Va innanzitutto premesso che è stata una tornata elettorale sufficientemente inconsueta, perché abituati a scrutini dagli eclatanti ribaltoni, dalle conferme schiaccianti, oppure (in casi minori) dai desolanti pareggi. Almeno per quanto riguarda le elezioni europee, si è invece assistito alla realizzazione del caos calmo morettiano: generalmente – e a una stratificazione più esterna – nulla di nuovo oltre l’orizzonte già conosciuto; ma una volta superata la scorza del sistema Italia, un’inoppugnabile, seppure ovattata, inversione di tendenza politica.
Volendo subito arrivare a una conclusione quanto più possibile sintetizzata: confermato il primato dei partiti di governo, mancata affermazione del mito berlusconiano; fratturata l’idea politica del Partito Democratico, resistite le basi dello stesso progetto politico; diminuito il consenso per il bipartitismo, esteso il populismo; riacquisito l’elettorato di sinistra, castigate – per l’ennesima volta – le sinistre.
Ma andiamo con ordine.
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Da qui a due settimane (6 e 7 giugno) avremo il nuovo scontro fra titani (?), questa volta per la conquista dell’Europa. Partendo dal presupposto che queste elezioni sortiranno ben pochi effetti in Europa – visto come il Parlamento Europeo si barcamena alla ricerca di una qualche posizione influente sulle politiche del vecchio continente -, è altrettanto difficile che dagli esiti vedremo mutare i rapporti di forza all’interno del paese, dato che verosimilmente non si avranno grosse sorprese e che daremo all’esterno un mero riflesso della situazione attuale.
Ormai è sotto gli occhi di tutti la totale immunità – non quella del Lodo Alfano, s’intende – di cui gode il nostro Premier nei patri confini: né le inefficienze degli aiuti statali ai terremotati (aiuti ridotti a circa un quarto nel giro di nemmeno due mesi, a dispetto dei proclami, anche quelli – a pensar male – come al solito dai risvolti elettorali), né lo scandalo su Noemi Letizia – scandalo? A sentire i principali media “complotto” -, né la vallettopoli – o come direbbe Guzzanti padre, “la mignottocrazia” -, ormai imperante nel partito, scalfiscono minimamente la popolarità del Silvio nazionale.
Passate le fastose celebrazioni di nascita e battesimo del PdL, abbiamo infatti una macchina da guerra pronta a sferrare l’ennesimo colpo, forse quello decisivo, al Pd, più grandicello d’età, ma a ben vedere non svezzato ancora a dovere.
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