Ora sembra passato davvero tanto tempo, ma questo 2009 era iniziato con i migliori auspici: a gennaio si era sancita la pace della guerra tra Israele e Palestina; tutt’ora è in corso la ricostruzione lungo la striscia di Gaza, sostenuta dallo stesso governo israeliano: prima si finisce di ricostruire, prima si potrà ricominciare la guerra. Vecchia storia, va avanti da trent’anni.
E sempre in gennaio Barack Obama ha prestato giuramento come quarantaquattresimo Presidente degli Stati Uniti, inaugurando la nuova era di pace e prosperità dopo le scampagnate militari di Bush.
Una cosa mi ha incuriosito, di quel giuramento: “so help me God” – concluse Obama – una formula che non si usava più dai tempi di Chester Arthur (1881). Bè, fa ridere che il Presidente del più grande paese del mondo chieda pubblicamente aiuto a Dio, sarebbe come se il Primo Ministro giapponese confidasse nell’appoggio di Son Goku (il ragazzo scimmia) per svolgere legittimamente il proprio compito.
Strano paese – gli Stati Uniti. E dire che John Adams, uno dei padri fondatori, disse che “questo sarebbe il migliore dei mondi possibili, se non vi fosse la religione” e che Thomas Jefferson affermava pure che “il cristianesimo è il sistema più perverso che si sia mai abbattuto sull’uomo”.
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Ancora una volta siamo costretti ad assistere alla stessa pellicola vista e rivista. Ormai in Italia c’è questo strano vizio: non si riesce mai a dire “ho sbagliato”. Sarà che siamo abituati ad essere dei vincenti. No, questo non è possibile: storicamente l’Italia è una nazione perdente. Forse è perché da noi non ci si può aspettare che il meglio. No, nemmeno questo è totalmente corretto, dato che il più delle volte tendiamo a fare le cose a metà. È più probabile che sia perché ormai fa parte della nostra cultura moderna. Sì, credo sia così.
In effetti, qualcuno di voi ricorda un politico degli ultimi quindici anni che abbia detto “ho sbagliato e me ne prendo le responsabilità”? Io non me ne ricordo. Al limite ho sentito dire “sì, va bene, abbiamo sbagliato, ma può capitare a tutti. Ci riprenderemo, dateci fiducia, non lo faremo più”.
E poi, matematicamente, rimanevano lì dove erano sempre stati a fare le cose che avevano sempre fatto.
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