Sulla faccenda Polverini-Formigoni c’è davvero poco da dire, tuttavia potrebbe essere abbastanza interessante. Doverosa una premessa: le elezioni vinte a tavolino o per impedimenti burocratici sarebbero preferibilmente da evitare, causa inutilità; d’altro canto le regole sono regole, creano dei vincoli ma creano anche la Libertà, in altri termini liberano attraverso un vincolo. Servono innanzitutto a permettere a tutti di partecipare, prima di impedirlo a qualcun altro.
Riflettevo sulle parole di ieri di Renata Polverini. Un’incessante lancio di attacchi del calibro di «vogliono la prova di forza? Gliela daremo, a piazza Farsene»; oggi proseguiti, da lei o per tramite dei suoi collaboratori, anche proprio sulla stessa piazza, tra i vari «è un golpe strisciante della sinistra», «è un complotto», «dietro quanto è accaduto, c’è una regia, una volontà di escluderci» (articolo de l’Unità).
Sostanzialmente è il berlusconismo spicciolo che conosciamo ormai da più di un decenno: e la giustizia a orologeria, e i complotti, e gli attacchi scorretti della sinistra, e noi che andiamo avanti lo stesso perché noi siamo noi e voi non siete un cazzo, e il mostro di Lochness, e un’imminente invasione di alieni comunisti da Marte, e badabum, e badabam, bla, bla, bla.
L’interessante è insito nella forma. Perché soffermandosi sulla persona di certi predicati verbali (ad esempio il primo “vogliono”), sorge spontanea una domanda: ma di chi cazzo parlano?
“Vogliono”. Secondo persona plurale.
Sintetizziamo innanzitutto il problema: le liste sono state escluse per delle inadempienze burocratiche. Cioè ci sono delle regole per le quali – chessò, giusto per sparare un esempio generale – tu devi sbarrare una certa casella. Non hai sbarrato la casella? La domanda, il modulo, il certificato non è valido, mi spiace. Avete presente quando dovete iscrivervi a un sito e dovete spuntare la casella “ho letto e accetto il regolamento”, e se non lo fate appare un messaggio di errore? Ecco, ci siamo capiti.
Bisogna anche evidenziare un distinguo fondamentale tra giustizia e burocrazia – distinguo che questi signori vorrebbero nascondere: è sempre un giudice che decide se le regole sono state rispettate, in questi casi (presentazione di liste elettorali). Tuttavia qui non c’è un processo, dei testimoni, delle prove, infine il dovere di stabilire se l’accusato ha commesso o no un determinato reato. La regola burocratica dice che quella casella deve essere sbarrata. Il giudice controlla se è stata sbarrata o meno, tutto qui. Se riconosce l’inadempienza, una nostra inadempienza, come poter criticare il suo giudizio, crederlo fazioso?
Si capisce che c’entrano poco i magistrati, la giustizia a orologeria, la sinistra o i radicali che siano, i complotti, queste cazzate qui. Trattasi semplicemente di presentare una richiesta come stabilisce la legge.
Dunque, dicevamo: di chi cazzo parlano? Quando Renata Polverini dice “vogliono”, a chi si riferisce? La legge elettorale vuole una prova di forza? E lei come fa a saperlo? Dia pure la sua prova di forza, poi ci racconterà qual è stata la reazione delle legge, se è rimasta intimorita o se ha mostrato indifferenza. Magari si spaventerà così tanto (la legge) che fin fine si abrogerà da sé pur di togliere l’imbarazzante disturbo.
Non di meno sono i colleghi della signora. Il meglio arriva – come sempre – da Roberto Calderoli, che dichiara: “ci sono furbi che cercano le vittorie a tavolino”. La legge – in questo caso una legge molto furba – si è messa d’accordo con il centrosinistra e grazie al suo ingegno (l’ingegno della legge, che – lo ripetiamo – è una legge molto furba, quindi anche ingegnosa) ha sbarrato la strada al centrodestra. Non c’è da meravigliarsi: Calderoli aveva già etichettato un’altra legge come “porcata” (la sua, e a buon ragione!), figurarsi cosa sarà mai etichettarne un’altra come “furba”.
Sì, poi lo sappiamo che parlano dei propri avversari, come se fosse colpa loro se sono stati incapaci di presentare le liste come indicato. Ma tanto vale farsi due risate, no?
C’è invece poco da ridere quando parlano (per davvero) di scendere in piazza, come d’altronde è già stato. Innanzitutto non se ne coglie l’utilità, visto che – l’abbiamo detto – ci sono una e più regole ignorate e non si capisce perché un magistrato debba tenere a conto la protesta di chi ha ignorato quelle regole e si vede rigettata la propria richiesta. Ci mancherebbe altro. In questo senso: la proposta è rivolta all’indirizzo di chi? Passi il precedente umorismo circa la legge-destinataria delle proposte; realmente parlando, una simil protesta a che è indirizzata?
Preoccupante è il messaggio che traspare: noi abbiamo il consenso e chi ha il consenso può permettersi di violare le regole, nell’incuranza verso chi magari si è preoccupato di rispettarle.
Tant’è che Silvio Berlusconi è arrivato ad affermare: “temo la reazione della nostra gente”. Come a dire che gli elettori del centrodestra potrebbero adirarsi se i loro rappresentanti, forti del loro consenso, non si vedrebbero concessa nemmeno la possibilità di ignorare una regola così piccola e così inutile, piuttosto che adirarsi perché i loro rappresentanti hanno falsato la corretta presentazione della lista. Proprio il berlusconismo più viscerale: tra la regola e chi l’ha violata, la colpa è della regola che esiste e non di chi l’ha violata. Un po’ come se si dicesse: “infatti, se non ci fosse, io non l’avrei violata”. E già.
Viene poi da chiedersi: sono al governo da sedici anni (escluse le brevi parentesi prodiane), se ritengono superficiale l’esistenza di una certa regola, se la ritengono solo un impedimento burocratico fine a se stesso (io penso lo sia), perché non l’hanno abolita? Renato Brunetta promette, promette, ma quando arriva l’oste sul piattino rimangono solo i suoi roboanti proclami.
Qui abbiamo un legislatore infuriato nel momento in cui la legge viene ugualmente applicata anche a lui.
Tuttavia abbiamo un motivo per rincuorarci: questo è un sondaggio pubblicato sul sito del Club della Libertà (PdL), cancellato dagli stessi gestori del sito in tempi brevi, non appena si è creata una tendenza – ahimè – irreversibile.

Mirko Pagliai
