8 Dicembe, giorno di apparizioni e sparizioni mariane.

La sinistra aveva appena preso la decisione avanguardista di schierare Bersani. La Meloni aveva appena smesso di strabuzzare gli occhi per aver scoperto che le primarie del PDL erano tutta fuffa. Ed ecco il coup de théâtre: Monti decide di dimettersi. Non subito, beninteso. Si dimette ora per dopo. Il commento più significativo sul gran rifiuto montiano arriva da un tweet di Pier Ferdinando Casini: “Chi pensava di costringere Monti a galleggiare ora è servito”. Molti forse avranno pensato al pagliaccio Pennywise quando dice al  piccolo Georgie “Lo vuoi un palloncino? Galleggiano lo sai… Galleggiano, galleggiano tutti e anche tu galleggerai”. Invece no. Stavolta è Casini.

È quella sensazione di disagio interiore, di quelle volte che capisci che si sta completamente mancando il nocciolo della questione, senti che qualcosa ti sfugge, che qualche domanda sta rimanendo senza risposta.

Stiamo parlando della sensazione che dovremmo (condizionale d’obbligo) provare guardando gli approfondimenti dell’attualità italiana in televisione: la crisi si sta facendo sentire ed è, bene o male, l’argomento principale dell’informazione mondiale, ma da noi tutto si risolve ad una discussione sulla tenuta del governo Berlusconi.

Ballarò, Galan ed Enrico Letta discutono sul perché, quando fu tagliato il rating dell’Italia sotto il governo Prodi, l’opposizione di allora diede ragione alle agenzie, mentre oggi, a parti invertite, dice l’opposto.

Come se fosse questo il problema.

frecce tricoloreA 150 anni dall’unità d’Italia sono molti i cambiamenti che hanno modificato la struttura politica e amministrativa della nostra penisola: sono cambiate le “carte in tavola”, il potere è diventato da monarchico a democratico, Nord e Sud si sono uniti sotto il simbolo del tricolore. Dal risorgimento ai giorni nostri moltissimi personaggi sono passati attraverso le “prime pagine” dei giornali per aver compiuto fatti che hanno cambiato radicalmente la storia del nostro paese: si parla di Garibaldi, Mazzini, Cavour, Cattaneo e tanti altri.

Possiamo dire che c’era qualcosa che animava tutti; un patriottismo che rese possibili molte delle loro gesta spesso anche criticate: l’identità nazionale.

Silvio BerlusconiIl Cavaliere è ancora in sella! E sì, perché grazie a soli tre voti di scarto l’ha spuntata ancora una volta. Proprio così, 3 voti tengono a galla il Governo Berlusconi durante la prova più dura, quella di ottenere il voto di fiducia alla Camera dei deputati dopo aver ottenuto quella più larga al Senato. Canta vittoria il Premier, e la canta avendo ragione del fatto che è riuscito nel suo intento, cioè quello di ottenere alcuni voti proprio dalla parte che si era professata dissidente fino ad oggi: il gruppo FLI capeggiato da Gianfranco Fini.

Perché in questa vicenda c’è un rovescio della medaglia: si tratta del dramma che si è consumato all’interno della formazione finiana, in cui si è registrato il “tradimento” da parte di due esponenti che dalla fazione dei “falchi” sono passati a quella delle “colombe”, votando la fiducia a favore del Governo. Il risultato è stato che Berlusconi ha ottenuto una larga maggioranza al Senato e una risicata alla Camera dei deputati. intanto tutti si interrogano su quali saranno gli scenari futuri attraverso i quali questo Governo si muoverà.

Forse sono troppo pessimista (o ottimista), e vedo negli eventi di questi giorni più di una normalissima scaramuccia tra amanti focosi, però sembra proprio che il governo Berlusconi sia giunto ai suoi ultimi respiri. All’orizzonte già si intravedono le balene che vogliono inghiottirlo (Fli, è giusto ricordarlo, è molto più giovane del Pd, eppure ha già preso il suo posto a capo dell’opposizione, almeno virtualmente). Presto l’Italia sarà libera dal giogo berlusconiano, dalla sua corruzione e dalla sua maleducazione.

O forse no.

Spulciando tra la storia della Prima Repubblica, gli episodi di corruzione e maleducazione politica non mancano (senza scomodare Andreotti e amici mafiosi/golpisti, nessuno ricorda Tangentopoli e il caro vecchio Bettino Craxi, padre putativo di Silvio Berlusconi?). Quindi, fatico un po’ a capire da cosa esattamente dovremmo liberarci.

Come penso sarà accaduto a molti italiani, in vista di queste elezioni regionali ho ricevuto a casa una lettera recante la firma dell’esimio Presidente del Consiglio e leader del Pdl, Silvio Berlusconi, con tanto di opuscolo allegato ad elencarmi i motivi per cui dovrei sostenere il suo candidato alle elezioni.

Leggo e mi informo, nella speranza di fare un po’ di luce sugli innumerevoli successi del nostro governo dal maggio 2008 a oggi (sei interessanti pagine di dati).

Tratto da una storia vera, davvero. Premessa: prima di leggere questo articolo vi consiglio di leggere l’intervista (vera) originale ad Alfredo Milioni (la trovate qui). Io ho provato con tutti i mezzi a mia disposizione, ma la sua fa molto più ridere.

Si chiama Alfredo Milioni ed è l’uomo delegato dal PdL a consegnare le liste nella regione Lazio. Del suo fallimento in questa complicata e delicatissima impresa ne parlano ormai tutti i giornali. Quello che pochi sanno però, è il vero motivo del suo insuccesso. Milioni ha finalmente deciso, per la gioia di tutti i curiosi e per levarsi un peso dalla coscienza, di vuotare il sacco. Riportiamo di seguito l’intervista integrale.

In questi giorni molti giovani italiani troveranno il nuovo prodotto del McDonald’s, il McItaly. Un panino con carne, cipolle, crema di carciofo, insalata e pancetta, fortemente voluto e sponsorizzato dal Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Luca Zaia.

Il Ministro leghista, attuale candidato della coalizione Pdl-Lega a Governatore della regione Veneto, ha lanciato questo prodotto come un momento importantissimo di ripresa ed incentivo per i piccoli agricoltori italiani, colpiti pesantemente dalla crisi economica e da una crisi di settore che dura oramai da molti anni.

Questo articolo è falso. Leggi qui

Il governo Berlusconi intende approvare – nel corso della prossima settimana – un nuovo decreto per regolamentare e limitare l’informazione su internet, in particolare per quanto riguarda i social network come Facebook.
Sono state numerose – soprattutto negli ultimi tempi – le iniziative proposte dalla maggioranza (e in misura minore anche dall’opposizione) su questo argomento, tutte sistematicamente fallite: alcune rimaste nel cassetto, altre semplicemente ritirate. Dopo il caso Tartaglia, ad esempio, quando il premier fu vittima di un aggressione al termine di un suo comizio, l’esecutivo aveva minacciato un giro di vite sulla rete, subito smentito a distanza di qualche giorno.

Questa volta, al contrario, il ministro Roberto Maroni assicura che non ci sarà “nessun rinvio e nessun ripensamento”, in quanto – a suo dire – “questo vuoto legislativo non può più essere ignorato dal legislatore. Le leggi in materia esistono già e dovranno essere applicate meglio in futuro, ma non sono sufficienti a regolamentare il fenomeno costituito dalla rete nella sua complessità” (come dichiarato in un’intervista della scorsa settimana a La Repubblica). Si va così a riaprire il cassetto per pescare un progetto già valutato negli scorsi mesi.

Ora sembra passato davvero tanto tempo, ma questo 2009 era iniziato con i migliori auspici: a gennaio si era sancita la pace della guerra tra Israele e Palestina; tutt’ora è in corso la ricostruzione lungo la striscia di Gaza, sostenuta dallo stesso governo israeliano: prima si finisce di ricostruire, prima si potrà ricominciare la guerra. Vecchia storia, va avanti da trent’anni.
E sempre in gennaio Barack Obama ha prestato giuramento come quarantaquattresimo Presidente degli Stati Uniti, inaugurando la nuova era di pace e prosperità dopo le scampagnate militari di Bush.
Una cosa mi ha incuriosito, di quel giuramento: “so help me God” – concluse Obama – una formula che non si usava più dai tempi di Chester Arthur (1881). Bè, fa ridere che il Presidente del più grande paese del mondo chieda pubblicamente aiuto a Dio, sarebbe come se il Primo Ministro giapponese confidasse nell’appoggio di Son Goku (il ragazzo scimmia) per svolgere legittimamente il proprio compito.
Strano paese – gli Stati Uniti. E dire che John Adams, uno dei padri fondatori, disse che “questo sarebbe il migliore dei mondi possibili, se non vi fosse la religione” e che Thomas Jefferson affermava pure che “il cristianesimo è il sistema più perverso che si sia mai abbattuto sull’uomo”.

M. Paladino - Porta di LampedusaDopo la rivolta del ghetto di Detroit nel 1967, il reverendo Albert Cleage osservò: “l’uomo nero è un test d’intelligenza per l’uomo bianco”. Dopo oltre 40 anni si può dire che l’uomo bianco non abbia superato il test, anche se l’elezione di Barak Obama, il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti d’America, ha dato al mondo una grande speranza.

Questa osservazione ci fornisce comunque un suggerimento su come leggere la politica dei paesi occidentali nei confronti dei migranti, e in particolare a renderci conto della gravità dei provvedimenti legislativi adottati dal governo Berlusconi nel mese di luglio.

Anche nell’esperienza individuale, il venire a contatto con qualcosa di altro rispetto a noi, alla nostra cultura, a questa lente attraverso la quale guardiamo il mondo è spesso un’esperienza spiazzante e rivelatrice. È come se ci si vedesse per la prima volta dal di fuori, anche se rimane il fatto che non ci si può distaccare da se stessi ed osservarsi con occhi neutrali: si tratta pur sempre di un coinvolgimento, di un’attività, appunto quella di stabilire e portare avanti una relazione. Varcare il confine è un modo per liberare la propria creatività, ed è anche un modo privilegiato attraverso il quale conoscere se stessi. Abdelmalek Sayad ha parlato di “funzione specchio dei fenomeni migratori“: l’immigrazione è l’occasione privilegiata per rivelare la natura della nostra società, la cartina di tornasole su cui è possibile leggere, come a seguito di una reazione chimica, quello che essa è realmente, di rivelare ciò che è latente nella sua costituzione e nel suo funzionamento, di guardare – insomma – dietro la maschera.