Ieri sera a darne la notizia è stato il direttore del Tg4, Emilio Fede, contattato telefonicamente dal Ministro degli esteri, Franco Frattini.
I recenti incontri di Tripoli dunque, oltre a festeggiare i 60 anni di governo di Gheddafi, sono serviti anche per concludere importanti accordi d’intesa reciproca tra i due paesi del Mediterraneo, riguardanti lo sviluppo economico e sociale delle due nazioni.
Mentre sui cieli della capitale libica erano tutti col naso all’insù al passaggio delle frecce tricolori, negli uffici del Ministero degli esteri, Frattini e il suo pari ruolo Abdel-Rahman Shalgam hanno ultimato le trattative.
Gli accordi prevedono il passaggio del controllo dell’isola di Lampedusa e delle acque circostanti all’autorità libica, che ne farà dunque un enclave nel territorio, o meglio, nelle acque italiane.
Raggiunto l’accordo con la Libia sui clandestini
Pubblicato il 17 settembre 2009, ore 13:27
Entro il 2011 il Vaticano si trasferirà in Francia
Pubblicato il 10 settembre 2009, ore 17:35
Sembra proprio che questi primi decenni del terzo millennio siano destinati a segnare un profondo e radicale cambiamento nella storia dell’umanità.
Dopo l’11 settembre 2001 – data in cui, a detta di molti, la storia del mondo è entrata in una nuova e critica fase -, a distanza di quasi otto anni ci troviamo di fronte a una notizia ancora più sconvolgente: dopo settecento anni, il papato cambierà sede (e quindi, con lui, tutti gli alti organi istituzionali del Vaticano), trasferendosi ad Avignone, in Francia.
L’annuncio arriva proprio in occasione della settecentesima ricorrenza della cattività avignonese, periodo durato sessantotto anni (1309-1377), in cui la sede papale si spostò appunto da Roma nella città francese.
La notizia ha del clamoroso, ed è cominciata a trapelare nei giorni scorsi in ambienti vicini alla Chiesa.
Silvio Berlusconi è morto. Piersilvio succederà al padre
Pubblicato il 3 settembre 2009, ore 15:07
Repubblica, 09:31: in mattinata Silvio Berlusconi è stato colpito da un improvviso malore durante una riunione a Roma con il ministro Roberto Maroni. È stato ricoverato d’urgenza presso il Gemelli intorno alle 9. Le condizioni sembrano essere gravi.
Ansa, 09:39: il legale del premier, Niccolò Ghedini, ha appena dichiarato: “sono tutte menzogne, ho parlato con Silvio cinque minuti fa, precisamente alle 9:35. È in Sardegna da ieri, sta lavorando per gli italiani e sta benissimo”.
Ansa, 09:41: Sandro Bondi: “la sinistra dovrebbe vergognarsi. È l’ennesima calunnia di Repubblica e del suo gruppo editoriale. Inventano notizie di sana pianta per screditare la figura del nostro Premier agli occhi degli italiani. Ma questo comportamento torna indietro come un boomerang. Comunisti eravate e comunisti restate”.
Repubblica, 09:45: una nota del Gemelli riferisce che il premier Silvio Berlusconi è stato trasportato al pronto soccorso alle 09:02 e ricoverato d’urgenza. Confermata la precedente notizia. Le condizioni sono gravissime, il primario che l’ha preso in cura afferma che “potrebbe non farcela”.
La notizia aleggiava nell’etere già dalle prime ore dell’alba, e le voci cominciavano a diffondersi tra gruppi di volontari e di spazzini comunali che stavano allestendo l’area riservata al democratic party del capoluogo ligure. Unico rappresentante invitato dell’attuale governo, quello di Gianfranco Fini doveva essere un incontro di cortesia. Invece l’attuale Presidente della Camera è stato artefice dell’evento che cambierà radicalmente la storia del giovane partito del centro-sinistra, e probabilmente dell’intero Paese.
Durante l’intervento di Fini, tutto il pubblico riformista sembrava quasi rapito e ossequiosamente assorto. Il candidato del Pd non si è risparmiato nello spiegare i motivi del suo clamoroso cambio di rotta: “con il tempo mi sono reso conto che gli ideali abbracciati lungo questo trentennio di vita politica stavano venendo meno. È emersa una mia assoluta incongruenza, non solo con gli alleati del centro-destra, ma con i miei stessi compagni di partito. Inoltre, mi sono accorto che una coalizione così non può andare lontano, influenzata com’è dalle ingerenze di un uomo che vuol fare di un polo liberal-democratico la sua azienda personale”.
Va innanzitutto premesso che è stata una tornata elettorale sufficientemente inconsueta, perché abituati a scrutini dagli eclatanti ribaltoni, dalle conferme schiaccianti, oppure (in casi minori) dai desolanti pareggi. Almeno per quanto riguarda le elezioni europee, si è invece assistito alla realizzazione del caos calmo morettiano: generalmente – e a una stratificazione più esterna – nulla di nuovo oltre l’orizzonte già conosciuto; ma una volta superata la scorza del sistema Italia, un’inoppugnabile, seppure ovattata, inversione di tendenza politica.
Volendo subito arrivare a una conclusione quanto più possibile sintetizzata: confermato il primato dei partiti di governo, mancata affermazione del mito berlusconiano; fratturata l’idea politica del Partito Democratico, resistite le basi dello stesso progetto politico; diminuito il consenso per il bipartitismo, esteso il populismo; riacquisito l’elettorato di sinistra, castigate – per l’ennesima volta – le sinistre.
Ma andiamo con ordine.
Da qui a due settimane (6 e 7 giugno) avremo il nuovo scontro fra titani (?), questa volta per la conquista dell’Europa. Partendo dal presupposto che queste elezioni sortiranno ben pochi effetti in Europa – visto come il Parlamento Europeo si barcamena alla ricerca di una qualche posizione influente sulle politiche del vecchio continente -, è altrettanto difficile che dagli esiti vedremo mutare i rapporti di forza all’interno del paese, dato che verosimilmente non si avranno grosse sorprese e che daremo all’esterno un mero riflesso della situazione attuale.
Ormai è sotto gli occhi di tutti la totale immunità – non quella del Lodo Alfano, s’intende – di cui gode il nostro Premier nei patri confini: né le inefficienze degli aiuti statali ai terremotati (aiuti ridotti a circa un quarto nel giro di nemmeno due mesi, a dispetto dei proclami, anche quelli – a pensar male – come al solito dai risvolti elettorali), né lo scandalo su Noemi Letizia – scandalo? A sentire i principali media “complotto” -, né la vallettopoli – o come direbbe Guzzanti padre, “la mignottocrazia” -, ormai imperante nel partito, scalfiscono minimamente la popolarità del Silvio nazionale.
Passate le fastose celebrazioni di nascita e battesimo del PdL, abbiamo infatti una macchina da guerra pronta a sferrare l’ennesimo colpo, forse quello decisivo, al Pd, più grandicello d’età, ma a ben vedere non svezzato ancora a dovere.
Quattro chiacchiere con Mirko Pagliai, X
Pubblicato il 5 aprile 2009, ore 22:33
Quattro chiacchiere con Mirko Pagliai, parte X.
Ovvero: la politica delle pacche sulle spalle, la stampa è faziosa, donne che fanno la spesa, legge 40.
Gli episodi di eliminazione di profili Facebook di moltissimi utenti mi hanno colpito sia in maniera diretta, per l’amico Mirko Pagliai – a cui porgo di nuovo tutta la mia solidarietà – ed indiretta, per la disattivazione del profilo del Senatore Giuseppe Lumia e dell’Onorevole Pierferdinando Casini.
L’essere bannati da un forum o da un social network, in questo caso, dovrebbe essere conseguenza del superamento di alcune regole di comportamento poste in precedenza dagli iniziatori del suddetto contenitore virtuale; in realtà sia Mirko, che molti altri, non avevano fatto niente di male se non pubblicare delle affermazioni provocatorie (nel caso del direttore di questo giornale le frasi erano verso la politica sulle immigrazioni del governo).


