento in diretta. Ma si rifà due mesi dopo a Napoli, sul tema dei rifiuti in Campania, chiedendo al “nemico” Bassolino le dimissioni da sindaco prima di un eventuale rinvio al processo: “perché sulla vicenda dell’immondizia e sullo stato generale della Campania, penso che il giudizio negativo di tanti cittadini debba contare più di quello di un giudice per le indagini preliminari”.

Il suo tour e la sua attività nei circoli (addirittura migliaia, sparsi in tutto il territorio nazionale) sembra comunque inarrestabile. Del successo dei circoli si parla moltissimo. Ma c’è invece chi sostiene che quei circoli siano virtuali.

“Ci aspettano altri due anni difficili, ma poi ci risolleveremo, grazie a misure sincere e necessarie”. I cittadini greci non hanno creduto alle parole del premier Costas Karamanlis, reduce da due mandati nei quali non è riuscito a sconfiggere la corruzione della Repubblica panellenica che precedentemente aveva travolto il partito socialista (Pasok). Come se non bastasse, la crisi economica ha colpito in maniera particolarmente dura la Grecia.

L’incapacità da parte del premier e del suo partito (Nuova democrazia) di arginare efficacemente la crisi ha portato dapprima ad una crescita del malcontento popolare, specialmente delle classi medio-basse, finché non è scoccata la scintilla (un giovane ucciso da due poliziotti nel quartiere anarchico Exarchia di Atene), dalla quale è poi partita l’escalation di violenza che ha fatto piombare il Paese in un clima da guerra civile.

Gli attentati dei gruppi terroristici d’ispirazione anarchica e comunista alle sedi del governo, alle caserme e alle banche hanno tenuto la Grecia in scacco fino a pochi mesi fa. Di fronte alle debolezze e all’impotenza del governo, alle ultime elezioni europee la cittadinanza ha scelto il cambio di rotta: anche se con esigua minoranza, Nuova democrazia è stata superata dal Pasok, mentre il partito comunista è arrivato ad un risultato a dir poco sorprendente.

Le elezioni nazionali di questo fine settimana hanno solo confermato la nuova tendenza: Pasok al 41-44% (che vuol dire maggioranza assoluta, con 151-159 seggi su 300), mentre Nuova democrazia attestata circa al 35%.

Vittoria per George Papandreou, figlio di Andreas, fondatore del Pasok nel 1974 e più volte primo ministro greco, che dà un segnale forte alla sinistra europea.

Va innanzitutto premesso che è stata una tornata elettorale sufficientemente inconsueta, perché abituati a scrutini dagli eclatanti ribaltoni, dalle conferme schiaccianti, oppure (in casi minori) dai desolanti pareggi. Almeno per quanto riguarda le elezioni europee, si è invece assistito alla realizzazione del caos calmo morettiano: generalmente – e a una stratificazione più esterna – nulla di nuovo oltre l’orizzonte già conosciuto; ma una volta superata la scorza del sistema Italia, un’inoppugnabile, seppure ovattata, inversione di tendenza politica.
Volendo subito arrivare a una conclusione quanto più possibile sintetizzata: confermato il primato dei partiti di governo, mancata affermazione del mito berlusconiano; fratturata l’idea politica del Partito Democratico, resistite le basi dello stesso progetto politico; diminuito il consenso per il bipartitismo, esteso il populismo; riacquisito l’elettorato di sinistra, castigate – per l’ennesima volta – le sinistre.

Ma andiamo con ordine.

Abbiamo appreso da poco ai risultati delle elezioni europee, risultati che hanno dato un segnale del forte cambiamento che sta attraversando l’Europa. Infatti, abbiamo assistito ad un netto avanzamento dei partiti di destra in tutti i paesi dell’Unione, specie in quelli più importanti.

A cosa è dovuto questo cambiamento? Ci troviamo in un periodo di forte crisi economica, a cui i paesi dell’Unione devono far fronte. Un periodo in cui si registrano forti aumenti del tasso di disoccupazione, e questo fa sì che la gente perda fiducia nei confronti dei governi nazionali. Abbiamo assistito ad una scarsa affluenza alle urne, e questo ha favorito i partiti della destra più estrema, come è successo in Olanda e Inghilterra, ma ha favorito anche quei partiti cosiddetti “euroscettici” di paesi come Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca.

Da poco abbiamo ricevuto i risultati delle elezioni europee di questo 2009, funestato da foto “piccanti” e mogli litigiose che miravano a minare la sicurezza del premier.

Il Popolo delle Libertà si conferma partito numero uno d’Italia, nonostante il 35% sia ben lontano dai pronostici di Silvio Berlusconi e perfino sotto al 37% delle ultime politiche italiane. Ma poiché ritengo che il raffronto andrebbe fatto con le ultime europee (2004) – visto che storicamente va a votare meno gente rispetto alle politiche -, allora il Pdl (all’epoca Forza Italia e Alleanza Nazionale) aveva totalizzato circa 31 punti percentuali. Quindi in ambito europeo Berlusconi guadagna voti.

Sul sito di MicroMega si possono leggere i commenti di importanti personaggi, come Flores d’Arcais e Gad Lerner che parlano di una sconfitta di Berlusconi. Una sconfitta che, a mio avviso, è una magra consolazione, in quanto fondata su dati irreali – casomai è una sconfitta dei suoi sondaggisti.

Da qui a due settimane (6 e 7 giugno) avremo il nuovo scontro fra titani (?), questa volta per la conquista dell’Europa. Partendo dal presupposto che queste elezioni sortiranno ben pochi effetti in Europa – visto come il Parlamento Europeo si barcamena alla ricerca di una qualche posizione influente sulle politiche del vecchio continente -, è altrettanto difficile che dagli esiti vedremo mutare i rapporti di forza all’interno del paese, dato che verosimilmente non si avranno grosse sorprese e che daremo all’esterno un mero riflesso della situazione attuale.

Ormai è sotto gli occhi di tutti la totale immunità – non quella del Lodo Alfano, s’intende – di cui gode il nostro Premier nei patri confini: né le inefficienze degli aiuti statali ai terremotati (aiuti ridotti a circa un quarto nel giro di nemmeno due mesi, a dispetto dei proclami, anche quelli – a pensar male – come al solito dai risvolti elettorali), né lo scandalo su Noemi Letizia – scandalo? A sentire i principali media “complotto” -, né la vallettopoli – o come direbbe Guzzanti padre, “la mignottocrazia” -, ormai imperante nel partito, scalfiscono minimamente la popolarità del Silvio nazionale.

Passate le fastose celebrazioni di nascita e battesimo del PdL, abbiamo infatti una macchina da guerra pronta a sferrare l’ennesimo colpo, forse quello decisivo, al Pd, più grandicello d’età, ma a ben vedere non svezzato ancora a dovere.

Dopo aver apposto la sua firma sopra alla nuova legge elettorale, partorita negli ultimi giorni di governo per scongiurare la sconfitta alle elezioni – o almeno per rendere la vita difficile a Prodi & co. -, Roberto Calderoli si affrettò a definirla “una porcata”.

Il cosiddetto porcellum svolse alla perfezione il suo compito: la coalizione del centrosinistra, guidata da Romano Prodi, vinse con una maggioranza talmente risicata che la sua caduta era attesa da un giorno all’altro.
Alle ultime elezioni, la tanto odiata legge elettorale che impediva alla popolazione di scegliere i candidati non fu affatto modificata, nonostante proteste e importanti prese di posizione. Si andò a votare e vinse la coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi, con larga maggioranza.

Il leader del Pd, Walter Veltroni, a lungo parlò con il neo Presidente del Consiglio per modificare il porcellum, ma non se ne fece nulla. In molti si impegnarono per raccogliere firme per il referendum abrogativo (tra cui l’IdV), che fu pure sostenuto dalla Lega Nord.

Attraverso varie peripezie, il referendum è stato fissato per il 21 giugno 2009, con un grosso spreco di denaro pubblico – visto che si sarebbe potuto accorparlo alle elezioni europee di qualche settimana prima.

Analizziamo i tre quesiti del referendum.

Rosario Crocetta, sindaco di Gela, è candidato alle elezioni europee per il Pd (si deroga per lui al regolamento che non vuole candidati gli amministratori in carica). L’appello alla candidatura è arrivato dall’iniziativa dei ragazzi del comitato Sosteniamo Crocetta, promotori di una petizione online che conta più di 1500 firme, e dai diversi gruppi di supporto nati su Facebook che si aggirano intorno ai tremila iscritti.

Ho ricercato in questi giorni informazioni su internet sulla biografia e le scelte politiche e amministrative di Crocetta nel comune di Gela, ed è utile ricostruire i passaggi e i motivi di un’esperienza che – con buone ragioni  -si potrebbe considerare come un modello di buona politica in un contesto difficile.

Bobo Craxi, Partito socialistaBobo Craxi, già esponente del Partito socialista italiano storico, membro del Nuovo Psi e leader nazionale della formazione politica de I socialisti italiani, ha aderito poi col suo gruppo al ricostituito Partito socialista. È stato sottosegretario agli affari esteri, con delega ai rapporti con l’ONU, nel governo Prodi II. È il figlio secondogenito di Bettino e fratello di Stefania.

Alessandro Natale lo ha intervistato per Die Brucke.