Inizia con un terremoto. Berlusconi va in tv e finalmente risponde alle domande di Repubblica: si sentiva solo, la madre era appena morta, c’era stato il divorzio, i figli all’estero, e gli amici avevano deciso di tirarlo su con una festa (se avete trovato un doppio senso in questa frase siete solo dei lettori attenti). “Quando vi trovate in una situazione simile – ricorda ai giovani – non drogatevi, ma svagatevi, come ho fatto io.” Berlusconi balza in testa ai sondaggi, e pure Bersani annuncia che voterà per lui, “l’unico in grado di garantire l’alleanza tra i Moderati”.
Quindi tocca a Luciana Littizzetto, che si è rotta il cazzo ormai anche della Rai e di Fazio e, severa annunciatrice di sventure, fende con la sua lingua biforcuta i sette sigilli del cancello del Teatro Ariston, proferendo laconica: “Quest’anno niente Sanremo!” Ed è subito il fuggi fuggi più bieco, con hair-stylist che si arrampicano sul sipario e segretarie di produzione che si frustano con le doppie punte. In men che non si dica, dileguatisi i dipendenti statali, l’Ariston diventa terra di conquista: i lavoratori del Teatro Valle Occupato prendono possesso dell’arena ligure, con tanto di bandiera a mezze maniche, e fondano qui il primo Regno del Valle Occupato. Non fa in tempo il sole a dirsi tramontato, che l’impresa dei nostri si è già mutata in sordido battibecco sui contenuti del programma: rifare Sanremo in edizione più sobria, o rifarlo ancor più pomposo e sfuggente? Alla fine, si tratta della solita privatizzazione all’italiana.




- Salve a tutti, mi chiamo Flavio e non riesco più ad essere italiano -
Attenzione: questo articolo è insensibile, cinico e politicamente scorretto. Se siete di animo sensibile, facilmente impressionabili o semplicemente troppo stupidi per capirlo, chiudete questa pagina, spegnete il computer e nascondetevi sotto il letto, chiudendo gli occhi e coprendovi le orecchie. Infine urlate “lalalalalalala”.
Sotto un caldo sole – simbolo propizio per un “celtico”, come si è definito nell’occasione il Ministro Roberto Castelli – domenica scorsa si è svolto il raduno della Lega Nord a Pontida.
E’ ufficiale: il referendum sul nucleare si farà.


Lo scorso 21 aprile, in occasione della Settimana Santa, è andata in onda una nuova sconclusionata e aberrante puntata di quel format televisivo chiamato Annozero. Un programma “libero e antagonista”, che si spaccia come “voce del popolo”, ma che a me sembra più un avamposto di disinformazione in pieno stile baracconesco e tremendamente “berlusconiano”. Per l’occasione, il succoso argomento trattava la vicenda di Roberto Lassini, ex sindaco democristiano di Turbigo, autore del folle manifesto “Via le BR dalle procure”, affisso per le vie di Milano in occasione delle prossime amministrative nel capoluogo lombardo. Un gesto di un’idiozia rara che ha sollevato molte polemiche, e che ha bruscamente interrotto (o fomentato, chissà) la brillante scalata politica del suo scellerato ideatore.
Roberto Saviano ha iniziato a lavorare come giornalista nel 2002, scrivendo su testate locali, fino ad arrivare alla redazione napoletana de Il Manifesto: ma è stato nel 2006, con il romanzo d’inchiesta Gomorra, che ottiene fama internazionale, tanto che due anni più tardi ne venne tratto un film di grande successo.
Come funziona l’Europa? Questa è una domanda che mi attanaglia da tempo. L’Europa, le dodici stelle a sfondo blu, ormai fa parte del nostro quotidiano. E si sa, il dodici è un numero vincente, non solo al Totocalcio (tredici erano invece gli stati all’introduzione della moneta unica, e il tredici è numero ancor più fortunato). Non c’è occasione in cui non ci venga ricordato che noi facciamo parte di una grande realtà, che bisogna ormai ragionare in ottica comunitaria, che ci sono delle normative da rispettare, che i prezzi devono essere omologati agli standard europei, che la sicurezza sul lavoro deve essere regolata su standard europei, che le università devono avere programmi e strutture tali da inserire i giovani nel mercato del lavoro europeo. E via discorrendo.