WikileaksLo scandalo che circonda il sito web Wikileaks è una provocazione alla libertà di stampa e alla democrazia. È naturale che ci stupisca il tipo di informazioni che alcuni politici ricevono da altri. Ad un altro livello, è più che interessante scoprire dai documenti segreti rivelati sul sito come alcuni paesi arabi si aspettano che Gli Stati Uniti e Israele fermino il programma nucleare iraniano e come la Cina habbia tolto la mano protettrice dalla Corea del Nord, permettendo l’approccio tra i due paesi della penisola coreana.

Libertà, senza padroni è il titolo della conferenza sulla libertà di stampa e sulla dignità dei giornalisti organizzata da un nostro collaboratore, Giovanni Puglisi, per venerdì prossimo, alle ore 20 presso la sala consiliare di Cadoneghe.

La conferenza sarà proiettata in streming sul sito ALTRiTALIA.

Continua da Falla semplice, stupido, parte I.

Tuttavia, il “non regime” di Berlusconi sarebbe riuscito – secondo Curzio Maltese – laddove hanno fallito i fascismi, nonostante i lager e i gulag: l’eliminazione totale dalla scena degli intellettuali, cioè di coloro che pensano autonomamente da un interesse costituito, di chi esprime un pensiero autonomo. “Ma in Italia il pensiero autonomo non esiste, è al servizio di qualcosa”. La sola parola “intellettuale” nell’Italia contemporanea è diventata ormai un insulto. “La figura dell’intellettuale che incide sulla realtà come Pasolini, Moravia, Eco, è ora una figura in ombra sostituita da personaggi mediatici, televisivi, spesso superficiali che non fanno riflettere sulla realtà, ma semplicemente creano un serie di club di seguaci, come se fossero delle rock-star”.

Continua da Marco Travaglio e il divismo informativo, parte III.

Credo che il mestiere del giornalista sia una cosa seria, non un’interpretazione teatrale. Marco Travaglio è abituato – come il suo alter ego Filippo Facci e come tutti gli altri – a vedere il mondo in bianco o in nero, senza il minimo giudizio critico, indispensabile per questa professione. Perché il signor Travaglio non insegna ai suoi fan a non adorarlo? Perché non spiega che la cultura e la coscienza civica di un paese non si fanno con il populismo becero e con la demagogia da divismo, ma crescono proporzionatamente alla libertà di pensiero che si lascia alle persone? Questo non è berlusconismo?

Il travaglismo, come Grillo o come tutti quei sedicenti siti di informazione senza catene che ronzano su Facebook e sui social network (Informazione libera, Informare per resistere, Altra informazione e Freedom italian information) che si spacciano per canali indipendenti, ma che sono solo dei contenitori intrisi di anti-berlusconismo militante fazioso e dal sapore di muffa, sono tutte realtà nocive ad un paese che ancora fatica ad ammettere gli sbagli di un passato costellato da restrizioni e lottizzazioni politiche.

Alla manifestazione per la libertà di stampa di sabato – una manifestazione-farsa – nessuno ha parlato del cancro delle cariche politiche che controllano la Rai: ricordo che io già a 6 anni sapevo che il Tg1 era democristiano, il Tg2 socialista e il Tg3 comunista, ad esempio. Nessuno ricorda che AnnoZero di Michele Santoro – l’Emilio Fede dell’anti-berlusconismo – è alla stessa stregua di Ballarò e di Porta a porta: un parcheggio di luoghi comuni, populismo e disinformazione, dove Travaglio sguazza beato, come un divetto. Ricordo che il nostro 62° posto nella libertà di stampa è generato da cinquant’anni di democrazia cristiana e da vent’anni di socialismo, dal controllo episcopale della prima rete (le immancabili citazioni dall’Osservatore Romano della Buttiglione, ricordate?), da quarant’anni di opposizione comunista che ha fatto della terza rete una roccaforte bolscevica.

“Un giudice pedinato è una cosa che hanno fatto solo servizi segreti e mafia”, dice Dino Petralia del Csm. In effetti, nella breve storia di questa seconda Repubblica, mai un giudice era stato pedinato, spiato e mandato in onda in televisione, per giunta su un canale televisivo di proprietà del Presidente del Consiglio, per giunta coinvolto in un processo presieduto da quello stesso giudice. Spiato, con palese violazione della privacy, e sbeffeggiato per il colore dei suoi calzini.

Questo Paese è divenuto una grande classe scolastica: ci sono le “belle” che usano il loro fascino (e non solo) per ottenere buoni voti dal professore; c’è il bullo che si vanta per le sue frequentazioni femminili, per la sua simpatia, per i suoi soldi, per i suoi vestiti all’ultima moda, per il suo potere. E ogni volta che qualche cane sciolto prova a contraddirlo, lui lo scredita agli occhi degli altri, lo insulta e lo deride; e c’è il resto della classe, che per lo più tace per non finire vittima delle angherie del bullo o nella speranza di ottenere da lui qualche favore.

È già accaduto, non disperate: il direttore dell’Avvenire, Dino Boffo, accusato dalle pagine de Il Giornale e infine insultato perché omosessuale (“Boffo è gay”, tipico insulto diffamatorio scolastico); il direttore de La Repubblica, Ezio Mauro, accusato da Libero e da Il Giornale di aver acquistato un appartamento senza denunciarne parte del prezzo; il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, minacciato dal direttore de Il Giornale Vittorio Feltri di rivelare un suo presunto fascicolo a luci rosse – quando si parla di rispetto delle istituzioni.

Le televisioni e i giornali hanno preso il posto dei servizi segreti sono il braccio armato di Silvio Berlusconi: indagano, scoprono, minacciano, diffamano, dimostrando d’aver appreso la lezione del caro “eroe” Vittorio Mangano.

Secondo Immanuel Kant, la libertà di pensiero è la “capacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro”. Kant riteneva che la libera circolazione delle idee fosse il fondamento della conoscenza e dell’emancipazione dell’uomo.

Esiste oggi la libera circolazione delle idee? Qual è il confine tra la libera circolazione delle idee e il diritto alla riservatezza?

Ho letto con grande interesse il bell’articolo di Alfonso Parziale, Perché non sono andato alla manifestazione di sabato (pubblicato su Die Brücke il 5 ottobre), e relativi commenti apparsi sul web. Personalmente non conosco Parziale; posso però dire che il suo intervento, oltre ad essere animato da una sincera passione e da una indignazione genuina, contiene una buona dose di verità. Gli si può dare torto quando polemizza contro una classe politica cieca e sorda, oltre che irresponsabile? Non mi pare. Si può storcere il naso di fronte alla denuncia dei finanziamenti pubblici alla stampa? Non credo.

E lo stesso potrebbe dirsi delle sue osservazioni sull’abuso del termine «fascista», sulla gestione dell’emittenza pubblica, sul grigiore del giornalismo televisivo, e via discorrendo.

Eppure l’impalcatura del suo ragionamento non mi persuade. Molte dei rilievi mossi da Parziale, peraltro, non mi sono nuovi. Li ho sentiti proferire anche da persone – uomini politici, intellettuali, ovvero miei amici e conoscenti – che, tendenzialmente, si riconoscono in un’area progressista a sinistra del Partito democratico, in prossimità di Sinistra e Libertà o di Rifondazione comunista. Non so se Parziale condivida questa appartenenza; la mia, comunque, non è una critica rivolta esclusivamente a lui, bensì ad un modo, estremamente diffuso a sinistra, di concepire la partecipazione democratica e la promozione dell’interesse generale.

Non sono andato alla manifestazione indetta dalla Federazione della stampa per la libertà della suddetta. Non ho comprato il mio biglietto, niente fermate di metropolitana, niente slogan e sberleffi. E sì che avrei potuto incontrare qualche ragazza, e dopo andarmene al McDonald’s. Sarebbe stato un pomeriggio simpatico, sessantottino; mi sarei inebriato nell’odore di sudore e colonia dozzinale, di cappotti di pensionati, di stole da maestrine, mi sarei fatto trasportare dalla forza e dalla foga della folla, avrei cantato, urlato e mi sarei sentito potente, importante, utile. Mi sarei immaginato come un bravo cittadino a sostegno delle istituzioni. Avrei avuto la coscienza a posto.

E invece no.

Mi sono perso Roberto Saviano, Serena Dandini, Michele Santoro e tutti i notabili che ci si aspetta di vedere a questi eventi. Non ci sono stati, nell’ordine: i punkabbestia coi cani, i rasta, le bottiglie di Peroni da 66cl, quegli odiosi tipi dei centri sociali che raccolgono soldi facendo spettacoli di giocoleria e chiedono sempre l’accendino, le ragazze coi dreadlocks e i cani senza museruola, i vecchietti che una volta votavano Pci e si lamentano dei tempi andati, i comunisti al caviale e le loro pretese intellettuali.

Mi è mancata tutta questa gente, ma ho resistito. Proverò a spiegare con qualche parola i miei perché.

Era da tanto che l’obelisco di piazza del Popolo non vedeva una folla così variopinta. In occasione della manifestazione indetta dalla Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi), una folla di 300mila persone – secondo la stima degli organizzatori – si è riversata nella piazza romana. La particolarità di questa manifestazione è che il “pubblico” era composto da persone appartenenti a decine di partiti, organizzazioni, gruppi no-profit e sindacati di diversi colori e di diversa appartenenza, oltre ovviamente a numerosissimi cittadini giunti in autonomia a rappresentare se stessi: nella piazza c’erano bandiere che andavano dal tricolore del Pd al rosso di Rifondazione e del PCdL, dalla Cgil ai gruppi ambientalisti, dall’Anpi a Libera; c’erano stand de L’Unità, di Repubblica, dell’Arci e dell’Udu, insieme a molte altre realtà della società civile.

Sul palco, a presentare gli interventi e gli artisti, Andrea Vianello, conduttore di Mi manda Rai Tre e – come lui stesso si è definito – “un farabutto di Rai Tre”. Molte le voci importanti che si sono alternate: ha aperto i lavori il segretario della Fnsi, Franco Siddi, che ha tenuto un lungo e accorato comizio sindacale sulle motivazioni stesse della manifestazione. Hanno seguito a lui il costituzionalista Valerio Onida, prima, e Roberto Saviano poi, che ha ricordato a tutti come la libertà di pensiero e d’informazione sia l’unico mezzo di salvezza per molti concittadini oppressi dalle mafie, aggiungendo poi che “spesso verità e potere non coincidono”.

Ci sono stai poi anche gli interventi dell’ex direttore dell’Ansa, di Neri Marcorè, gli intramezzi musicali, l’intervento dei precari della scuola. Il corteo di questi ultimi è poi proseguito verso il Ministero dell’istruzione, dove hanno chiesto proprio ai giornalisti di fare più attenzione ai problemi del Paese e meno a veline ed escort.