Negli Stati Uniti infiammano aspre polemiche per la decisione del presidente Barack Obama riguardo al permesso federale al gigante petrolifero canadese TransCanada sull’avvio del progetto Keystone XL, l’oleodotto di 2700 chilometri che avrebbe dovuto trasportare il petrolio estratto in Canada fino al Texas, passando per sei Stati americani su cui era prevedibile un forte danno all’ambiente ed ai terreni agricoli interessati.
Obama voleva rimandare a dopo le elezioni la decisione ma, messo alle strette dall’opposizione, che ha insistito per avere una decisione sull’oleodotto entro sessanta giorni dalla conclusione dell’accordo di fine 2011 sulle tasse, ha negato il permesso.
La sua scelta è naturalmente avversata dalla maggioranza del Partito Repubblicano, e da alcuni sindacati che rimpiangono la perduta occasione di creare almeno 20.000 posti di lavoro (in realtà 6.000 secondo le stime ufficiali), e di far abbassare il prezzo della benzina, che invece secondo gli ambientalisti sarebbe in realtà aumentato…
Insomma, non si sa quali sarebbero stati gli effettivi benefici, ma di certo c’erano i danni, scongiurati dal diniego del presidente americano all’operazione.
Succede spesso che si sia costretti a scegliere tra potenziali guadagni e diritto alla salute e ad un ambiente sano, in America come altrove.
Può trattarsi di un oleodotto, di una centrale nucleare, di un grosso elettrodotto che diminuirà le bollette della luce costando però qualche rischio in più di tumori e leucemie per chi vivrà a ridosso della sua fascia di rispetto…
Proprio in Italia, con la scusa della crisi e delle misure straordinarie, stiamo per averne un nuovo esempio. Nel decreto sulle liberalizzazioni licenziato il 20 gennaio, infatti, insieme all’abolizione delle tariffe minime e ai turni liberi per le f’armacie, ci sono anche alcuni articoli che prevedono più libertà per quelle imprese che intendono portare avanti attività potenzialmente dannose per la salute umana.
Sono previste procedure semplificate e più veloci sia per lo sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale (quindi nuovi elettrodotti, si può immaginare), sia per il rilascio di concessioni petrolifere. Già certo un investimento da sei miliardi in Basilicata, per passare a una produzione nazionale di 104.000 barili al giorno contro gli attuali 80.000, che superano già di gran lunga il fabbisogno giornaliero italiano.
Pensate a quanto diminuirà il costo della bolletta della luce, e ancor più quello della benzina grazie a queste liberalizzazioni, e a quanti posti di lavoro!
Ma prima di decidere se ne vale la pena, pensate anche a cosa ci costeranno: le attività di estrazione, stoccaggio e trasformazione del petrolio comportano alcuni danni alla salute, tra i quali alterazioni della normale funzionalità respiratoria causate da esposizioni protratte agli ossidi di azoto, oppure abbassamento delle difese immunitarie e della resistenza allo sforzo fisico per via del monossido di carbonio (gas anche letale ad alte concentrazioni). Il benzene, poi, è una potenziale causa di leucemia, mentre è riconosciuto come agente cancerogeno per l’uomo al punto che non è possibile definire una soglia sotto la quale non si hanno effetti sulla salute.
Ora, in questa prospettiva pensate al risparmio sul carburante e al posto di lavoro, probabilmente un tantino usurante, che queste attività possono portare, e decidete se vale la pena di comprare un tumore o qualche altro male a circa 1300 euro al mese.
Antonella Franceschini
