Non amo particolarmente chi usa il calcio come metafora della vita. A maggior ragione, non provo simpatia per chi usa una squadra di calcio per descrivere le condizioni sociali, economiche e politiche di un paese. Trovo ancora meno sopportabile il ritornello secondo cui la Nazionale italiana dovrebbe essere lo strumento di chissà quale riscatto morale per noi cittadini prostrati da una crisi economica senza fine.

Alla baldoria nazionalpopolare che ogni due anni lega i destini del popolo italiano a una ventina di ragazzi che giocano a pallone, non si è sottratto questa volta nemmeno il Presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano, che ha assistito in Polonia alla partita di esordio della Nazionale contro la Spagna, ha chiesto alla squadra di Cesare Prandelli di vincere niente di meno che per riscattare l’orgoglio della nazione e per dare speranza a un paese prostrato dalla crisi. I “nostri ragazzi”, espressione buona per i calciatori come per i militari impegnati all’estero, hanno obbedito: ci hanno messo impegno, sacrificio, compattezza, organizzazione e tanto, tantissimo orgoglio.

repubblica italianaL’altro giorno discutevo con altre persone del fallimento della seconda Repubblica, del fatto che, dal 1994 ad oggi, nessun Governo è mai riuscito ad arrivare a fine legislatura così com’era partito. Poi si è aggiunto il Presidente Napolitano, che ha avvisato tutti sul rischio dell’attuale legislatura di non arrivare al termine.

Allora la mia domanda è: come e quando l’Italia è diventata un Paese ingovernabile, instabile, frammentato in tanti piccoli inutili partitini? Davvero la caduta del muro di Berlino e lo scandalo di Mani pulite hanno cambiato così radicalmente il Paese, privandolo di una classe politica e di una coscienza ideologica che fino ad allora avevano rappresentato la stabilità perfetta del nostro sistema?

Silvio BerlusconiIl Cavaliere è ancora in sella! E sì, perché grazie a soli tre voti di scarto l’ha spuntata ancora una volta. Proprio così, 3 voti tengono a galla il Governo Berlusconi durante la prova più dura, quella di ottenere il voto di fiducia alla Camera dei deputati dopo aver ottenuto quella più larga al Senato. Canta vittoria il Premier, e la canta avendo ragione del fatto che è riuscito nel suo intento, cioè quello di ottenere alcuni voti proprio dalla parte che si era professata dissidente fino ad oggi: il gruppo FLI capeggiato da Gianfranco Fini.

Perché in questa vicenda c’è un rovescio della medaglia: si tratta del dramma che si è consumato all’interno della formazione finiana, in cui si è registrato il “tradimento” da parte di due esponenti che dalla fazione dei “falchi” sono passati a quella delle “colombe”, votando la fiducia a favore del Governo. Il risultato è stato che Berlusconi ha ottenuto una larga maggioranza al Senato e una risicata alla Camera dei deputati. intanto tutti si interrogano su quali saranno gli scenari futuri attraverso i quali questo Governo si muoverà.

La crisi di governo non è più questione di “se”, ma di “quando”. I più pessimisti (o ottimisti, fate voi) parlano della prossima settimana; altri si dicono sicuri che si aspetterà fino all’approvazione della “legge di stabilità” (ex finanziaria) anche al Senato, facendo slittare la sfiducia al governo alla metà di dicembre. Certa è, a ogni modo, l’incertezza sul dopo. Io penso sia impossibile fare previsioni serie sui modi e i tempi della crisi senza prendere in considerazione due fattori – troppo spesso sottovalutati – che invece saranno quelli decisivi.

Ora sembra passato davvero tanto tempo, ma questo 2009 era iniziato con i migliori auspici: a gennaio si era sancita la pace della guerra tra Israele e Palestina; tutt’ora è in corso la ricostruzione lungo la striscia di Gaza, sostenuta dallo stesso governo israeliano: prima si finisce di ricostruire, prima si potrà ricominciare la guerra. Vecchia storia, va avanti da trent’anni.
E sempre in gennaio Barack Obama ha prestato giuramento come quarantaquattresimo Presidente degli Stati Uniti, inaugurando la nuova era di pace e prosperità dopo le scampagnate militari di Bush.
Una cosa mi ha incuriosito, di quel giuramento: “so help me God” – concluse Obama – una formula che non si usava più dai tempi di Chester Arthur (1881). Bè, fa ridere che il Presidente del più grande paese del mondo chieda pubblicamente aiuto a Dio, sarebbe come se il Primo Ministro giapponese confidasse nell’appoggio di Son Goku (il ragazzo scimmia) per svolgere legittimamente il proprio compito.
Strano paese – gli Stati Uniti. E dire che John Adams, uno dei padri fondatori, disse che “questo sarebbe il migliore dei mondi possibili, se non vi fosse la religione” e che Thomas Jefferson affermava pure che “il cristianesimo è il sistema più perverso che si sia mai abbattuto sull’uomo”.

Ancora una volta siamo costretti ad assistere alla stessa pellicola vista e rivista. Ormai in Italia c’è questo strano vizio: non si riesce mai a dire “ho sbagliato”. Sarà che siamo abituati ad essere dei vincenti. No, questo non è possibile: storicamente l’Italia è una nazione perdente. Forse è perché da noi non ci si può aspettare che il meglio. No, nemmeno questo è totalmente corretto, dato che il più delle volte tendiamo a fare le cose a metà. È più probabile che sia perché ormai fa parte della nostra cultura moderna. Sì, credo sia così.

In effetti, qualcuno di voi ricorda un politico degli ultimi quindici anni che abbia detto “ho sbagliato e me ne prendo le responsabilità”? Io non me ne ricordo. Al limite ho sentito dire “sì, va bene, abbiamo sbagliato, ma può capitare a tutti. Ci riprenderemo, dateci fiducia, non lo faremo più”.

E poi, matematicamente, rimanevano lì dove erano sempre stati a fare le cose che avevano sempre fatto.

Da qualche ora è stato dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale il lodo Alfano, ovvero l’immunità per le prime quattro cariche dello Stato. I processi del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, possono così ripartire.

I primi commenti del mondo politico sono quanto di più scomposto e pericoloso ci si poteva aspettare. Il leader della Lega Nord – nonché Ministro della Repubblica -, Umberto Bossi, tuona: “pronti alla guerra!”. Il solito Antonio Di Pietro (Italia dei Valori) non si fa mancare occasione per attaccare il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, reo di aver firmato il lodo, e chiede le dimissioni di Berlusconi.

È vero che il lodo Alfano è illegittimo, ma Berlusconi fino a condanna definitiva è innocente: quindi, perché si dovrebbe dimettere?

Sicilia, 3 ottobre 2009: Messina piange le vittime “annunciate” di una frana “imprevista”, non prima di aver assistito all’ormai consolidato spettacolo itinerante con protagonisti di prim’ordine, come l’indiscusso candidato al premio Oscar Guido Bertolaso e i suoi illustrissimi colleghi, Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi.

Le parti salienti di questa meravigliosa opera teatrale ormai le conosciamo tutti. Per chi non le ricordasse, ecco un rapido riassunto.

Repubblica, 09:31: in mattinata Silvio Berlusconi è stato colpito da un improvviso malore durante una riunione a Roma con il ministro Roberto Maroni. È stato ricoverato d’urgenza presso il Gemelli intorno alle 9. Le condizioni sembrano essere gravi.

Ansa, 09:39: il legale del premier, Niccolò Ghedini, ha appena dichiarato: “sono tutte menzogne, ho parlato con Silvio cinque minuti fa, precisamente alle 9:35. È in Sardegna da ieri, sta lavorando per gli italiani e sta benissimo”.

Ansa, 09:41: Sandro Bondi: “la sinistra dovrebbe vergognarsi. È l’ennesima calunnia di Repubblica e del suo gruppo editoriale. Inventano notizie di sana pianta per screditare la figura del nostro Premier agli occhi degli italiani. Ma questo comportamento torna indietro come un boomerang. Comunisti eravate e comunisti restate”.

Repubblica, 09:45: una nota del Gemelli riferisce che il premier Silvio Berlusconi è stato trasportato al pronto soccorso alle 09:02 e ricoverato d’urgenza. Confermata la precedente notizia. Le condizioni sono gravissime, il primario che l’ha preso in cura afferma che “potrebbe non farcela”.


“Presidente Bachelet, volevo solamente fare una precisazione circa le parole pronunciate dal Presidente del Venezuela, Hugo Chavez, in relazione all’ex Presidente del governo spagnolo, il signor José Maria Aznar. Voglio dire, Presidente Hugo Chavez, che siamo in una riunione nella quale ci sono governi democratici che rappresentano i loro cittadini nella comunità iberico-americana, che ha come principio il rispetto – il rispetto! -. Si può essere agli antipodi dal punto di vista ideologico; non sono certamente vicino alle idee di Aznar, ma l’ex Presidente Aznar fu eletto dagli spagnoli. [...] Credo ci sia un principio fondamentale nel dialogo: per rispettare e per essere rispettati dobbiamo impegnarci a non cadere nella mortificazione dell’avversario. Si può essere radicalmente distanti sulle idee, si possono denunciare idee e comportamenti senza cadere nell’assenza di rispetto per l’avversario – mai! -. Quello che voglio dire è che una buona forma di poter lavorare per i nostri popoli. Chiedo, Presidente Bachelet, che sia una norma delle prossime riunioni. Desidero fortemente che diventi un codice di condotta, perché le forme danno l’essere alle cose”.

La legge sul biotestamento viene approvata in Senato, ora la palla passa alla Camera. Il nome non illuda: di testamento biologico c’è poco, se non nulla. Solo l’argomento trattato (il periodo del fine-vita e le pratiche mediche da applicare nel periodo) è rimasto la stessa.
Sinteticamente, il paziente non potrà rifiutare l’idratazione e l’alimentazione forzata, che diventano quindi un obbligo e una prassi da subire. La dichiarazione anticipata di trattamento da parte del paziente è stata fortemente limitata, tramite un emendamento dell’Udc che ne ha fatto sparire l’obbligatorietà. Pari modo, ne è stata anche ridotta la validità, dai cinque (come deciso dalla Commissione sanità) ai tre anni.
Insomma, all’evidenza il cittadino non potrà più vantare nessun diritto a proposito della propria vita, che – come già descritto in un mio precedente articolo, Verso lo Stato etico – diviene di fatto un bene dato in prestito al cittadino dallo Stato.