camminare-stradaIl camminare di cui parlo non ha nulla in comune con il cosiddetto esercizio fisico, simile alle medicine che il malato trangugia a ore fisse, o al far roteare manubri o altri attrezzi; il camminare di cui parlo è egli stesso l’impresa, l’avventura della giornata. ( da Camminare, H.Thoreau )
Per Darinka, sangue croato-piemontese, anima multiculturale, fotografa professionista e viaggiatrice intrepida, camminare significa cambiare prospettiva sulle cose del mondo, significa ritrovarsi faccia a faccia con i propri limiti e le proprie paure e prendere in considerazione che la natura è una forza rivelatrice delle nostre forze.

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Ci sono dei libri che ci consigliano da sempre, a cui si dovrebbe dare la priorità, quelli assolutamente da leggere. Sono i cosiddetti romanzi di formazione, come La montagna incantata di Thomas Mann, Il giovane Holden di J.D. Salinger, L’educazione sentimentale di Gustave Flaubert. Sono romanzi che raccontano la maturazione del protagonista, a livello sociale, intellettuale ed emotivo.
E’ quello che accade nel nuovo libro-inchiesta di Antonio Mazzeo in cui la protagonista è sì la Marina Americana e tutto l’iter di costruzione e di inganno che mette in atto per installare il sistema di comunicazione militare satellitare, ma soprattutto la popolazione di Niscemi, o quanto meno una parte di essa, che nel corso della vicenda cambia, si arricchisce, cresce.
Ne ‘Il MUOStro di Niscemi’, Antonio Mazzeo offre al lettore, così come nei romanzi di formazione, un’opportunità di ripensare l’intera situazione pubblica, ma anche personale, fornendo uno strumento di lotta: la conoscenza dei fatti.

l'universale prostituta

C’è qualcosa che il denaro non può comprare? Michael J. Sandel, nel suo libro “What money can’t buy. The moral limits of Markets”, offre un’accattivante riflessione sulla relazione tra società ed economia. Si dirà che il rapporto tra etica ed economia non è argomento nuovo, ma il sottotitolo del libro “i limiti morali dei mercati” non rende giustizia ai contenuti e tantomeno li esaurisce. Non si tratta infatti di un astratto filosofico argomentare su ciò che è giusto e sbagliato nell’economia dei nostri tempi, ma di un esplicito invito a vedere ciò che alcuni comportamenti sociali implicano.

Tre esempi per capire.

Primo esempio. Nel 1997 Barbara Harris fonda nel Nord Carolina il “Project Prevention”. Questo progetto si propone di prevenire la nascita di bambini drogati attraverso la sterilizzazione di uomini e donne drogate. La transazione economica è così pensata: i drogati accettano del denaro in cambio della assicurazione di non mettere al mondo dei figli. Ciò che il denaro compra in questo caso è la capacità di procreare.

20091003162032!Il_tempo_delle_meleUn professore del liceo Benedetto Croce di Palermo, scrive una lettera agli studenti e alle studentesse, riguardo la storia delle baby squillo.
La mia risposta.

Gentile professore,
lei dice che il tempo delle mele, per loro, è finito, lei sa che è cominciato da un pezzo, quello delle pere, delle arance, delle sottilette (1)  proprio perchè queste ragazze hanno sedici anni?
Si manifestano i primi bisogni sessuali, tutti e tutte hanno il diritto di esternare bisogni, utili, inutili, esigenze, desideri nuovi, nel rispetto degli altri e le altre ovviamente, e per quanto possibile nel rispetto di se stessi.
Sì, ha ragione, le ragazzine di oggi si percepiscono più grandi, perché le pubblicità, i media, le presentatrici, le veline, ci mostrano corpi perfetti e irreali, perchè si ha voglia di essere belle come…, perché si sta bene quando ci si vede più belle, quando gli altri, i primi ”sboroni”(2) prestano attenzione.

salvatore coppolaUn ricordo-saluto a Salvatore Coppola, editore antimafia, famoso per la sua collana I Pizzini della legalità. Geniale ed elegante. Salvatore, Licchia è scomparso di recente.

Ciao Licchia (ti chiamavano così, così ti facevi chiamare),
ti scrivo anche se non ti conoscevo, ti scrivo proprio perchè non ci siamo mai incontrati, anche se ce lo siamo promessi, di vederci.
Era il maggio 2012.

Inizialmente con una voce tiepida, poi tentennante: “-Salve, cioè buongiorno, parlo con il sign… con l’editore Salvatore Coppola?” Con indifferenza: “-Si, chi è che parla?” Spumeggiante: “-Mi scusi il disturbo, mi ha dato il suo numero Pietro Orsatti, la chiamo per i libri, ci servono per il convegno a Campagna, per la presentazione del libro L’Italia cantata dal basso…sono Rosalba, comunque, la redattrice del giornale che organizza l’evento”.

girotondo piazza navonaT.(immy) A.(angelo) G. (ina) I.(dhur) sono alcuni cani randagi che gironzolano per le vie del paese, abbaiano tanto, abbaiano la verità, (per esempio G. abbaia contro gli automobilisti, io lo so perché lo fa: perché è ambientalista; ‘’Buje di pase’’ ”Fatti una passeggiata” sembra dire con quello sguardo) hanno un grande rispetto per le donne:  la sera tardi, in gruppo, accompagnano le ragazze, sole, a casa, e poi se ne vanno per la loro strada. S. ( ) T. ( )R.( ) O. ( )N. ( )Z.( ) I. ( ) sono alcuni ragazzi che gironzolano per le vie del paese, abbaiano tanto, abbaiano insulti, (per esempio S. abbaia contro le ragazze, io lo so perché lo fa: perché è un maschilista; ”Leccamelo” sembra dire, non solo con quello sguardo ma sopratutto con quel gesto). Non hanno un grande rispetto per le donne; la sera tardi, in gruppo, accompagnano le ragazze sole schiamazzando, e se li inviti ad andarsene per la loro strada minacciano di morderti. E’ accaduto. Accade. Faremo in modo che non accada più, mostrandoci più sicure e determinate, camminando in gruppo anche noi, difendendoci creativamente di fronte a queste bassezze.

danilo dolciIeri a Piana degli Albanesi, incontro con il prof. Giuseppe Dicevi che ha curato il libro: Danilo Dolci, Una vita contro miseria, spreco e mafia edito Coppola Editore.

“Cosa spinge uno studioso del Nord a venire qua in Sicilia?”
Un uomo visibilmente commosso nel ricordare Danilo Dolci, si è chiesto e ha chiesto questo alla platea e ai relatori. Forse un lampo che lo ha illuminato da dentro, un lampo che maturando si è fatto idea di condivisione. La volontà di bene, perché si deve avanzare insieme per crescere veramente, per imparare a costruire scalini e trovare il coraggio di salirli.

Il libro “Danilo Dolci, una vita contro miseria, spreco e mafia” “è diviso in tre parti- racconta il Giuseppe Dicevi -la prima parte descrive l’impegno sociale culturale di Danilo. La seconda raccoglie atti inediti del Convegno dal basso (a partecipare, a proporre soluzioni furono artigiani, braccianti, disoccupati, giovani e meno giovani, studenti, politici, attivisti, medici, poeti, Carlo Levi, attori, Vittorio Gassman), che ha come fulcro le condizioni di vita e di salute delle zone arretrate della Sicilia occidentale, organizzato da Danilo nell’aprile del ’60, a Palma di Montechiaro; e la terza parte io la chiamo valori aggiunti”. Si tratta di interviste ai collaboratori, della prosecuzione del lavoro di Danilo nella progettualità sociale del CESIE (Centro Studi ed Iniziative Europeo, associazione no profit di promozione dello sviluppo e della crescita). Ci sono inoltre testimonianze di studenti universitari, persone che si sono affidate al metodo osservativo analitico e maieutico del Dolci per fare luce sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche.

Una delle sezioni più interessanti del Milano Film Festival è “Colpe di Stato” che presenta film che raccontano le stragi dei regimi, i crimini impuniti, l’oppressione delle minoranze, il giornalismo investigativo che smaschera traffici illeciti su cui altrimenti rimarrebbe un velo di omertà e di collusione.

Tra i film in programmazione, ben due avevano come scenario l’Estremo Oriente: “Camp 14: total Control Zone” mostra ai nostri occhi i crimini in un campo di prigionia in Corea del Nord, mentre “The act of killing”, di Joshua Oppenheimer narra gli eccidi degli oppositori politici nell’Indonesia degli anni ’60. Un altro tema proiettato è la guerra realizzata tramite i droni come in “Dirty Wars” di Richard Rowley che ci racconta come combattere a distanza senza pilota possa causare 2500-3000 vittime senza che i media mainstream mettano in dubbio l’uso di questi strumenti di guerra. In “Inequality for all” di Jacom Kornbluth, viene messa in scena la tesi di Robert Reich, ex segretario del lavoro per Bill Clinton, di come la classe media americana si sia indebolita con la crisi attuale, mentre le disuguaglianze si allargano e i ricchi continuano ad accrescere le proprie rendite anche grazie alla bassa tassazione sopra il milione di euro di reddito.

Chi ha visto Servizio Pubblico ieri sera avrà assistito al botta e risposta tra Vauro e il ministro Mario Mauro: il primo ha domandato se, dati gli scarsi mezzi della Marina Militare, esemplificati dalla recente (ennesima) crisi a Lampedusa, non sia il caso di destinarvi più fondi, invece di spenderli negli F35.

Non credo sia il caso il ritornare sui costi elevatissimi del progetto o sulle menzogne che gli ultimi due ministri della Difesa hanno raccontato sui posti di lavoro ad esso legati, però vanno comunque rimarcate due cose. La prima è che ci è voluto un vignettista per porre questa ovvia domanda al ministro.

Habi la extranjera è un film toccante e originale che affronta un tema poco trattato: la comunità islamica di Buenos Aires. La pellicola è stata presentata alla diciottesima edizione del Milano Film Festival come film in concorso nella sezione Lungometraggi. L’intento della regista, come lei stessa spiega alla fine del film, durante il botta e risposta in sala, è mostrare come questa comunità sia nostra vicina, ragioni come noi, con gli stessi sentimenti ed emozioni.
La protagonista è la bravissima Martina Jucadilla, che riesce ad interpretare splendidamente la ragazza annoiata dalla propria vita che decide di scoprire un altro mondo non così lontano fisicamente, ma con regole tutte da scoprire. Analia, si avventura nella comunità islamica per una consegna che deve effettuare per conto della madre e riceve in cambio una tunica, una ricetta e una mappa del Medio Oriente. Decide allora di scoprire di più sulla comunità araba fingendosi Habiba, una ragazza scomparsa.

Il lavoro è un miraggio? Bisogna per forza emigrare dall’Italia per riuscire ad essere felici? Queste ed altre domande vengono raccontate in uno dei film più attesi della diciottesima edizione del Milano Film Festival, “Mirage à l’italienne“, il lungometraggio è stato prodotto in Francia dalla regista italiana Alessandra Celesia, con all’attivo due documentari e quattro corti, che vive e lavora a Parigi.

Il film in concorso racconta una Torino disperata con vari personaggi che vogliono scappare da una routine di cui non sono soddisfatti: c’è il gay Dario, che ha litigato con la famiglia per dichiarare la propria identità sessuale; c’è Camilla, che sogna di fare l’attrice teatrale; Ivan, ex soldato con simpatie fasciste; la madre che non vede più i figli che le rimproverano qualunque cosa; e il pubblicitario che vuole allontanarsi da un dramma familiare. Tutti assieme si mettono in gioco e decidono di partire per l’Alaska, dopo essere stati selezionati per un lavoro di pulitura dei salmoni da eseguire subito dopo la pesca commissionato da un’azienda ittica della zona. Le selezioni e il training raccontano le loro vite, le loro ansie, i loro drammi e le loro sconfitte da cui vogliono allontanarsi: c’è chi ha perso un figlio, chi ce l’ha con l’Italia, ognuno ha le sue ragioni per lasciare l’ex Bel Paese.