Vito Stassi detto Carusci è una figura straordinaria nel panorama arbreshe sociale e politico, protagonista del Biennio Rosso, (1919/1920), autodidatta, estremamente sensibile nei riguardi della continua formazione intellettuale, (dedicava il tempo libero a leggere i giornali alle persone comuni, spesso analfabete, per far conoscere la realtà, per invitarli a riflettere e formulare un loro pensiero); giovanissimo, ha in affidamento la cassa della disciolta federazione socialista, grazie alla fiducia concessagli da Nicola Barbato, medico fondatore e dirigente dei Fasci Siciliani. Per dare risposte concrete ed immediate ai contadini e agli artigiani ”si costruiscono” in quegli anni la Cooperativa del Lavoro, la Lega di Miglioramento, la Camera del Lavoro, la Società Anonima Cooperativa.
Sono anni di fermento e Piana degli Albanesi, allora chiamata “dei Greci”, è un centro molto attivo.
Il Centro di cultura contemporanea Strozzina di Firenze, ospita fino al 28 luglio una mostra dedicata alla bellezza. Non è tuttavia la bellezza il tema principale, bensì “un’idea di bellezza”. Il termine “idea” vede sbiadire la sua origine platonica in una semantica tutta contemporanea. L’articolo indeterminativo che lo precede rivela infatti una volontà di frammentare l’idea pura platonica (il modello) in mille apparizioni. I contemporanei sono dunque alla ricerca di un’idea di bellezza, basta un frammento, un angolo, un simbolo.
Certo è che un filo rosso lega i frammenti di bellezza. C’è il visitatore, invitato a mettere insieme i pezzi, a cercare le consonanze, il messaggio finale, se c’è. Sempre il visitatore, in pellegrinaggio , è invitato a lasciare una traccia scegliendo una musica che esprima la propria idea di bellezza o a portare a casa una poesia. Ho scelto una poesia di Puškin, in lingua originale indecifrabile come tanta bellezza. E c’è un filo rosso, dicevamo, che il pellegrino segue e tesse: è la bellezza come dialogo con ciò che è Altro.
Bark i lik è un’ espressione arbereshe (dialetto albanese che si parla nelle comunità italoalbanesi presenti in Italia) che indica una persona che ha una digestione difficile (letteralmente “stomaco in cattivo stato”), nella sua seconda (e metaforica) accezione indica una persona che si spazientisce repentinamente e che lascia spesso, per la sua scarsa educazione sentimentale-sociale , l’amaro in bocca all’interlocutore di turno. Mia nonna fa un uso molto largo dell’espressione, sa di cosa parla, non solo perché ha una certa esperienza sociale, ma perché soffre spesso per la sua cattiva digestione. Lei è una persona molto socievole verso gli altri, verso se stessa, verso il cibo. Cucina per amore, mangia con passione, ci accoglie per le feste trepidante. Mi ha insegnato che bisogna volersi bene in tutti i modi possibili, intellettualmente, sentimentalmente, fisicamente, con tutto il senso del pudore che è necessario. Come tutte le nonne, appena ci incontriamo, mi chiede se ho mangiato abbastanza; Elsa Morante disse una volta che una delle frasi d’amore più belle è ”hai mangiato?” Ma se la si pone ad una persona che soffre di anoressia si rivela terrificante.
Articoli, Cultura e spettacolo
Lory Del Santo, ma chiamatemi Hitchcock
Pubblicato il 16 aprile 2013, ore 00:41

Ti prego, non avertene a male.
Sinceramente, io avrei voluto scrivere un articolo su Fabrizio Barca e la strana mania che ha preso tutti gli elettori e i simpatizzanti del Pd, che di colpo hanno scoperto che Bersani non è poi così intoccabile. Fossi un redattore più reattivo, avrei scritto qualcosa di intelligente sulle bombe a Boston, ottenendo un qualche record di visualizzazioni. Poi ho visto The night club – Osare per credere, cortometraggio diretto da Lory Del Santo.
Perché di manie ce ne sono tante, e quella di mettersi dietro una macchina da presa e premere “on” è una delle più diffuse. Che poi, fare un film brutto può capitare a tutti, uno lo mette in conto in questo mestiere: di solito succede quando sei alle prime armi, o quando non hai più niente da dire e puoi vivere di rendita, o quando non hai talento. Cosa abbia spinto l’ex-starlette di Drive-In, nonché interprete di alcune memorabili pellicole di genere negli Anni Ottanta (come Gardenia, il giustiziere della mala, assieme al compianto Franco Califano, e W la foca), non ci è dato saperlo. Ma, refrattari alla critica intellettualoide e ideologica, fin troppo facile nella Penisola, giunge il momento in cui ci si deve guardare in faccia, esser seri, e riconoscere pari dignità sia al piano sequenza di Orson Welles che al filmino delle vacanze di Harmony Korine, purché sia proiettato sul quel magico schermo che tutto innalza allo stato dell’arte.
Sassari smart: intervista a Giovanni Saturno vincitore del concorso City Tales
Pubblicato il 10 aprile 2013, ore 14:13
Giovanni Saturno e Michele Gagliani sono due giovani registi provenienti da Sassari e da Sorso che hanno studiato all’Università di Sassari, amano e vivono in questa città. Hanno da poco partecipato al concorso City Tales de Il Sole 24 ore vincendolo grazie al video SASSARI SMART in cui rappresentano Sassari che muta sotto lo sguardo della statua di Vittorio Emanuele, che da Piazza d’Italia osserva i suoi cittadini. Sembra che Vittorio Emanuele inciti Sassari a diventare sempre più intelligente e smart, grazie anche alle scelte dell’amministrazione Comunale che con la ZTL ha cercato di rendere più vivibile il centro bloccando l’accesso alle auto nella zona da Piazza del Duomo a Via Brigata Sassari. La sfida dell’Amministrazione Comunale è stata far sì che i sassaresi riprendano a passeggiare al centro e che il centro storico sia più vivibile grazie a concerti di musica dal vivo, mostre itineranti, e anche alla sfida del riconoscimento della Festa dei Candelieri come Patrimonio Mondiale dell’Umanità da parte dell’Unesco.
Il mio fratellino (viene) dalla luna
Pubblicato il 7 aprile 2013, ore 14:02
Il 2 aprile è la giornata mondiale dell’autismo, una malattia che colpisce soprattutto i maschietti e si manifesta nei primi mesi di vita; i bambini autistici sarebbero 1 su 150, un disturbo che provoca difficoltà nelle abilità comunicative e sociali. Le cause sono tuttora sconosciute, ma molti ricercatori hanno individuato in essa cause genetiche (sarebbero coinvolti da 5 a 25 geni) e ambientali, (inquinamento aereo, mercurio nel pesce, esposizioni durante la gravidanza a pesticidi, insetticidi, le tossine respirate dalla madre vengono assorbite facilmente dal cervello del figlio, facendogli sviluppare l’autismo); ricordano però che riconoscerne i sintomi (l’assenza del sorriso, del puntare, del tendere le braccia, della mancanza di curiosità verso le cose, nei primi nove mesi è un segnale allarmante; molti genitori credono che questo indichi un buon comportamento da ”bravo bambino” ma non è così) anzitempo fa sì che il disordine celebrale non si aggravi e non produca ulteriori danni.
L’inquadratura è fissa su una tavola apparecchiata.
Qualcuno, chiamiamolo l’esperto, mette davanti alla videocamera una bottiglia di vino, la ragazza si appresta a togliere l’etichetta per non fare pubblicità.
L’esperto, gucciniano, consiglia la colonna sonora, L’ubriaco di Guccini.
La ragazza ride, ma la canzone giusta è Vorrei.
Si erano incontrati per caso, ”è sulla sua mia traiettoria, davanti all’insalata’,’ lei non poteva schivarla, così ha osato.
Ne aveva versato un dito, aveva bagnato la gola appena appena, aprendo gli occhi l’espressione venuta fuori era di assoluta sorpresa.
Lei non seppe darne grandi giudizi, lo consigliò, lo raccomandò agli altri, aveva abboccato, lui un vino amabile.
Lui le aveva portato in dono un bouquet , lei si era lasciata sconvolgere da quelle note, si sentiva interessata ad approfondire, di assaporare ancora quell’aroma fruttato.
E’ irritante e sbagliato non chiamare le cose con il loro nome. Eppure lo facciamo spesso. Sacrifichiamo il senso in nome dell’apparenza. Chiamiamo la miseria “spread” o “rating”, le prostitute “escort” e la democrazia “ingovernabilità“. Finiamo per confondere il concetto senza afferrare il nocciolo della questione. Non possiamo permetterci il lusso di una classe dirigente composta da politici sagaci; ne conosciamo solo di stupidi e li chiamiamo “moderati”. Per tanti anni la Presidenza del Consiglio dei Ministri è stata affidata ad un politico mediocre, allora l’abbiamo chiamato “grande imprenditore”. Non c’è da biasimarci, siamo disabituati ad afferrare il senso delle cose.

Adele scandalizzata dall’intervento di Daniel Radcliffe e Kristen Stewart
Sarà anche stata la campagna elettorale più brutta di sempre, ma pure la cerimonia degli Oscar non ha scherzato. Il conduttore Seth MacFarlane (già creatore de I Griffin) c’ha provato a scherzare un po’, ma la sala rispondeva con un comprensibile silenzio tombale. Poi, sul finale, la ciliegina sulla torta: collegamento dalla Casa Bianca, con Michelle Obama ad annunciare il vincitore per il miglior film. Decisamente troppo, anche per uno dei riti più politici che la tradizione americana annoveri.
Così, alla fine, ha vinto Argo di Ben Affleck, una storia di finzione che racconta una storia realmente accaduta in cui un agente Cia inventava un finto film hollywoodiano per liberare dall’Iran una vera equipe di diplomatici. Vero e finto che si mescolano, thrilling e metatestualità, semplice dall’aria impegnata ma in sala politically correct. Ti piace vincere facile, Ben? Nessuna sorpresa, comunque, dato che Argo aveva già vinto (a sorpresa sì, stavolta) ai Golden Globe contro Lincoln. Il film di Spielberg, a fronte del record di nomination, si porta a casa poco o niente: unico premio di spessore quello al miglior attor protagonista, meritatamente assegnato ad uno straordinario Daniel Day-Lewis, che così arriva al record di tre statuette in questa stessa categoria.
L’essere famigliare, quanto più desiderava
Pubblicato il 24 febbraio 2013, ore 15:35
Il 16 febbraio è morta a Roma la poetessa napoletana Marina Mariani, all’età di 85 anni. Poetessa delle cose, del quotidiano vissuto in campo lungo, riprendendo il concetto dall’artista Cézanne.
Marina Mariani era una donna che non temeva di perder tempo e proprio per questo lo spendeva bene perché lo riabilitava, ne dava nuovo senso discorrendo, condividendo, leggendo, dedicandosi agli altri e alle altre. Non procedeva con i passi, nè con il pensiero, l’aveva imparato dai pescatori che avevano consacrato quasi tutto il loro tempo al mare, ”Io sto./ Mi porta/ la barca: la dirigo appena/ ma più m’affido a lei.”
Viveva naturalmente e coraggiosamente, intonando Let it be (Lascia che sia). Raccontava con precisione e ironia, osservando la realtà che aveva visto in campo lungo, seguendo la scia di Cézanne: ”è necessario dare l’immagine di ciò che vediamo dimenticando come è apparsa davanti agli occhi.” L’occhio freddo si riscalda attraverso un’opera di trasformazione sentimentale, che si apre su una panoramica nascosta ai sensi, che si apre ai suoni; come La Valse, suscitatagli da Ravel, ”ed ogni volta,mia immagine, ti vedo formarti dall’indistinto, ti avverto, mio ritmo, diventare suono dal silenzio minaccioso.”
Ogni presentazione all’evento annunciato in questi giorni è praticamente inutile, perché da quando ne è stata data notizia, tutto il mondo non ha fatto che parlare di questo: il Papa ha deciso di dare le dimissioni.
Benedetto XVI non ha dato spiegazioni ufficiali riguardo la decisione di abbandonare il ruolo di leader della Chiesa cattolica. Solo recentemente, alcune voci di corridoio hanno affermato che le dimissioni sono state imposte al pontefice a causa della recente acquisizione della Chiesa da parte della Apple. Ma questo sembra non essere l’unico motivo delle dimissioni del papa, e le pagine del suo diario privato, rese disponibili e visibili sul web all’indirizzo http://madavverocicredi.it/maddai?losaiche=sparosemprecazzate sembrano fornire una spiegazione più completa sui motivi del gesto.
Pubblichiamo qui alcuni stralci (parzialmente) tradotti dal suo personale diario.


