Il Cavaliere è ancora in sella! E sì, perché grazie a soli tre voti di scarto l’ha spuntata ancora una volta. Proprio così, 3 voti tengono a galla il Governo Berlusconi durante la prova più dura, quella di ottenere il voto di fiducia alla Camera dei deputati dopo aver ottenuto quella più larga al Senato. Canta vittoria il Premier, e la canta avendo ragione del fatto che è riuscito nel suo intento, cioè quello di ottenere alcuni voti proprio dalla parte che si era professata dissidente fino ad oggi: il gruppo FLI capeggiato da Gianfranco Fini.
Perché in questa vicenda c’è un rovescio della medaglia: si tratta del dramma che si è consumato all’interno della formazione finiana, in cui si è registrato il “tradimento” da parte di due esponenti che dalla fazione dei “falchi” sono passati a quella delle “colombe”, votando la fiducia a favore del Governo. Il risultato è stato che Berlusconi ha ottenuto una larga maggioranza al Senato e una risicata alla Camera dei deputati. intanto tutti si interrogano su quali saranno gli scenari futuri attraverso i quali questo Governo si muoverà.



Sembra che ormai sia scoccata l’ultima ora per il Cavaliere. Sembra che abbia i giorni contati e il fatto che debba dimettersi è solo una formalità, una certezza acquisita. Sembra.
Die Brücke, in via del tutto straordinaria, è lieta di offrirvi le opinioni non dette di alcuni dei più autorevoli quotidiani italiani in merito al recente caso Fini, nella seria convinzione che la verità assoluta altro non sia se non l’intersezione formatasi dall’accostamento di più verità particolari.
Sembra il gioco degli specchi: Walter Veltroni si lamentava dell’assenza di unità nella dirigenza del Partito democratico, arrivando a sfogarsi apertamente al momento delle sue dimissioni da segretario; oggi torna per prendere il posto che era oggetto delle sue critiche. Bersani, che è l’esponente appoggiato apertamente da Massimo D’Alema durante le primarie dello scorso autunno ora deve cercare di tenere unite le correnti e correntine in mezzo ad una tempesta. Quando si dice “la coerenza”.
Ho fin da subito apprezzato l’iniziativa di Gianfranco Fini e dei suoi, tant’è che tutt’ora godono della mia totale condivisione per il loro progetto. E, allo stesso modo, fin da subito mi sono rallegrato della maturazione (non solo politica, anche umana) del gruppo dei dissidenti: dalla destra fascista alla destra populista, alla destra moderna, legalitaria e liberale. Ne ho anche parlato tre settimane fa, nell’
Molte espressioni odierne, parole e slogan, formule linguistiche e modalità comunicative derivanti dal gergo più o meno popolare sono il risultato del processo storico che attraversiamo. Giovanni Gentile, il filosofo siciliano del fascismo, avrebbe definito questo attuale momento una vera e propria decadenza o, meglio, il tramonto della cultura nazionale. Forse pensando a un’Europa più grande dei confini nazionali e vedendo l’Italia come una realtà nella quale, senza i grandi rappresentanti della cultura di un tempo, questa perdeva senso, privando il futuro di ogni prospettiva “regionalistica”. Esattamente come nel 1919 veniva a cadere, a suo giudizio, la cultura siciliana, dopo la morte dei grandi fautori che l’avevano portata in auge: Salvatore Salomone Marino, Giuseppe Pitrè e Gioacchino di Marzo.
La rottura tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi, esplosa pubblicamente alla Direzione nazionale del Popolo della Libertà di ieri, può essere letta da punti di vista differenti: taluni incentrati sulle personalità dei due cofondatori del partito e sulle loro ambizioni personali; altri fondati su logiche politico-culturali che starebbero alla base di una fusione malpensata e malriuscita tra Alleanza Nazionale e Forza Italia; altri ancora fanno riferimento al quadro più ampio dei rapporti interpartitici all’interno della maggioranza, specialmente riguardo la Lega Nord.
26 febbraio 2010. Il Tg1 di Augusto Minzolini mente spudoratamente, divulgando la falsa notizia dell’assoluzione dell’avvocato David Mills. Il Tg1 che falsa le notizie a favore di Berlusconi, non ci potevo credere. Questo non dovrebbe accadere in uno Stato democratico. Ah no, falso allarme: siamo in Italia.
Salvatore Grizzanti ha 22 anni, è militante del partito radicale e coordinatore per la provincia di Asti dell’associazione radicale Adelaide Aglietta. All’ultimo congresso dei Radicali italiani è stato eletto membro del Comitato nazionale del partito. Davide D’Urso l’ha intervistato per Die Brücke.
Molti sono i commentatori che in questo periodo parlano di un’imminente morte della seconda Repubblica. In un articolo di qualche tempo fa ne parlava anche Eugenio Scalfari nell’editoriale della domenica su La Repubblica. Se così fosse, quali sarebbero i mortali sintomi?