Continua da Il governo del fare e il ministro del voler fare, parte I.
Michela Vittoria Brambilla però non si scoraggia, neanche quando a Palermo (luglio 2007) la sala dell’Astoria Palace hotel straripa di gente per il suo arrivo in un impalpabile abito di seta verde pastello; viene snobbata da parte dei vertici – Angelino Alfano, Renato Schifani, Marcello Dell’Utri –, che preferiscono fare rotta su Catania per un incontro di partito.
A rincuorarla è il presidente Miccichè che promuove l’attività dei circoli della libertà, perché «hanno la capacità di intercettare i problemi locali. Dobbiamo ripartire da qui». E li importa anche in Puglia, grazie all’imprenditore Leo Mastrogiacomo, noto rampollo della famiglia proprietaria del Divinae follie, una delle più note discoteche del Sud, che suona la carica per la sua ex collega dei giovani imprenditori di Confcommercio per attivare i circoli pugliesi.
Le riesce un po’ meno a Sestri Levante (Genova, settembre 2007), lamentando di essere stata “oscurata” dal sindaco Andrea Lavarello e dalla giunta comunale alla richiesta della Tv della Libertà di organizzare un collegamento in diretta. Ma si rifà due mesi dopo a Napoli, sul tema dei rifiuti in Campania, chiedendo al “nemico” Bassolino le dimissioni da sindaco prima di un eventuale rinvio al processo: “perché sulla vicenda dell’immondizia e sullo stato generale della Campania, penso che il giudizio negativo di tanti cittadini debba contare più di quello di un giudice per le indagini preliminari”.
Il suo tour e la sua attività nei circoli (addirittura migliaia, sparsi in tutto il territorio nazionale) sembra comunque inarrestabile. Del successo dei circoli si parla moltissimo. Ma c’è invece chi sostiene che quei circoli siano virtuali.
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“Ci aspettano altri due anni difficili, ma poi ci risolleveremo, grazie a misure sincere e necessarie”. I cittadini greci non hanno creduto alle parole del premier Costas Karamanlis, reduce da due mandati nei quali non è riuscito a sconfiggere la corruzione della Repubblica panellenica che precedentemente aveva travolto il partito socialista (Pasok). Come se non bastasse, la crisi economica ha colpito in maniera particolarmente dura la Grecia.
L’incapacità da parte del premier e del suo partito (Nuova democrazia) di arginare efficacemente la crisi ha portato dapprima ad una crescita del malcontento popolare, specialmente delle classi medio-basse, finché non è scoccata la scintilla (un giovane ucciso da due poliziotti nel quartiere anarchico Exarchia di Atene), dalla quale è poi partita l’escalation di violenza che ha fatto piombare il Paese in un clima da guerra civile.
Gli attentati dei gruppi terroristici d’ispirazione anarchica e comunista alle sedi del governo, alle caserme e alle banche hanno tenuto la Grecia in scacco fino a pochi mesi fa. Di fronte alle debolezze e all’impotenza del governo, alle ultime elezioni europee la cittadinanza ha scelto il cambio di rotta: anche se con esigua minoranza, Nuova democrazia è stata superata dal Pasok, mentre il partito comunista è arrivato ad un risultato a dir poco sorprendente.
Le elezioni nazionali di questo fine settimana hanno solo confermato la nuova tendenza: Pasok al 41-44% (che vuol dire maggioranza assoluta, con 151-159 seggi su 300), mentre Nuova democrazia attestata circa al 35%.
Vittoria per George Papandreou, figlio di Andreas, fondatore del Pasok nel 1974 e più volte primo ministro greco, che dà un segnale forte alla sinistra europea.
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