Ieri, tramite Google e il servizio di monitoraggio di Die Brücke (AdSense, che ci permette di conoscere i siti che linkano o ripubblicano i nostri articoli), ho piacevolmente constatato come il mio ultimo articolo, titolato 12000€ al mese per Renzo Bossi, si sia diffuso velocemente sulla rete, su blog e forum. A volte – come già detto – semplicemente linkato, a volte ripubblicato tramite copia e incolla – e, in quest’ultimo caso, faccio presente che si è comunque tenuti a linkare Die Brücke e a indicare il nome dell’autore, mancanza che ho spesso riscontrato.

In ogni caso, e in più di un’occasione, alcuni utenti, nei commenti e nelle risposte su questi forum, hanno messo in discussione l’insufficienza delle fonti (Travaglio e L’Antefatto) o la loro scarsa credibilità. È dunque giusto, da parte mia, rimediare, e tornare ad affrontare l’argomento alla luce di quanto fatto notare.

Partiamo dall’assunzione all’Expo di Milano.

L’articolo su L’Antefatto – per altro già linkato nell’articolo originale – è disponibile qui, sul blog di Franca Rame. Al punto 2 si domanda a Umberto Bossi, padre di Renzo: “dopo aver lanciato su Facebook il gioco Rimbalza il clandestino, suo figlio Renzo è stato nominato membro di un osservatorio dell’Expo di Milano. Attraverso quali canali di reclutamento e in ossequio a quali criteri suo figlio ha ottenuto tale nomina da 12mila euro al mese?”.

Faccio notare che Sandra Amurri (breve biografia su Wikipedia) non è certamente una blogger, bensì una giornalista (tra l’altro, anche di un certo livello), e che altrettanto L’Antefatto non è un blog, ma un giornale a tutti gli effetti (Editoriale il Fatto S.p.A. – C.F. e P.IVA 10460121006). Quindi – checché se ne voglia poi dire – è una fonte attendibile, e non meno di qualsiasi altra a proposito. Bisognerà vedere se si può dire lo stesso della notizia in questione.

La notizia sull’incarico è stata ripresa anche da Libero, che in un articolo (ndr, non più disponibile) dello scorso 22 gennaio spiega la finalità di questo osservatorio (“tutelare le piccole medie imprese che vivono il momento fieristico come l’opportunità più importante della promozione aziendale”) e annuncia la partecipazione di Renzo.

Il giorno successivo, 23 gennaio 2009, anche La Repubblica pubblica un articolo sull’argomento, spiegando che “i leghisti hanno messo in piedi una specie di comitato di liberazione dall’egemonia formigoniana sulla Fiera di cui farà parte Renzo Bossi“.

Ne hanno parlato anche Polisblog (qui) e 02blog (qui). Nonostante i nomi, anche queste due sono delle testate a tutti gli effetti (rispondono entrambe alla testata Blogo.it, registrata presso il Tribunale di Milano n. 487/06., P. IVA 04699900967).

La notizia è dunque confermata, sebbene solo Sandra Amurri faccia riferimento a 12.000€ mensili. Si faccia caso che lo stesso articolo di Libero riporta queste parole dell’assessore lombardo Davide Boni: “abbiamo pensato di costituire uno strumento esterno, indipendente, al servizio delle piccole e medie imprese, con il compito di raccogliere le valutazioni degli espositori e le eventuali segnalazioni di anomalie riscontrate nel sistema fieristico regionale”.

Questo osservatorio, quindi, potrebbe essere a spese e consumo della Lega Nord, anche perché – a guardare la lista dei suoi membri – è formato da soli leghisti.

Per quanto riguarda il ruolo di portaborse all’europarlamento, si trovano due sole fonti nel web – almeno io non ne ho trovate altre.

La prima è Marco Travaglio, che alla fine di Zoo Lega Nord parla di Francesco Speroni: “anche lui ha sempre tuonato contro le pratiche nepotiste di Roma ladrona e quindi, come assistente accreditato al Parlamento europeo, si è portato un altro membro della famiglia Bossi, ovvero il primogenito di primo letto Renzo Bossi, che studia da fuoricorso all’università, è noto come un appassionato di automobili e non si è capito bene che cosa ci stia a fare o ci stesse a fare al Parlamento europeo. Stiamo parlando di portaborse, assistenti pagati profumatamente con denaro pubblico: pare che prendano al lordo 12.000 euro al mese, pensate”.

L’altra, invece, è JulieNews (anche questa una testata: New Information S.r.l. – P.I. 07880210633 – reg. trib. Napoli n° 5351 del 17/12/2002), che ha dedicato alla faccenda un articolo. Proprio questo è quello che nella giornata di sabato ha rimbalzato sul web, in particolare su Facebook. Ed è lo stesso da cui è partito il mio articolo – insieme a quello di Travaglio, che ho rintracciato subito dopo.

Parliamo degli stipendi dei portaborse, visto che molti mettono in discussione la cifra (all’infuori di Renzo Bossi), ritendola esagerata – qualcuno ha persino parlato di “massimo 1000€ al mese”.

Da un’inchiesta di aprile di Panorama, risulta che gli europarlamentari guadagnino 140.436 euro l’anno (pari a 11.703 euro al mese) più 287 euro al giorno, forfettari, di presenza alle sedute di aula o in commissione. A questi si aggiungono “15.496 euro al mese per reclutare uno o più assistenti parlamentari“. Sul sito del Parlamento europeo troviamo una pagina che precisa quest’ultimo aspetto: “i deputati al Parlamento europeo possono scegliere il proprio personale nei limiti di bilancio fissati dall’istituzione. [...] Per il 2009, l’importo mensile massimo disponibile per tutte le spese sostenute è pari a 17.540 EUR per ciascun deputato”.

Due piccole, seppur importanti precisazioni:

  1. da quest’anno tutti gli stipendi verranno “allineati” a 7.666,31€ fissi (5.700€ netti), più 4.402€ per altre spese eventuali, più 17.570€ per l’indennità di segreteria (stipendi e spese degli assistenti) – da qui la famosa incazzatura di Mastella;
  2. c’è sempre stata una diversità tra gli stipendi degli europarlamentari, in base alla nazionalità. La stessa diversità c’è sempre stata anche tra un europarlamentare e un parlamentare di stessa nazionalità (differenza tra lo stipendio in seno al Parlamento europeo e quello del proprio Parlamento).

Proviamo a raggiungere qualche conclusione. Cosa può essere successo? Entrambe le notizie potrebbero essere vere. Ma potrebbero essere entrambe il frutto di un solo, enorme equivoco.

Precisamente: nel 2004 Umberto Bossi era riuscito a garantire il posto di portaborse al fratello e all’altro figlio, come raccontato dal Corriere della sera in un articolo dell’11 novembre. Venne tutto annullato non appena scoppiò lo “scandalo”.

Marco Travaglio (o anche JulieNews – anche se è più probabile che sia stato il primo) potrebbe aver avuto due “sviste”: una sulla data dell’articolo, ritenuto erroneamente “fresco”, e una sul figlio in questione (che non è Renzo, almeno non era Renzo per il fatto in questione). Le cose possono essere andate così, anche perché allora l’europarlamentare di riferimento era sempre lo stesso Speroni – difficile credere che abbiano tentato due volte lo stesso escamotage.

D’altra parte, c’è anche da dire che se l’errore è davvero questo, non si capisce perché allora Travaglio non abbia fatto riferimento anche al fratello di Umberto nella stessa occasione.

Difficile a dirsi. Meglio aspettare un’eventuale conferma o (al contrario) smentita dai diretti interessati – che difficilmente potranno tirarsene fuori senza proferire parola.

Quel che è invece è molto più probabile è che l’Amurri, nel suo articolo, abbia preso lo stipendio da portaborse e che, facendo un bel po’ di confusione, l’abbia applicato a quello di un membro dell’osservatorio (che, presumibilmente, è della Lega, come già ipotizzato e come indicato da Libero).

Ciò nonostante la notizia dell’assunzione è certamente e comunque vera. Qualcuno si è detto che in questo caso, visto che la spesa è del partito, sono liberi di fare quello che meglio credono – ovvero di inserire chi vogliono nell’osservatorio.

Non è propriamente così. Anche ammettendo che i membri dell’osservatorio siano stipendiati dal partito, e quindi non direttamente dai contribuenti, il partito stesso è finanziato dai contribuenti, che in questo modo pagherebbero comunque (seppur indirettamente) l’osservatorio.

Un’ultima considerazione, postuma. Qualcun altro (mi riferisco sempre ai commenti o alle repliche su questi blog e forum, evitando di citare qualcuno direttamente) ha chiesto cosa ci sia di tanto scandaloso, per un certi personaggi (Umberto Bossi), nel mettere i figli in posti di rilievo.

Fermo restando che – fosse anche giusto – bisognerebbe comunque preoccuparsi prima che questi figli studino e studino come si deve – accertandosi così che, anche se non forniti della giusta competenza, abbiano almeno una preparazione adeguata -, si prende atto del fatto che in questo Paese molti sono mafiosi, anche se nel loro piccolo, e che molti altri, non potendo esserlo contro la loro volontà, non si farebbero poi molti problemi a esserlo, se ne avessero l’occasione. A buon rendere, ovviamente.

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