- Salve a tutti, mi chiamo Flavio e non riesco più ad essere italiano -
- Ciao Flavio -
- Io vorrei essere italiano, davvero vorrei tanto, ma ci sono troppe cose che mi impediscono di esserlo. La manifestazione a Roma, il ministero della giustizia che toglia la scorta ai pm anticamorra, Berlusconi… -
- Che c’entra ora Berlusconi? -
- Berlusconi c’entra sempre. Te lo trovi ovunque: in televisione, in radio, sui giornali, dentro tua figlia, in tribunale… no, in tribunale no, lì sicuro non lo trovi. Lui dice di essere nel cuore degli italiani, ma dubito che io e lui diamo lo stesso significato alla parola “cuore”. Sì, ce lo sta proprio mettendo nel cuore. Il suo amore, intendo. Comunque pensaci: in questo preciso momento, da qualche parte nel mondo, Berlusconi sta commettendo un reato. -

I Simpson hanno rappresentato, dopo il periodo dei grandi comici a stelle e strisce, la più grande ventata d’aria fresca nel genere, formando un cartone animato satirico di rara bellezza: protagonista la tipica famiglia americana (padre, madre, tre figli) con Homer, stupido, grasso, incapace, ubriacone e giocatore d’azzardo (lo vediamo perdere soldi a poker o alle corse dei cavalli), per di più violento con il figlio; Marge, aspirante pittrice che ha dovuto sacrificare i suoi sogni per la vita domestica, dopo essere rimasta incinta giovanissima, è una donna senza ambizioni né desideri; Bart, il primogenito, futuro disadattato, bullo che non si fa problemi a fare scherzi pesanti ogni volta che gli riesce possibile, uno dei personaggi più insopportabili e anticipatici dei cartoni animati, a sua volta vittima dei bulli (quelli veri) della scuola; Lisa, la secondogenita intelligente e di grande talento che sa che non uscirà mai dalla mediocrità a causa delle pessime condizioni economiche della famiglia, depressa e disillusa, con affioranti tendenze suicide; Maggie, la piccola di casa, che assiste impassibile alle disgrazie della famiglia e che, nonostante l’età, ancora non ha iniziato a parlare.

Capita che di fronte alle risate della coppia Nicolas Sarkozy – Angela Merkel sull’Italia qualcuno storca il naso, qualcuno ci rida su, qualcuno le appoggi (noi soliti italiani esterofili imbecilli), qualcuno le ritenga inopportune e qualcuno compia un’azione pubblica di condanna vera. Questo qualcuno è il generale Leonardo Tricarico, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica.

Il suo gesto simbolico e profondo consiste nel rispedire al mittente la Legion d’Onore, o meglio in lingua originale la Legion d’Honneur. Istituita da Napoleone il 19 maggio del 1802, rappresenta la più alta onoreficenza e viene conferita per meriti straordinari nella vita militare e civile, non solo quindi a militari (come nel caso del generale Tricarico), ma anche ad imprenditori, funzionari francesi, campioni sportivi e chi si distingue per meriti e successi.

Il valore del generale Tricarico è ben noto all’estero e non solo in Francia. Tra i riconoscimenti conferitegli troviamo infatti la statunitense Legion of Merit, la Gran Croce al Merito della Repubblica Federale Tedesca e l’onorificenza peruviana Piloto peruano ad honorem. Nello specifico, il prestigioso riconoscimento francese con il grado di “ufficiale” gli era stato assegnato da Jacques Chirac per il suo impegno nella guerra del Kosovo.

È quella sensazione di disagio interiore, di quelle volte che capisci che si sta completamente mancando il nocciolo della questione, senti che qualcosa ti sfugge, che qualche domanda sta rimanendo senza risposta.

Stiamo parlando della sensazione che dovremmo (condizionale d’obbligo) provare guardando gli approfondimenti dell’attualità italiana in televisione: la crisi si sta facendo sentire ed è, bene o male, l’argomento principale dell’informazione mondiale, ma da noi tutto si risolve ad una discussione sulla tenuta del governo Berlusconi.

Ballarò, Galan ed Enrico Letta discutono sul perché, quando fu tagliato il rating dell’Italia sotto il governo Prodi, l’opposizione di allora diede ragione alle agenzie, mentre oggi, a parti invertite, dice l’opposto.

Come se fosse questo il problema.

Grattacieli e soleUltimamente vanno di moda le lettere aperte, quelle sincere, col cuore in mano, con i pensieri migliori e profondi che vengono spinti fuori dalla forza del volerli esprimere. Ci provo anch’io.

Sin da quando ero piccolo ho sempre apprezzato gli insegnamenti, i modi di fare e lo stile di vita dei miei nonni, lavoratori modesti ma di grande dignità, che mi hanno permesso, anche con la collaborazione e la continuazione dei loro sforzi da parte dei miei genitori, di vivere una vita che definisco sempre al di sopra dei miei reali bisogni, anzi di quelli che ritengo i bisogni “normali” di una persona: avere diverse televisioni, pc, macchina, poter studiare senza borse di studio e sostegni vari fuori dalla mia regione. Uno straordinario regalo che nulla ha a che vedere col mio merito personale.

europaCome funziona l’Europa? Questa è una domanda che mi attanaglia da tempo. L’Europa, le dodici stelle a sfondo blu, ormai fa parte del nostro quotidiano. E si sa, il dodici è un numero vincente, non solo al Totocalcio (tredici erano invece gli stati all’introduzione della moneta unica, e il tredici è numero ancor più fortunato). Non c’è occasione in cui non ci venga ricordato che noi facciamo parte di una grande realtà, che bisogna ormai ragionare in ottica comunitaria, che ci sono delle normative da rispettare, che i prezzi devono essere omologati agli standard europei, che la sicurezza sul lavoro deve essere regolata su standard europei, che le università devono avere programmi e strutture tali da inserire i giovani nel mercato del lavoro europeo. E via discorrendo.
Abbiamo (abbiamo? Hanno?) firmato il Trattato di Lisbona, e la macchina va avanti inesorabilmente verso un’unificazione politico-amministrativa ancor più netta di quella già presente oggi. Organismi sovranazionali, politichese austroungarico, solco tracciato senza indicare l’orizzonte.

Unione europea”Abbiamo fatto l’Italia: ora dobbiamo fare gli Italiani” affermava ironicamente Massimo D’Azeglio riferendosi alla forzata unificazione dell’Italia e ricevendo aspre critiche da Cavour e dai mazziniani. Sarebbe interessante sapere cosa avrebbe detto a proposito dell’attuale Unione Europea.

Sulla carta l’Unione Europea è il risultato di un lungo cammino storico, che parte dall’impero romano – che racchiudeva quasi completamente i confini europei odierni -, ha il suo primo prototipo con la Giovine Europa di Mazzini del 1834, con l’intento di affermare l’unione ed il rispetto tra i popoli europei, e si concretizza, con la CE, dopo le guerre mondiali, fino ad arrivare ad essere quella di oggi in seguito a 50 anni di veloci cambiamenti. L’Unione Europea ha l’obiettivo di garantire una zona di libero mercato tra gli stati membri attraverso l’istituzione di un moneta unica e di un’unione doganale con il Trattato di Shengen ed attraverso politiche comuni in materia di agricoltura, commercio, ambiente, pesca e difesa. Ma quando si tratta di concretizzare e mettere sul piatto decisioni importanti l’UE diventa timida, insicura, e si frammenta con richieste egoistiche dei singoli stati.

150 anni Unità d'ItaliaLa festa per i 150 anni dell’Unità d’Italia è sicuramente uno degli argomenti caldi di questo periodo, tra chi vuole festeggiare e chi no. Credo che la vera questione non sia tanto festeggiare o meno, ma sapere cosa si sta festeggiando. L’Unità d’Italia l’abbiamo studiata sui libri di scuola, e ripassata a Sanremo, ma è davvero solo quello che merita di essere conosciuto?

È risaputo, anche se spesso dimenticato, che la monarchia sabauda era tutt’altro che d’accordo ad unificare l’intera Italia: inizialmente restia a muovere guerra a tre dlelle maggiori potenze mondiali (Austria, che controllava il nord, Francia, alleata del Vaticano, e Spagna, che era legata al Regno delle Due Sicilie), cavalcò saggiamente l’onda ideologica della Giovine Italia, allo scopo di guadagnare consensi.

risorgimentoDiciassette marzo. Una data, un simbolo, uno Stato. Ma cosa è successo realmente il 17 marzo? E, soprattutto, a quale anno si fa riferimento? Parliamo di una data importante per la storia italiana, di una di quelle date significative che hanno cambiato l’intero periodo storico del Risorgimento italiano.

Quella del 17 marzo è una data ricorrente all’interno dell’epopea del Risorgimento: si potrebbe parlare, infatti, già del 17 marzo 1848, quando Venezia insorse alla dominazione austriaca; una carneficina in cui i veneziani morirono di peste e di stenti a causa dell’assedio delle truppe imperiali asburgiche. Una data simbolo, questa, all’interno di un anno simbolo, il 1848, che vide la nascita della Repubblica Romana, attraverso l’estromissione di Papa Pio IX, e la strenua difesa portata avanti da Mazzini e Garibaldi fino alla sua caduta, 5 mesi più tardi, per mano delle truppe francesi di Napoleone III. Non solo, quello del 1848 è un anno che verrà ricordato anche per l’insurrezione di Milano, culminante nelle “5 giornate” che videro i milanesi cacciare gli austriaci fuori della Lombardia.

divisioniPer quello che è accaduto dentro la fabbrica, dopo le divisioni, riusciranno le forze produttive a crescere insieme? Considerando la realtà al di fuori della fabbrica, l’attuale condizione economica italiana è compatibile con la produzione da “catena di montaggio”? Siamo sicuri che questi ibridi diano nuovi frutti, in altre parole, i profitti? L’idea che si vuole sperimentare è un ibrido, ossia: salari da poveri (portare i limiti all’estremo: turni di 10 ore e pagare i 10 minuti di pausa persi con 0,1877 euro/ora) in paesi (ancora) ricchi.

Oggi in Italia la presenza di una catena di montaggio sembra incompatibile con le attuali condizioni economiche. (Si precisa che qui non ci si riferisce a fabbriche in generale con tutti i loro reparti e uffici, ma esclusivamente all’attività di assemblaggio e quelle con basso valore aggiunto).

Avevo già scritto di Cesare Battisti (leggi l’articolo), ma di recente l’argomento è tornato terribilmente di moda.

Non voglio stare a ricordare di quali reati è stato accusato e condannato, e di come si svolse il processo (per questo, vi rimando al precedente articolo), ma per concentrarmi sul caso Battisti così come viene trattato in Italia oggigiorno.

Il quotidiano che leggo principalmente è La Repubblica, per cui farò riferimento a questo.