Raduno di PontidaSotto un caldo sole – simbolo propizio per un “celtico”, come si è definito nell’occasione il Ministro Roberto Castelli – domenica scorsa si è svolto il raduno della Lega Nord a Pontida.
I leader della Lega, in primo luogo Umberto Bossi, sono stati accolti da circa quarantamila persone, con tanto di bandiere e maglie verdi, lunghe barbe anch’esse verdi ed elmi cornuti. Pare che Thor abbia un nuovo popolo da proteggere: un popolo sempre più agguerrito ed affamato d’indipendenza, se si vogliono leggere i messaggi arrivati dalla piazza padana.

Ministro Tremonti,

lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo guardandola negli occhi: lei sta obbligando la maggioranza dei docenti italiani a violare la legge. È esattamente quello che accade in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti un’aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico-sanitaria.

Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all’istruzione pubblica. “C’erano tanti sprechi e siamo in tempi di crisi, bisogna razionalizzare”: saggia e incontrovertibile affermazione. Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25 miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19mila euro a classe per le scuole private e anche di un aumento di circa 200 euro mensili per i colleghi di religione. Buon per loro, non sia mai, ma allora non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.

Mettiamoci d’accordo: c’è la crisi o no? Un giorno c’è, un giorno non c’è, un giorno è un “anatema psicologico delle sinistre” e l’altro giorno “dobbiamo fare sacrifici”. Ma non tutti, attenzione: gli statali.

Io mi sono arrovellata nel tentativo di capire dove fossero quegli sprechi quando, nell’agosto 2008, ho saputo degli 8 miliardi da togliere alla scuola pubblica. Ma lei ha fugato i miei dubbi: lo spreco era studiare l’italiano, e quindi via due ore. Lo spreco era studiare la tecnologia moderna, e quindi via un’ora. Questo alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per riflettere. Lo ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i bambini con difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e dove ho scelto di insegnare, cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze in talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro Ministro.

In questi giorni molti giovani italiani troveranno il nuovo prodotto del McDonald’s, il McItaly. Un panino con carne, cipolle, crema di carciofo, insalata e pancetta, fortemente voluto e sponsorizzato dal Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Luca Zaia.

Il Ministro leghista, attuale candidato della coalizione Pdl-Lega a Governatore della regione Veneto, ha lanciato questo prodotto come un momento importantissimo di ripresa ed incentivo per i piccoli agricoltori italiani, colpiti pesantemente dalla crisi economica e da una crisi di settore che dura oramai da molti anni.

Molti sono i commentatori che in questo periodo parlano di un’imminente morte della seconda Repubblica. In un articolo di qualche tempo fa ne parlava anche Eugenio Scalfari nell’editoriale della domenica su La Repubblica. Se così fosse, quali sarebbero i mortali sintomi?
Indubbiamente si avviluppano intorno alla preda da diverse direzioni. Come la tenaglia che nel ’45 tagliò la testa alla Germania nazista, diverse “sciagure” stringono la morsa intorno al collo del nostro sistema odierno.

Continua da Una spinta alla domanda per sostenere la ripresa, parte I.

Cosa fare per stimolare la spesa in consumi e dunque per accrescere almeno temporaneamente la propensione al consumo del nostro sistema economico? La disoccupazione crescente impone – per ragioni di sicurezza sociale, ma anche per la tutela dell’interesse generale – l’allargamento della platea dei beneficiari dei sussidi di disoccupazione. Una riforma organica degli ammortizzatori sociali è una delle assolute priorità nel nostro Paese. La cassa di integrazione non solo ha una durata limitata, ma è uno strumento presente solo nel settore industriale (il 20% della nostra economia) ed anche all’interno di tale settore ne risultano sprovviste le piccole imprese. Una situazione paradossale, se pensiamo che il 95% delle imprese italiane ha meno di dieci dipendenti.

In queste ultime settimane è tornato al centro del dibattito il tema degli stimoli fiscali alla crescita economica. In particolare ci si concentra sulla possibilità di accelerare l’uscita dalla crisi con un taglio dell’Irap (imposta regionale sulle attività produttive). Il gettito annuale prodotto da tale imposta è di circa 37 miliardi di euro.

Tra le possibilità avanzate c’è quella di tagliarne una parte, precisamente quella relativa alla componente lavoro. I dubbi al riguardo sono molti, ma – più che fare un discorso tecnico sull’Irap – vorrei fare delle considerazioni di più ampio respiro.

Si chiama “piano straordinario di Berlusconi per il Sud” il programma d’intervento con il quale il governo intende rilanciare il nostro meridione. All’interno del piano si prevede la costituzione della Banca del mezzogiorno, che ha come obiettivo quello di aumentare la disponibilità del credito destinato al mezzogiorno. È un modello – spiega il ministro dell’economia, Giulio Tremonti – disegnato dallo Stato, ma realizzato dai privati.

Lo Stato si limiterà alla sola istituzione e promozione e assolverà il suo impegno attraverso lo stanziamento di una somma pari a 5 milioni di euro, come apporto al capitale della nuova banca. Una somma che dovrà essere restituita entro cinque anni (dall’inizio dell’operatività della banca) direttamente allo Stato. Il quale, a  sua volta, cederà all’istituto di credito tutte le azioni a esso intestate, ad eccezione di una.

La Banca del mezzogiorno si appoggerà alla rete, in altre parole uffici e sportelli degli istituti di credito cooperativo, e prevederà la partecipazione al progetto da parte di Poste italiane, negli ultimi giorni sotto le luci del riflettore dell’antitrust con l’accusa di abuso di posizione dominante. La collaborazione con le poste è necessaria a causa della loro presenza capillare nel meridione (gli uffici postali, in quanto a densità coperta sul territorio del meridione, si attestano al 70% rispetto agli istituti bancari). Potranno essere soci anche i privati.

Alessandro Natale è uno dei fondatori di Die Brücke e ha svolto negli scorsi mesi il ruolo di caporedattore. Sebastiano Putoto lo ha intervistato per il primo compleanno del progetto.

Su La Stampa di mercoledì è uscita l’ennesima, interessante inchiesta giornalistica sullo stato disastroso in cui si trovo l’università italiana. Neanche a dirlo, i nostri atenei fanno clamorosamente schifo. Non ci andava una ricerca europea per capirlo: basta viverla l’università, guardarsi intorno. Professori oltre la settantina incollati svogliatamente alle cattedre, ricercatori giovani e brillanti ridotti a pagare per insegnare, aule e sedi fatiscenti, masse informi di studenti che vagano tra un corso inutile e un esame banale.

I fondi per la ricerca e l’università sono stati costantemente ridotti da decenni, e nessun governo (di destra o sinistra) si è mai posto il problema se un paese che non cresce socialmente, economicamente e culturalmente abbia o meno bisogno di un’università che funzioni. Si scende in strada periodicamente, studenti e professori, ricercatori e bidelli: per chiedere fondi, sbandierare il diritto allo studio, idolatrare una fantomatica fame di merito.

Una delle malattie croniche del bel paese immobile: qualunque ministro si insedi all’Istruzione vuole riformarla, ci prova e fallisce. Proclami, manifestazioni, cortei, scontri, leggi, navette, accantonamenti o peggioramenti, cambio di governo e via daccapo con i proclami.

La swot analysis è una tecnica utilizzata dal top managment aziendale, volta all’individuazione dei punti di forza e debolezza interni di un’impresa e delle opportunità e minacce dell’ambiente di riferimento. Ha il fine di individuare la migliore strategia competitiva perseguibile. Un’analisi simile può essere apportata anche ad alcune misure di politica economica, in questo caso alla manovra d’estate concretizzatasi nel varo del decreto anti-crisi e nel relativo decreto correttivo.

La situazione internazionale è nota: crisi globale che attanaglia mercati ed economie reali da due anni. I dati macroeconomici per l’Italia delineano una situazione pesante per l’anno corrente: un Pil che dovrebbe cadere di cinque punti percentuali rispetto al 2008, disoccupazione in crescita e sopra il 9%, deficit alle soglie del 6% del Pil e forte ascesa del debito pubblico, il quale dovrebbe attestarsi (in rapporto al Pil) al 115%.

Detto questo, qualche segnale di ottimismo può trasparire: infatti gli stessi dati testimoniano un’attenuazione della caduta. Gli indici di fiducia delle principali economie sono in forte ascesa: il super indice dell’Ocse prevede che le prime a crescere nell’area Euro saranno Italia e Francia, rallenterà il calo occupazionale negli Usa, le esportazioni tedesche torneranno a crescere (grande notizia per l’Italia, fortemente legata alla locomotiva tedesca), le vendite auto saranno in forte aumento ed i paesi emergenti torneranno a galoppare.

L’assunto dell’aspettativa è usato da molti modelli macroeconomici, da moderne teorie di economia, da teorie dei giochi e in altre applicazioni della teoria della scelta razionale.
Secondo molti modelli macroeconomici che analizzano le decisioni in diversi momenti storici, le aspettative dei lavoratori, dei consumatori e delle imprese circa le future condizioni dell’economia sono parte essenziale dei modelli stessi.
Come indirizzare queste aspettative è un dibattito controverso, ma è certo che le previsioni macroeconomiche del modello possono differire in relazione alle aspettative diverse – pensiamo al teorema della ragnatela, basato su un ritardo tra decisioni di offerta e di domanda.

Presupporre l’aspettativa razionale significa ritenere che le aspettative degli agenti economici siano mediamente corrette.

Questo tipo di modello delle aspettative fu originalmente proposto da John F. Muth (economista americano, collega dell’italiano Franco Modigliani alla GSIA di Pittsburgh), e successivamente divenne influente quando venne usato da Robert E. Lucas Jr (economista americano, premio Nobel nel 1995 e marito della collega Nancy Stokey) e altri.