
Non amo particolarmente chi usa il calcio come metafora della vita. A maggior ragione, non provo simpatia per chi usa una squadra di calcio per descrivere le condizioni sociali, economiche e politiche di un paese. Trovo ancora meno sopportabile il ritornello secondo cui la Nazionale italiana dovrebbe essere lo strumento di chissà quale riscatto morale per noi cittadini prostrati da una crisi economica senza fine.
Alla baldoria nazionalpopolare che ogni due anni lega i destini del popolo italiano a una ventina di ragazzi che giocano a pallone, non si è sottratto questa volta nemmeno il Presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano, che ha assistito in Polonia alla partita di esordio della Nazionale contro la Spagna, ha chiesto alla squadra di Cesare Prandelli di vincere niente di meno che per riscattare l’orgoglio della nazione e per dare speranza a un paese prostrato dalla crisi. I “nostri ragazzi”, espressione buona per i calciatori come per i militari impegnati all’estero, hanno obbedito: ci hanno messo impegno, sacrificio, compattezza, organizzazione e tanto, tantissimo orgoglio.



L’altro giorno discutevo con altre persone del fallimento della seconda Repubblica, del fatto che, dal 1994 ad oggi, nessun Governo è mai riuscito ad arrivare a fine legislatura così com’era partito. Poi si è aggiunto il Presidente Napolitano, che 
Il Cavaliere è ancora in sella! E sì, perché grazie a soli tre voti di scarto l’ha spuntata ancora una volta. Proprio così, 3 voti tengono a galla il Governo Berlusconi durante la prova più dura, quella di ottenere il voto di fiducia alla Camera dei deputati dopo aver ottenuto quella più larga al Senato. Canta vittoria il Premier, e la canta avendo ragione del fatto che è riuscito nel suo intento, cioè quello di ottenere alcuni voti proprio dalla parte che si era professata dissidente fino ad oggi: il gruppo FLI capeggiato da Gianfranco Fini.
La crisi di governo non è più questione di “se”, ma di “quando”. I più pessimisti (o ottimisti, fate voi) parlano della prossima settimana; altri si dicono sicuri che si aspetterà fino all’approvazione della “legge di stabilità” (ex finanziaria) anche al Senato, facendo slittare la sfiducia al governo alla metà di dicembre. Certa è, a ogni modo, l’incertezza sul dopo. Io penso sia impossibile fare previsioni serie sui modi e i tempi della crisi senza prendere in considerazione due fattori – troppo spesso sottovalutati – che invece saranno quelli decisivi.
Ora sembra passato davvero tanto tempo, ma questo 2009 era iniziato con i migliori auspici: a gennaio si era sancita la pace della guerra tra Israele e Palestina; tutt’ora è in corso la ricostruzione lungo la striscia di Gaza, sostenuta dallo stesso governo israeliano: prima si finisce di ricostruire, prima si potrà ricominciare la guerra. Vecchia storia, va avanti da trent’anni.
Da qualche ora è stato dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale il lodo Alfano, ovvero l’immunità per le prime quattro cariche dello Stato. I processi del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, possono così ripartire.
Sicilia, 3 ottobre 2009: Messina piange le vittime “annunciate” di una frana “imprevista”, non prima di aver assistito all’ormai consolidato spettacolo itinerante con protagonisti di prim’ordine, come l’indiscusso candidato al premio Oscar Guido Bertolaso e i suoi illustrissimi colleghi, Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi.
Repubblica, 09:31: in mattinata Silvio Berlusconi è stato colpito da un improvviso malore durante una riunione a Roma con il ministro Roberto Maroni. È stato ricoverato d’urgenza presso il Gemelli intorno alle 9. Le condizioni sembrano essere gravi.
La legge sul biotestamento viene approvata in Senato, ora la palla passa alla Camera. Il nome non illuda: di testamento biologico c’è poco, se non nulla. Solo l’argomento trattato (il periodo del fine-vita e le pratiche mediche da applicare nel periodo) è rimasto la stessa.