Era da tanto che l’obelisco di piazza del Popolo non vedeva una folla così variopinta. In occasione della manifestazione indetta dalla Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi), una folla di 300mila persone – secondo la stima degli organizzatori – si è riversata nella piazza romana. La particolarità di questa manifestazione è che il “pubblico” era composto da persone appartenenti a decine di partiti, organizzazioni, gruppi no-profit e sindacati di diversi colori e di diversa appartenenza, oltre ovviamente a numerosissimi cittadini giunti in autonomia a rappresentare se stessi: nella piazza c’erano bandiere che andavano dal tricolore del Pd al rosso di Rifondazione e del PCdL, dalla Cgil ai gruppi ambientalisti, dall’Anpi a Libera; c’erano stand de L’Unità, di Repubblica, dell’Arci e dell’Udu, insieme a molte altre realtà della società civile.
Sul palco, a presentare gli interventi e gli artisti, Andrea Vianello, conduttore di Mi manda Rai Tre e – come lui stesso si è definito – “un farabutto di Rai Tre”. Molte le voci importanti che si sono alternate: ha aperto i lavori il segretario della Fnsi, Franco Siddi, che ha tenuto un lungo e accorato comizio sindacale sulle motivazioni stesse della manifestazione. Hanno seguito a lui il costituzionalista Valerio Onida, prima, e Roberto Saviano poi, che ha ricordato a tutti come la libertà di pensiero e d’informazione sia l’unico mezzo di salvezza per molti concittadini oppressi dalle mafie, aggiungendo poi che “spesso verità e potere non coincidono”.
Ci sono stai poi anche gli interventi dell’ex direttore dell’Ansa, di Neri Marcorè, gli intramezzi musicali, l’intervento dei precari della scuola. Il corteo di questi ultimi è poi proseguito verso il Ministero dell’istruzione, dove hanno chiesto proprio ai giornalisti di fare più attenzione ai problemi del Paese e meno a veline ed escort.
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Spesso accade che le passioni più vere siano talmente vere da tenerle nascoste ai più, quasi si avesse paura di rovinarle e di togliere loro quel velo di sottile “intimità”. Una delle mie passioni più vere ha un nome e un cognome: Giancarlo Siani.
Giancarlo era un ragazzo napoletano di 26 anni. La sua più grande aspirazione era quella di diventare giornalista, una professione che qui in Italia si trasforma spesso in altre cose.
Viviamo in un Paese dove – purtroppo – vige la cultura della conservazione del posto; il “Paese dei dinosauri”, per dirla alla Marco Tullio Giordana. E gli effetti di questa drammatica cultura, o sottocultura, sono quotidianamente sotto i nostri occhi. A cominciare dalle realtà dei piccoli comuni, fino ad arrivare ai grandi centri del potere.
Giancarlo faceva l’aspirante giornalista precario, il mio stesso mestiere – o non mestiere.
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