Il Cavaliere è ancora in sella! E sì, perché grazie a soli tre voti di scarto l’ha spuntata ancora una volta. Proprio così, 3 voti tengono a galla il Governo Berlusconi durante la prova più dura, quella di ottenere il voto di fiducia alla Camera dei deputati dopo aver ottenuto quella più larga al Senato. Canta vittoria il Premier, e la canta avendo ragione del fatto che è riuscito nel suo intento, cioè quello di ottenere alcuni voti proprio dalla parte che si era professata dissidente fino ad oggi: il gruppo FLI capeggiato da Gianfranco Fini.
Perché in questa vicenda c’è un rovescio della medaglia: si tratta del dramma che si è consumato all’interno della formazione finiana, in cui si è registrato il “tradimento” da parte di due esponenti che dalla fazione dei “falchi” sono passati a quella delle “colombe”, votando la fiducia a favore del Governo. Il risultato è stato che Berlusconi ha ottenuto una larga maggioranza al Senato e una risicata alla Camera dei deputati. intanto tutti si interrogano su quali saranno gli scenari futuri attraverso i quali questo Governo si muoverà.
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Tutto l’entusiasmo, tutto quel bisogno di cambiare che aveva visto protagonista la cittadinanza milanese alla vigilia delle primarie, si è spento: dissolto in una nuvola di fumo, perso in una serie di scontri e di litigi che poco o nulla hanno da spartire col principio fondativo delle primarie, e che in poco o nulla appartengono alla sfera delle elezioni amministrative.
Ha vinto Giuliano Pisapia, con un distacco di cinquemila voti dal secondo candidato favorito dai sondaggi, Stefano Boeri. La notizia è assolutamente positiva: ha vinto un candidato della società civile, su cui poi tutti i partiti della sinistra avrebbero dovuto convergere in vista delle elezioni. Così non è stato, ed anzi, paradossalmente la questione si è trasformata in un’immensa diatriba a livello nazionale che ha voluto come blocchi contrapposti Nichi Vendola e il Pd.
A cominciare da quell’infelice commento di Gad Lerner (“con Giuliano Pisapia la sinistra vince nettamente le primarie”) che, primo tra tutti, ha tracciato la linea di un percorso mediatico all’insegna delle incomprensioni; per poi completare l’opera non solo con i giornali che hanno pubblicato titoli come “Ha vinto Pisapia, ha perso il Pd“, “il Pd ha preso una batosta alle primarie milanesi. Ha vinto il candidato della sinistra“, “Vendola sconfigge il Pd“, “Vendola vince a Milano“, ma anche con le assai poco limpide dichiarazioni di esponenti del Pd milanese (come Mariapia Garavaglia) che affermano l’intenzione di togliere l’appoggio a Pisapia per le prossime elezioni amministrative.
Viene quasi naturale chiedersi se qualcuno abbia effettivamente capito il significato dello strumento delle primarie. Come si può pensare di ridurre le primarie a un referendum (o, peggio, a un derby) pro o contro il Pd? Che senso ha?
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