Inizia con un terremoto. Berlusconi va in tv e finalmente risponde alle domande di Repubblica: si sentiva solo, la madre era appena morta, c’era stato il divorzio, i figli all’estero, e gli amici avevano deciso di tirarlo su con una festa (se avete trovato un doppio senso in questa frase siete solo dei lettori attenti). “Quando vi trovate in una situazione simile – ricorda ai giovani – non drogatevi, ma svagatevi, come ho fatto io.” Berlusconi balza in testa ai sondaggi, e pure Bersani annuncia che voterà per lui, “l’unico in grado di garantire l’alleanza tra i Moderati”.

Quindi tocca a Luciana Littizzetto, che si è rotta il cazzo ormai anche della Rai e di Fazio e, severa annunciatrice di sventure, fende con la sua lingua biforcuta i sette sigilli del cancello del Teatro Ariston, proferendo laconica: “Quest’anno niente Sanremo!” Ed è subito il fuggi fuggi più bieco, con hair-stylist che si arrampicano sul sipario e segretarie di produzione che si frustano con le doppie punte. In men che non si dica, dileguatisi i dipendenti statali, l’Ariston diventa terra di conquista: i lavoratori del Teatro Valle Occupato prendono possesso dell’arena ligure, con tanto di bandiera a mezze maniche, e fondano qui il primo Regno del Valle Occupato. Non fa in tempo il sole a dirsi tramontato, che l’impresa dei nostri si è già mutata in sordido battibecco sui contenuti del programma: rifare Sanremo in edizione più sobria, o rifarlo ancor più pomposo e sfuggente? Alla fine, si tratta della solita privatizzazione all’italiana.

8 Dicembe, giorno di apparizioni e sparizioni mariane.

La sinistra aveva appena preso la decisione avanguardista di schierare Bersani. La Meloni aveva appena smesso di strabuzzare gli occhi per aver scoperto che le primarie del PDL erano tutta fuffa. Ed ecco il coup de théâtre: Monti decide di dimettersi. Non subito, beninteso. Si dimette ora per dopo. Il commento più significativo sul gran rifiuto montiano arriva da un tweet di Pier Ferdinando Casini: “Chi pensava di costringere Monti a galleggiare ora è servito”. Molti forse avranno pensato al pagliaccio Pennywise quando dice al  piccolo Georgie “Lo vuoi un palloncino? Galleggiano lo sai… Galleggiano, galleggiano tutti e anche tu galleggerai”. Invece no. Stavolta è Casini.

Non c’è niente da fare: Obama, in Italia, piace proprio a tutti. Scontato che possa piacere agli emuli tricolori del Partito Democratico, anche solo per un’affinità nominativa, che già nel 2008 ne celebrarono la vittoria senza conoscere minimamente le idee dell’ex-senatore dell’Illinois (non molti mesi fa, per fare un esempio recente, mentre Obama parlava di matrimoni gay, Rosy Bindi redarguiva alcuni simpatizzanti, dicendo loro di accontentarsi delle coppie di fatto).

Già quattro anni fa, tutti esaltavano il comunicatore Obama, l’uomo le cui idee arrivavano prima su internet che sulle televisioni. Obama era citato ed acclamato come un modello di un nuovo modo di fare politica e di comunicare le proprie idee, un modello che piaceva a tutti e che nessuno dei nostri politici ha ancora avuto il coraggio di fare suo. Va bene, si sono fatti tutti un account Facebook e Twitter, ma la televisione e la carta stampata restano ancora i primi mezzi di comunicazione a cui pensano, quando devono iniziare una campagna elettorale.

Lo ama il centrodestra, Berlusconi in primis. Lo amano pur disprezzando quasi tutte le sue iniziative (pensate alle posizioni della Lega e del Pdl in merito al voto agli immigrati, all’aborto, alle unioni omosessuali), quando invece sarebbe più comodo e coerente, oltre che logico, sostenere il candidato repubblicano.

- Salve a tutti, mi chiamo Flavio e non riesco più ad essere italiano -
- Ciao Flavio -
- Io vorrei essere italiano, davvero vorrei tanto, ma ci sono troppe cose che mi impediscono di esserlo. La manifestazione a Roma, il ministero della giustizia che toglia la scorta ai pm anticamorra, Berlusconi… -
- Che c’entra ora Berlusconi? -
- Berlusconi c’entra sempre. Te lo trovi ovunque: in televisione, in radio, sui giornali, dentro tua figlia, in tribunale… no, in tribunale no, lì sicuro non lo trovi. Lui dice di essere nel cuore degli italiani, ma dubito che io e lui diamo lo stesso significato alla parola “cuore”. Sì, ce lo sta proprio mettendo nel cuore. Il suo amore, intendo. Comunque pensaci: in questo preciso momento, da qualche parte nel mondo, Berlusconi sta commettendo un reato. -

LalalalalalalaAttenzione: questo articolo è insensibile, cinico e politicamente scorretto. Se siete di animo sensibile, facilmente impressionabili o semplicemente troppo stupidi per capirlo, chiudete questa pagina, spegnete il computer e nascondetevi sotto il letto, chiudendo gli occhi e coprendovi le orecchie. Infine urlate “lalalalalalala”.
(Sì, oggi mi sono svegliato di buon umore)

Il mio 11 settembre 2001 ricordo d’averlo passato a casa. A quei tempi avevo appena dodici anni e quel giorno iniziò più o meno come tutti gli altri.
Trascorsi la mattina svolgendo le classiche attività di un ragazzino di quell’età, cioè giocando a Tomb Raider e consumandomi di pippe. Due cose che non per forza si svolgevano separatamente. Quando seppi del crollo delle torri, corsi subito in sala da pranzo, dove c’era il televisore grande. Ricordo ancora le parole che mio nonno mi disse quel giorno: “Flavio, e che schifo! Rimettitelo dentro!”.
Tutti i canali trasmettevano la loro edizione speciale del telegiornale e ognuno di loro trattava la notizia dell’attacco alle torri. Persino Studio Aperto aveva sospeso la sua rubrica di cucina. Su Rete 4, Emilio Fede mandava in onda la notizia, commentando le immagini e facendo comparire di tanto in tanto un fotogramma con la faccia di Prodi. Le torri gemelle, simbolo di New York, erano state colpite da due aerei dirottati. Le immagini in tv non lasciavano nulla all’immaginazione. Almeno per ora.

Raduno di PontidaSotto un caldo sole – simbolo propizio per un “celtico”, come si è definito nell’occasione il Ministro Roberto Castelli – domenica scorsa si è svolto il raduno della Lega Nord a Pontida.
I leader della Lega, in primo luogo Umberto Bossi, sono stati accolti da circa quarantamila persone, con tanto di bandiere e maglie verdi, lunghe barbe anch’esse verdi ed elmi cornuti. Pare che Thor abbia un nuovo popolo da proteggere: un popolo sempre più agguerrito ed affamato d’indipendenza, se si vogliono leggere i messaggi arrivati dalla piazza padana.

ReferendumE’ ufficiale: il referendum sul nucleare si farà.
La Cassazione ha deciso che il 12 e 13 giugno si voterà anche per la presenza del nucleare in Italia perchè le modifiche apportate dal governo alle norme sul nucleare non precludono la celebrazione della consultazione popolare. Infatti il governo aveva semplicemente postposto l’attuazione del programma sull’energia nucleare, mentre il quesito referendario lo abroga totalmente.

Berlusconi in persona aveva detto: “Siamo assolutamente convinti che l’energia nucleare sia il futuro per tutto il mondo. La gente era contraria, fare il referendum adesso avrebbe significato eliminare per sempre la scelta del nucleare. Se avessimo fatto il referendum avremmo rinunciato al nucleare per lungo tempo. Invece io spero che tra uno o due anni si potrà ritornare sulla scelta dopo che si sarà fatta chiarezza sulla tecnologia”.

Grattacieli e soleUltimamente vanno di moda le lettere aperte, quelle sincere, col cuore in mano, con i pensieri migliori e profondi che vengono spinti fuori dalla forza del volerli esprimere. Ci provo anch’io.

Sin da quando ero piccolo ho sempre apprezzato gli insegnamenti, i modi di fare e lo stile di vita dei miei nonni, lavoratori modesti ma di grande dignità, che mi hanno permesso, anche con la collaborazione e la continuazione dei loro sforzi da parte dei miei genitori, di vivere una vita che definisco sempre al di sopra dei miei reali bisogni, anzi di quelli che ritengo i bisogni “normali” di una persona: avere diverse televisioni, pc, macchina, poter studiare senza borse di studio e sostegni vari fuori dalla mia regione. Uno straordinario regalo che nulla ha a che vedere col mio merito personale.

anno zero 21 aprileLo scorso 21 aprile, in occasione della Settimana Santa, è andata in onda una nuova sconclusionata e aberrante puntata di quel format televisivo chiamato Annozero. Un programma “libero e antagonista”, che si spaccia come “voce del popolo”, ma che a me sembra più un avamposto di disinformazione in pieno stile baracconesco e tremendamente “berlusconiano”. Per l’occasione, il succoso argomento trattava la vicenda di Roberto Lassini, ex sindaco democristiano di Turbigo, autore del folle manifesto “Via le BR dalle procure”, affisso per le vie di Milano in occasione delle prossime amministrative nel capoluogo lombardo. Un gesto di un’idiozia rara che ha sollevato molte polemiche, e che ha bruscamente interrotto (o fomentato, chissà) la brillante scalata politica del suo scellerato ideatore.

Robeto Saviano gomorraRoberto Saviano ha iniziato a lavorare come giornalista nel 2002, scrivendo su testate locali, fino ad arrivare alla redazione napoletana de Il Manifesto: ma è stato nel 2006, con il romanzo d’inchiesta Gomorra, che ottiene fama internazionale, tanto che due anni più tardi ne venne tratto un film di grande successo.

Il romanzo, oltre a riscuotere grande impatto a livello mondiale e diventare subito un best-seller, procurò all’autore napoletano minacce di morte da parte della camorra, costringendolo a vivere sotto scorta dal 13 ottobre 2006.

europaCome funziona l’Europa? Questa è una domanda che mi attanaglia da tempo. L’Europa, le dodici stelle a sfondo blu, ormai fa parte del nostro quotidiano. E si sa, il dodici è un numero vincente, non solo al Totocalcio (tredici erano invece gli stati all’introduzione della moneta unica, e il tredici è numero ancor più fortunato). Non c’è occasione in cui non ci venga ricordato che noi facciamo parte di una grande realtà, che bisogna ormai ragionare in ottica comunitaria, che ci sono delle normative da rispettare, che i prezzi devono essere omologati agli standard europei, che la sicurezza sul lavoro deve essere regolata su standard europei, che le università devono avere programmi e strutture tali da inserire i giovani nel mercato del lavoro europeo. E via discorrendo.
Abbiamo (abbiamo? Hanno?) firmato il Trattato di Lisbona, e la macchina va avanti inesorabilmente verso un’unificazione politico-amministrativa ancor più netta di quella già presente oggi. Organismi sovranazionali, politichese austroungarico, solco tracciato senza indicare l’orizzonte.